Discovolo Antonio

Antonio Discovolo. Il Castagno. Tecnica: Olio su tela
Il Castagno (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Antonio Discovolo (Bologna, 1874 – Bonassola, 1956) figlio del pittore di storia Mario Discovolo (1840-1884), viene avviato proprio da lui allo studio della pittura. Ben presto, con la famiglia si trasferisce a Pisa, quindi studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove segue le lezioni di Giovanni Fattori (1825-1908).

In seguito, si sposta a Lucca, dove frequenta l’Istituto di Belle Arti locale ed ha come insegnante Luigi Norfini (1825-1909). Al 1898 risale la sua frequentazione di Torre del Lago, dove conosce Giacomo Puccini e soprattutto stringe amicizia con Plinio Nomellini (1866-1943). È dunque questo il periodo in cui si lega al Club della Bohème e si avvicina alla tecnica divisionista, proprio grazia alla vicinanza a Nomellini.

Il soggiorno a Roma

Subito dopo l’esperienza livornese, Antonio Discovolo, desideroso di completare la sua formazione con un altro viaggio, si sposta a Roma. Qui inizia a frequentare il Circolo Artistico e soprattutto Nino Costa (1826-1903), grazie al quale si avvicina alla poetica simbolista ed entra a far parte del gruppo In Arte Libertas.

Contemporaneamente, a Roma, conosce l’opera di Enrico Lionne (1865-1921), e così, la sua adesione al divisionismo si fa ancora più marcata, pur ormai concedendo ampi brani a tensioni simboliste. A questo punto inizia ad esporre a Roma con In Arte Libertas, iniziando una lunga e fruttuosa stagione espositiva anche alla Biennale di Venezia.

Il rapporto con la Liguria

Nel 1902, Antonio Discovolo si reca insieme a Nino Costa a dipingere nella sua casa a Marina di Pisa, e da lì, insieme ad Amedeo Guglielmo Lori (1869-1913) e a Llewelyn Lloyd (1879-1949) si sposta in Liguria. Dipinge en plein air a La Spezia, a Tellaro, Portovenere e Manarola, dando vita ad una serie di suggestivi paesaggi divisionisti.

L’amore per questa terra è tale che nel 1905 Antonio Discovolo decide di trasferirsi prima a Manarola e poi a Bonassola. Inizialmente continua a dedicarsi al paesaggio divisionista, ispirato dalla natura delle Cinque Terre. Poi, dal 1910 circa, la fase divisionista di Antonio Discovolo subisce un arresto, perché comincia a dedicarsi a scene notturne e mitologiche in cui l’elemento simbolista prende nettamente il sopravvento.

In seguito, invece, il suo linguaggio cambia di nuovo e si rivolge ad un solido impressionismo naturalistico, che caratterizza la sua pittura dagli anni Venti in poi. Presente alle esposizioni fino agli anni Quaranta, muore a Bonassola nel 1956.

Antonio Discovolo, tra Divisionismo e Simbolismo

L’avvicinamento al Divisionismo di Nomellini in Toscana e a quello di Lionne a Roma, porta Antonio Discovolo ad aderire a questa tecnica sin dalla fine dell’Ottocento. Il breve trasferimento a Roma e dunque la partecipazione alle mostre del gruppo In Arte Libertas lo coinvolgono in quel clima simbolista che lo accompagnerà per diversi anni.

Nel 1900 partecipa alla Triennale di Milano proprio con il gruppo di Nino Costa, e nel 1903 prende parte alla sua prima Biennale con Mare – mattino. Già in questo dipinto sono presenti le suggestioni provenienti dalla frequentazione delle coste livornesi e delle Cinque Terre.

Il paesaggio ligure

Alla Biennale del 1905 Antonio Discovolo presenta Riflessi e Sera, alla Mostra di Belle Arti di Milano del 1906 Le cascatelle, La casa dei sospiri e Plenilunio. Come si nota dai titoli, i dipinti sono ormai completamente ispirati ai luoghi delle Cinque Terre, dove il pittore si stabilisce fino alla fine dei suoi giorni.

Uno spiccato simbolismo emerge da queste vedute suggestive ricche di luce, ma anche riprese al chiaro di luna, che conferisce un aspetto misterioso e carico di quel lirismo che il pittore aveva appreso a Roma al fianco di Nino Costa. Marosi e Il medico del paese compaiono alla Biennale del 1907, mentre Mattino e Fuggitivi a quella del 1909.

Tra naturalismo e mitologia

Dagli anni Dieci, Antonio Discovolo comincia a dedicarsi con più attenzione a tematiche mitologiche o allegoriche ambientate in vedute naturalistiche, sempre arricchite da una forte sensibilità simbolista. All’Esposizione di Roma del 1911 invia tre dipinti che rappresentano proprio questo cambiamento, La campana dei naviganti, La casa dei gufi e La voce del centauro.

Un senso di mistero e di magia pervade questi dipinti degli anni Dieci, anche quelli di intenti più naturalistici. Ad esempio, i dipinti Madre, L’anima del silenzio e L’assetato, presentati alla Biennale del 1912, sono dipinti di figura che riflettono sia l’interessamento verso una pittura più impressionista, sia un sostrato ancora simbolico e “misterico”.

Partecipa alla Secessione romana del 1913 con Serenità e L’onda, a quella del 1914 con Notte di Natale e Cinguettio di passeri e a quella del 1916 con Portatori di fieno e Riposo. Dagli anni Venti, Antonio Discovolo comincia a farsi interprete, infine, di una pittura semplice e sincera, dedicata sempre al paesaggio o alla vita quotidiana sulle coste liguri.

Sono esempio di questo linguaggio La pesca, Il castagno e Nell’oliveto, presentati alla Biennale del 1920 e i ritratti presentati alla Fiorentina Primaverile del 1922, Signora Argia Sarti, Ettore Gozzani e Mia madre.

Nello stesso anno è protagonista di un’importante personale presso la Galleria Pesaro di Milano. Settantasette opere descrivono la sua carriera fino a quel momento, tra divisionismo, naturalismo e simbolismo.

Ne sono esempio Scogliera, La malinconica, Armonia, Libecciata, Il giardino delle memorie, Sole d’inverno, La ninfa addormentata e La danza. Un’altra personale alla Pesaro consacra la sua carriera nel 1926, mentre negli anni Trenta partecipa soprattutto alle Sindacali fasciste, presentando opere come Natura morta, Mimosa, L’uliveto, Il guardiano e Bagnanti. L’ultima partecipazione importante risale alla Quadriennale di Roma del 1935, in cui invia Giorno grigio.

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