Diotti Giuseppe

Giuseppe Diotti. Giuseppe Diotti. Rebecca (Dettaglio). Tecnica: Olio su tela, 46 x 38 cm
Giuseppe Diotti. Rebecca (Dettaglio). Tecnica: Olio su tela, 46 x 38 cm

Biografia

Giuseppe Diotti (Casalmaggiore, 1779 – 1846) viene indirizzato sin dalla tenera età allo studio del disegno e della pittura. Ben presto, nel suo paese Casalmaggiore, vicino Cremona, inizia il suo apprendistato nella bottega di Paolo Araldi, grazie all’aiuto economico del mecenate della sua città Giovanni Vicenza Ponzone.

In seguito, Giuseppe Diotti frequenta l’Accademia di Parma, dove segue i corsi di Gaetano Callani (1736-1809), per soli due anni, a causa dell’insurrezione di Casalmaggiore contro i francesi e Napoleone.

Con la morte del padre, il giovane pittore si ritrova in ristrettezze economiche. Non disdegna i lavori più umili, sfruttando le sue capacità e le nozioni apprese durante l’accademia e l’apprendistato: copia dipinti antichi, lavora come pittore di insegne, come quadraturista e restauratore.

Nel 1804 viene nominato insegnante di disegno della moglie dell’aristocratico e giureconsulto di Casalmaggiore Paolo Fadigati. È proprio in questa occasione lavorativa che il pittore si ritrova a realizzare la prima decorazione murale, quattro medaglioni a soggetto mitologico.

Sotto il governo napoleonico, il suo protettore Fadigati viene nominato prefetto e inviato a Reggio Emilia. Giuseppe Diotti si sposta con lui poiché gli fa ottenere la prima decorazione ad affresco di una villa nei pressi di Reggio. A questo punto, il linguaggio del pittore è ancora fortemente permeato da stilemi neoclassici.

Il pensionato a Roma

Nel 1805, ottiene, dopo il concorso a Brera, il pensionato quadriennale a Roma, dove si trasferisce nel 1805. A Roma, affidato a Gaspare Landi (1756-1830), studia approfonditamente l’antico e i maestri del Rinascimento, in particolare Raffaello.

Ma risulta fondamentale anche l’esercizio attorno all’opera di Poussin di cui recupera il classicismo attraverso il filtro storicizzato ed energico di Jacques-Louis David (1748-1825) e Vincenzo Camuccini (1771-1844).

Giuseppe Diotti rimane a Roma fino al 1810. Gli ultimi saggi inviati in Accademia per il diploma gli valgono premi e riconoscimenti, non soltanto a Brera, ma anche a Roma.

L’Accademia Carrara di Bergamo

Nel 1811 viene chiamato ad insegnare pittura all’Accademia Carrara di Bergamo di cui sarà anche direttore per trent’anni. Sotto la sua direzione, l’Accademia diverrà una delle più prestigiose dell’Italia del nord, grazie ad una attenta diffusione del classicismo, accompagnata, però, da un’apertura moderna e consapevole verso le nuove tendenze puriste, romantiche ed in seguito veriste.

Tra gli allievi più illustri avrà Francesco Coghetti (1802-1875), Giacomo Trécourt (1812-1882) ed Enrico Scuri (1806-1884). Nel corso degli anni di direzione dell’Accademia, Giuseppe Diotti si dedica comunque alla pittura, approfondendo il suo classicismo chiaro ed equilibrato, attraverso un cromatismo perfettamente calibrato. La sua attività si concentra soprattutto sulla realizzazione di soggetti sacri nelle chiese lombarde, ma anche alla pittura di storia di matrice romantica e al ritratto.

Per quanto riguarda la decorazione, i suoi cicli di affreschi sono soprattutto a tema mitologico e letterario, come si nota dai numerosi interventi nelle dimore di area bergamasca e cremonese.

Intorno agli anni Trenta, ormai troppo maturo per salire sui ponteggi e occuparsi della stesura di affreschi, si ritira in una delle su attività predilette: il collezionismo e lo studio accurato di opere d’arte antica.

Comunque, si dedica alla pittura da cavalletto fino agli ultimi momenti della sua vita. Poco prima della sua morte, infatti, ancora sta lavorando ad un Giuramento di Pontida e ad una Natività. Muore a Casalmaggiore nel 1846, a sessantasette anni.

Giuseppe Diotti: dal Classicismo al Romanticismo

La morte di Socrate, il cui cartone è conservato a Milano, presso l’Accademia di Brera, è il saggio per il secondo anno di pensionato a Roma di Giuseppe Diotti. Già in quest’opera giovanile sono visibili i modelli cui si riferisce: il suo equilibrato classicismo proviene non solo dallo studio dell’antico e di Poussin, ma anche da Camuccini e David.

L’ultimo saggio di pensionato inviato nel 1809 a Milano ha come soggetto l’Adorazione dei pastori, che consacra definitivamente il pittore a livello accademico, tanto da ottenere, solo due anni più tardi, la direzione della neonata Accademia Carrara.

Tra le decorazioni sacre di maggiore interesse, realizzate in area lombarda vi è sicuramente La Madonna con i Santi Stefano e Giovanni Battista eseguita per la Chiesa Abbaziale di Casalmaggiore nel 1814, ma anche il più tardo ciclo di affreschi realizzato tra il 1830 e il 1834 nel Duomo di Cremona e la tela con il San Pietro penitente per la Parrocchiale di Iseo.

Dal punto di vista della tematica letteraria e quindi romantica, Giuseppe Diotti emerge soprattutto per le numerosissime versioni dell’iconografia legata al Conte Ugolino. Inizia nel 1817 con Il Conte Ugolino nella torre di Pisa, andato disperso, per terminare poi con la versione del 1832, per il conte Tosio di Brescia ed esposta a Brera con grandissimo successo.

Il tema mitologico viene invece affrontato nelle decorazioni di dimore lombarde. Ne abbiamo esempio ne La toeletta di Venere in Palazzo Locatelli de’ Lanzi a Bergamo, nell’Eolo che scatena i venti in Casa Manna a Cremona e nella Morte di Antigone, terminata nel 1845, poco prima della morte.

Per quanto riguarda i soggetti storici di matrice romantica, sono da segnalare La corte di Ludovico il Moro eseguita nel 1823 per il conte Mellerio, come pendant di una tela di Pelagio Palagi (1775-1860), Il giuramento di Pontida del 1836.  

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