Pietro Dodero

Pietro Dodero. Natura Morta. Tecnica: Olio su tela
Natura Morta. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Pietro Dodero (Genova, 1881 – 1967) si forma presso l’Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova, dove studia al seguito di Cesare Viazzi (1857-1943) dal 1897 al 1901. In seguito, si sposta all’Accademia di Monaco di Baviera e dal 1904 completa la sua formazione all’Accademia Albertina di Torino, dove ha come insegnante Giacomo Grosso (1860-1938).

La fase iniziale della produzione di Pietro Dodero è sicuramente permeata da istanze simboliste, sia per la vicinanza al maestro Viazzi, sia per il generale clima artistico che vive a Torino negli anni giovanili. Esordisce alla Promotrice di Genova del 1905, con un soggetto verista, per poi continuare ad esporvi regolarmente fino agli anni Quaranta.

In questo primo decennio del Novecento, la sua pittura continua ad orientarsi all’interno delle istanze simboliste, pur rispettando sempre un base verista, che si riscontra in un cromatismo deciso e in un formalismo che risponde anche all’eredità lasciata dal post Impressionismo ed in particolar modo da Cézanne.

Contemporaneamente, entra in contatto con Adolfo De Carolis (1874-1928) che frequenta a Bologna e grazie al quale si avvicina ancora di più alla poetica simbolista, ma anche alla tecnica della xilografia, che inizia a praticare proprio in questo periodo.

Inoltre, proprio insieme a De Carolis inizia a lavorare come frescante, a partire dalla decorazione del Palazzo del Podestà a Bologna, in cui affianca il maestro del Liberty.

Nel 1912, il pittore partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, cui ritornerà ripetutamente nel corso degli anni, soprattutto in seguito alla Prima guerra mondiale. L’anno successivo, viene nominato “Accademico di merito” della Linguistica di Genova.

Il viaggio a Londra e il dopoguerra

Subito dopo il conflitto, cui partecipa come ufficiale d’artiglieria, Pietro Dodero decide di completare la sua formazione a Londra, per aggiornarsi sulle nuove tendenze europee, entrando in contatto con John Singer Sargent (1856-1925). Intanto, la sua attività di pittore si affianca a quella di illustratore che porta avanti con la xilografia e con la collaborazione alla rivista “L’Eroica”.

L’artista continua anche a dedicarsi a numerose decorazioni a fresco, all’interno di palazzi e chiese di area ligure. Negli anni Venti, il suo solido formalismo di origine ottocentesca si accentua ancor di più, peraltro aggiornandosi alle tendenze del ritorno all’ordine di Novecento.

Continua a partecipare alle esposizioni fino agli anni Quaranta, dedicandosi a composizioni che hanno come soggetto la vita quotidiana e familiare, narrata con attenzione al luminismo e all’aspetto volumetrico delle figure, in accordo con la riscoperta della tradizione del Seicento italiano.

Pietro Dodero: la prima produzione, tra Impressionismo e Simbolismo

Pietro Dodero si identifica inizialmente con una pittura impressionista che utilizza soprattutto nei dipinti di figura, nei paesaggi e nelle marine della luminosa riviera ligure. È stato spesso affiancato alla figura di un altro artista ligure, Rubaldo Merello (1872-1922), non per l’adesione al Divisionismo, ma per la scelta di soggetti simili, tutti ispirati dalle atmosfere e dai riflessi brillanti della terra da cui provengono.

Pietro Dodero è in realtà lontano da ogni corrente. È un artista indipendente che lavora con una sua regola, sin dai primi anni del Novecento. Un delicato simbolismo pervade le opere iniziali, come Contadino sardo presentato alla Promotrice genovese del 1905. Nel 1907 vi ritorna con Ritratto, Antro silente e Nuda.

I temi sono quindi variegati e torneranno anche in età più matura, spaziando dalla figura al paesaggio alla natura morta. Galera genovese e Fontana compaiono alla Promotrice di Genova del 1910, mentre nel 1912 prende parte per la prima volta alla Biennale di Venezia con L’eterno cammino, tema simbolista trattato con la consueta attenzione di Pietro Dodero al ritmo cadenzato e alla semplicità formale.

Filtro d’amore viene esposto alla Biennale del 1914 e una serie di Ritratti alla Promotrice di Genova del 1915, prima che il pittore parta per la guerra. Nel frattempo si occupa dell’attività di illustratore e di decoratore al fianco di De Carolis, affrescando, ad esempio, la chiesa dei Cappuccini a La Spezia.

Gli anni Venti, il ritorno all’ordine

Negli anni Venti, le figure di Pietro Dodero si fanno ancora più solide nello spazio, seguendo le istanze novecentiste di ritorno all’ordine. Lo studio del chiaroscuro e del colore rimanda ai maestri del Seicento, anche nelle diverse decorazioni sacre cui si dedica nel corso degli anni Trenta.

Mio figlio e Signorina N.C. compaiono alla Biennale di Venezia del 1920, Terrazzo sul mare a quella del 1924, Il tavolo rosso a quella del 1928. La cuoca, Le sorelle e Testa di pescatore, tre dei dipinti più importanti di Pietro Dodero, vengono esposti alla Mostra Regionale d’Arte Ligure del 1929, mentre Sinfonia grigia e Portofino risalgono alla Mostra degli Amatori e Cultori di Roma del 1930.

Tra le ultime mostre cui partecipa il pittore ligure, compare la Quadriennale di Roma del 1943, in cui presenta il dipinto di figura Rita, caratterizzato, come altre opere, da intense notazioni psicologiche e da una sensibilità cromatica di grande effetto.

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