Domenico Guerello

Domenico Guerello. Portofino degli Ulivi, 1928. Tecnica: Olio su tela
Portofino degli Ulivi, 1928. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Domenico Guerello (Portofino, 1891 -1933) dopo aver frequentato il ginnasio a Chiavari, continua con il Liceo Classico Andrea Doria di Genova. Dopodiché, si iscrive alla Scuola Superiore Navale di Genova. Ma la abbandona nel 1912, quando, dimostrate da tempo eccellenti doti artistiche, decide di frequentare l’Accademia Linguistica di Belle Arti.

Gli stimolanti anni dell’Accademia Linguistica

Dal 1918 a 1922, anno del suo diploma in Accademia, segue il corso di nudo di Tullio Salvatore Quinzio (1858-1918), interessandosi però non soltanto alla figura, ma anche al paesaggio. Gli anni dell’Accademia sono molto stimolanti per Domenico Guerello: vi conosce Alberto Helios Gagliardo (1893-1987), con cui condivide la particolare attenzione alla luce e a soluzioni cromatiche nuove.

È proprio Gagliardo che infatti introduce Domenico Guerello alla tecnica divisionista e ad una pittura che unisce vero e filosofia, in un linguaggio tutto particolare. A questi stessi anni di formazione, risale anche la conoscenza del critico e pittore Paolo De Gaufridy (1881-1951), fortemente legato al Divisionismo di Gaetano Previati (1852-1920).

La Genova divisionista

Dunque ormai il pittore ligure è pienamente addentrato nel Divisionismo, condividendo anche le soluzioni cromatiche di Rubaldo Merello (1872-1922), pittore a sua volta molto legato al divisionista di prima generazione Plinio Nomellini (1866-1943).

La pittura di Domenico Guerello è fatta, per ora, di piccole virgole allungate che si uniscono costruendo paesaggi e figure dal forte valore concettuale. Il luminismo del pittore ligure stabilisce congiunzioni disegnative e cromatiche di grande e suggestivo impatto. Tutto si basa sulla lettura de I principi scientifici del Divisionismo di Previati, che approfondisce recandosi più volte alla mostra del pittore nel Teatro Carlo Felice, nel 1915.

L’anno successivo esordisce alla Promotrice di Genova, ma poi per diversi anni deciderà di non prendere parte con troppa regolarità alle mostre liguri. È un pittore che conduce una vita appartata e soprattutto una profonda ricerca, lontano dalla mondanità. Guerello parteciperà comunque a diverse edizioni della Biennale di Venezia, esprimendosi al meglio nel decennio 1916-1926.

Una vita appartata: gli ultimi anni

Intorno al 1920, Domenico Guerello decide di ritirarsi completamente dalla vita pubblica. Espone comunque, ma si rifugia nella sua casa sul monte di Portofino, perfetto per i suoi isolati studi. Intorno alla metà degli anni Venti, abbandona definitivamente la ricerca divisionista per aderire al ritorno all’ordine, molto vicino alle atmosfere di Felice Casorati (1883-1963).

Una sorta di luce metafisica, quasi corrispondente alle ricerche rinascimentali di Piero Della Francesca sembra pervadere i suoi ultimi dipinti, realizzati all’inizio degli anni Trenta. Attivo fino alla fine, muore a Portofino nel 1933, a soli quarantadue anni.

Domenico Guerello: un Divisionismo luminoso e “rarefatto”

Domenico Guerello esordisce alla Promotrice Genovese del 1916 con due Studi di figura, uno Studio d’interno e un’Annunciazione. Queste opere, non ancora precisamente divisioniste, già denunciano una ricerca luministica raffinata e pensata, che nasconde un concettualismo di base.

Per circa quattro anni, Guerello decide di non partecipare alla Promotrice genovese, per ritirarsi in uno studio meticoloso della tecnica divisionista. I suoi dipinti risultano pervasi dall’unione tra tecnica e poesia, proprio come avviene per Rubaldo Merello e, ancor prima, per Plinio Nomellini.

La sua, è una pittura che integra la rarefazione degli ambienti e delle immagini ad uno studio attentissimo del colore e della luce, realizzando atmosfere pulite e surreali, ricche di riferimenti ad un simbolismo nascosto nella natura delle cose.

Domenico Guerello riprende ad esporre alla Promotrice del 1920, in cui presenta PiniMattino, Sul tramonto e Notturno. A quella del 1921, espone invece Sera d’invernoGiovinezza e Dalie. L’anno successivo, partecipa alla Biennale di Venezia inviando l’opera di memoria ancora divisionista Lavoro quieto.

Gli anni Venti: il ritorno all’ordine

Una malinconia velata, una sorta di sensazione metafisica di silenzio e riflessione pervadono le opere della metà degli anni Venti. Come accennato, Domenico Guerello si ritira nell’isolamento di Portofino, dove piano piano lascia la ricerca divisionista in favore di uno studio più legato alla contemporaneità.

Si interessa ad atmosfere silenziose ed enigmatiche, avvicinandosi a Felice Casorati, ma anche alla metafisica. Il paesaggio è quello del Quattrocento italiano, terso, simmetrico, chiaro. Calma argentea, presentato alla Promotrice del 1923, è un dipinto che presenta uno sfondo divisionista, ma la figura in primo piano è già casoratiana.

Alla Promotrice del 1925 compare Novembre secco, alla Biennale del 1926 Rosita, una figura solitaria ed enigmatica, ormai votata alla nuova estetica del ritorno all’ordine. In ogni caso, questo, viene trattato sempre in modo personalissimo da Domenico Guerello, senza cedere a retorica o alla celebrazione novecentista.

Nel 1932, una anno prima della sua morte, presso la mostra del Sindacato Fascista di Genova, Guerello è protagonista di una personale in cui espone diciannove opere. Tra di esse compaiono Kaki, Alba d’inverno, Pino secco, Meriggio calmoCipressoRocce della penisolaMeriggio calmoSardine, CrepuscoloVilla di PortofinoSera d’estate, Il porto tra gli ulivi e Lungo la costa.

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