Di Bosso Renato

Renato Di Bosso. Milite della Rivoluzione Fascista, 1935 (dettaglio). Tecnica: Scultura in acciaio brunito
Milite della Rivoluzione Fascista, 1935 (dettaglio). Tecnica: Scultura in acciaio brunito

Biografia

Renato Di Bosso (Verona, 1905 – Arbizzano di Valpolicella, 1982) pseudonimo di Renato Righetti, nasce da una famiglia di artigiani e scultori in legno. Sin da bambino, quindi, viene indirizzato allo studio del disegno. Si diploma presso l’Istituto d’Arte Napoleone Nani e poi si iscrive all’Accademia Cignaroli di Verona.

Renato Di Bosso è conosciuto come scultore, incisore e pittore, ma i suoi esordi della metà degli anni Venti sono legati sicuramente alla scultura. Sin da subito, l’artista si rivela abilissimo nella creazione di una materia plastica levigatissima, scavata fino a raggiungere una sintesi formale che molti hanno paragonato alla sensibilità di Adolfo Wildt (1868-1931).

Nel 1930, legge Pittura e scultura futuriste di Umberto Boccioni (1882-1916) e ne rimane profondamente affascinato, tanto che risale proprio allo stesso anno la realizzazione della sua prima scultura futurista in legno, seguita poi, nel corso degli anni Trenta, da opere molto simili, tutte attentamente incentrate sulla sintesi dinamica del movimento nello spazio.

Il 1931 è un anno molto importante per l’artista: scrive la Lettera aperta a F.T. Marinetti per portare alla luce l’annoso problema della cultura chiusa e retrograda dei veronesi, desiderando operare un fresco rinnovamento in senso avanguardistico.

Dopodiché aderisce ufficialmente al Gruppo Futurista Veronese e firma una serie di manifesti come quello Futurista per la scenografia del teatro lirico all’aperto nell’Arena di Verona, il Manifesto Futurista sulla cravatta italiana ed Eroi Macchine Ali contro Nature morte.

Da Righetti a Di Bosso

A partire dagli anni Quaranta, l’artista veronese comincia a dedicarsi a sculture polimateriche, in cui usa soprattutto il cristallo, l’alluminio e lo specchio, senza mai abbandonare l’amato legno. In effetti, proprio questa tendenza porta l’amico Marinetti a conferirgli lo pseudonimo “Di Bosso”, alludendo al legno di bosso usato nelle sue sculture.

Agli anni Quaranta appartengono anche le prime opere pittoriche sempre di matrice futurista. Le prime sono soprattutto ritratti di altri pittori o sintesi di musicisti o di scene della quotidianità, poi, in un secondo momento, compone soprattutto aeropitture.

Ma in effetti, non si distacca mai dalla vocazione scultorea, dato che spesso fornisce le sue tavole di aeropittura di un perno su cui possono ruotare e incarnare ancor di più il senso di movimento aereo libero nello spazio.

Tra pittura, scultura e incisione

Nel 1941, Renato Di Bosso pubblica il Manifesto dell’Aeroxilografia. In effetti, proprio all’inizio degli anni Quaranta si dedica alla xilografia con un processo da lui elaborato che prevede la graffiatura della matrice di legno al fine di produrre poi sul foglio straordinari effetti di movimento sicuramente congeniali al dinamismo materico futurista.

Per quanto riguarda l’attività espositiva, partecipa a diverse edizioni della Biennale di Venezia, a numerose mostre futuriste e alle Quadriennali romane. Dopo aver partecipato alla Seconda guerra mondiale, riprende a dedicarsi alla scultura solamente negli anni Sessanta, con opere levigate e dinamiche o con le già esaminate sculture polimateriche.

Nel 1982, la Galleria Prima di Verona gli dedica una importante personale. Renato Di Bosso muore nello stesso anno ad Arbizzano di Valpolicella, a settantasette anni.

Renato Di Bosso: la scultura futurista

Renato Di Bosso esordisce come scultore nel 1926, presso l’Esposizione Provinciale di Belle Arti di Cuneo, con La nonna, Il nazzareno e Naufraghi, opere che già evidenziano la sua perizia tecnica e una personalissima visione della scultura.

Dopo aver letto il Manifesto di Boccioni, nel 1930, realizza la sua prima scultura futurista, Il violinista. Si tratta di una composizione in legno che riproduce alla perfezione il dinamismo del musicista mentre si muove suonando, cercando quasi di rappresentare le note che si perdono nello spazio.

Altre sculture futuriste di questo periodo sono Paracadutista, Pilota stratosferico, Frate Francesco e Balilla. Il Paracadutista è la prima opera polimaterica dell’autore, composta da lastre di alluminio, specchio e cristallo che si intersecano dinamicamente a simulare il volo. Molto simile alle sculture degli anni Quaranta Penetrazione italiana in Africa e Partenza per l’oltremare.

Per quanto riguarda l’aeropittura, Renato Di Bosso compone le cosiddette tavole rotative, libere di roteare nello spazio, perché fissate ad un perno e dunque trasformate quasi in sculture a tutto tondo. Ne sono esempio Spiralando sull’Arena di Verona e Spiralando sul paese del 1935.

Alla Quadriennale romana dello stesso anno presenta l’Aeropittura: Agello pilota campione e la scultura sintetica e levigata Milite della rivoluzione fascista, complesso plastico. All’Esposizione milanese dei XXXV anni, presenta l’Aeropittura su tavola rotonda, a metà tra una scultura e un dipinto.

Nel 1939, partecipa alla terza Quadriennale di Roma con Aeroscultura di squadroni imperiali e Aeropittura di una festa guerriera sul mare. Alla quarta, espone tre aeropitture, tornando alla scultura soltanto nel dopoguerra. Agli anni Sessanta e Settanta, appartengono diverse opere polimateriche o in alluminio come Venezia, Omaggio a Boccioni e La preghiera.

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