Achille d’Orsi

Achille D’Orsi. I Parassiti. Scultura in bronzo
I Parassiti. Scultura in bronzo

Biografia

Achille d’Orsi (Napoli, 1845 – 1929) si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, sotto la direzione dello scultore Tito Angelini (1806-1878). Sin da subito, si dimostra molto reattivo alle nuove tendenze veriste introdotte in ambiente napoletano da Stanislao Lista (1824-1908), anche se i primi soggetti risultano ancora legati a tematiche patriottiche o storiche, come si nota dall’opera d’esordio esposta alla Promotrice napoletana del 1863.

Ciononostante, l’approccio verista caratterizza sin da subito la produzione di Achille D’Orsi, che, nella prima fase, trova soprattutto ispirazione nella quotidianità partenopea, osservata nei vicoli e riprodotta in piccoli studi in terracotta, espressivi e ricchi di vitalità.

Il successo di critica

Nel 1872, insieme a Vincenzo Gemito (1852-1929) vince il pensionato a Roma, dove si perfeziona pur rimanendo sostanzialmente legato all’ambiente artistico napoletano. In effetti, continua ad esporre alle Promotrici, fino al grande successo ottenuto all’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877, dove attira il giudizio della critica, realmente impressionata dalla cruda verità che Achille D’Orsi infonde ai soggetti rappresentati.

Insieme a Gemito, infatti, si ispira quasi esclusivamente alla realtà, pur tenendo presente il modello antico, come dimostra anche dalla scelta di certi soggetti che richiamano l’età ellenistica e la sua proverbiale decadenza.

Dal punto di vista stilistico, oltre che un cocente verismo, lo scultore napoletano mette in atto un modellato vibrante e frastagliato, che si allontana ormai definitivamente dalla gestione levigata e pura del bronzo di eredità romantica.

Grande ingegno, acutezza dell’osservare, intelligenza nel comporre, attenzione verso la più dura realtà del lavoro e della società del tempo sono i tratti cruciali della produzione dell’artista, che gli fanno guadagnare anche il favore del Re.

L’intensa attività espositiva e l’insegnamento

Regolarmente presente alle Promotrici napoletane, torinesi e genovesi e a tutte le esposizioni Nazionali, Achille D’Orsi raggiunge il culmine della popolarità con i temi dedicati alla questione sociale, di cui si occupa a partire dagli anni Ottanta e che tratta con un velato pietismo e partecipazione emotiva.

Ciononostante, sempre molto frequenti sono i piccoli soggetti di genere tratti dalla quotidianità partenopea, come marinai, scugnizzi, carrettieri e ambulanti. Professore onorario all’Accademia di Belle Arti di Napoli dal 1878, nel 1902 ottiene la cattedra di scultura e la direzione dell’Istituto fino al 1915.

Un realismo esuberante e dinamico caratterizza l’opera dello scultore fino agli anni Dieci e Venti del Novecento. Poi, ormai anziano, la sua produzione tarda comincia a diventare leggermente ripetitiva e indirizzata solamente alla tematica di genere.

Negli ultimi anni, nonostante il grandioso successo giovanile, vive in difficili condizioni economiche, tanto da morire in povertà nel 1929, ad ottantaquattro anni, nella sua Napoli.

Achille D’Orsi: la scultura verista a Napoli

Come accennato, l’esordio di Achille D’Orsi avviene alla Promotrice napoletana del 1863, dove espone il tema risorgimentale Un garibaldino ferito. Già dall’anno successivo, però, presenta un soggetto tratto dalla quotidianità, un Pescatore che evidenzia tutta la componente verista cui attinge lo scultore sin da giovane.

Nei primi anni Settanta, presenta a Napoli alcune opere di genere come La calunnia è un venticello e il Cabalista, ma il vero e proprio successo giunge alla Nazionale di Napoli del 1877, dove espone ben otto opere, forse le più significative della sua produzione: Un venditore, Progetto di monumento a Salvator Rosa, Ritratto del professor Tommasi, Il chierico, Sulla fossa, Romano antico e I parassiti.

Quest’ultima opera è stata soprattutto oggetto dell’attenzione della critica, per la profonda trattazione verista e per la scabrosità e la durezza del tema della decadenza, presentato con pura semplicità e con una lavorazione precisa e dettagliata del bronzo.

Altra opera fondamentale della carriera di Achille D’Orsi è Proximus tuus, presentata all’Esposizione Nazionale di Torino del 1880 e dedicata ad un povero mendicante seduto in strada, che colpisce la critica per il realismo crudo e per una certa accezione di tendenza socialista, poi in realtà smentita dall’artista stesso, più indirizzato, invece, ad un significato cristiano e pietista, come si nota anche dal titolo.

L’opera viene presentata insieme al più leggero e aggraziato ragazzino protagonista di A Posillipo, lo scugnizzo accovacciato su uno scoglio, intento a controllare il contenuto della rete gettata in acqua. Con Ritratto e Busto di donna, invece, prende parte all’Esposizione nazionale di Roma del 1883.

Tra le opere degli anni Novanta vi sono diversi ritratti, Mario Pagano e la sensuale figura femminile di Pathos, mentre ai primi anni del Novecento appartengono il Bozzetto per una fontana monumentale di Masaniello e diverse opere presentate alle Biennali di Venezia.

Vi espone per la prima volta nel 1909 il soggetto storico Nel concilio di Trento, per poi tornarvi nel 1914 con Romano della decadenza e negli anni Venti con la sua produzione tarda, ma comunque ancora suggestiva, come dimostrano il solenne Omero sognato nel 1915 e Nell’antico Egitto. Partecipa alla sua ultima Biennale nel 1928, con il soggetto mitologico Eolo, un anno prima della sua morte.

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