Giovanni Duprè

Giovanni Duprè. Giotto. Scultura in marmo (dettaglio)
Giotto. Scultura in marmo (dettaglio)

Biografia

Giovanni Duprè (Siena, 1817 – Firenze, 1882) nasce da un umile intagliatore di legno. Le ristrettezze economiche della famiglia spingono suo padre a lavorare tra Siena, Pistoia, Prato e Firenze, per poi trasferirsi definitivamente in quest’ultima città, dove viene finalmente preso nella bottega dell’intagliatore fiorentino Paolo Sani.

Qui, sin da bambino, Giovanni Duprè lavora come aiutante. Intorno alla metà degli anni Venti, il giovane scultore inizia a studiare da autodidatta, aumentando gradualmente la sua abilità e la sua perizia tecnica, che gli valgono commissioni sempre più impegnative.

Dopo aver sostituito il padre nella bottega Sani, l’artista senese comincia a lavorare anche il marmo, nonostante le prime opere presentate alle mostre dell’Accademia di Firenze siano ancora in legno.

Purtroppo, sono andate perdute, ma è certo che i suoi primi crocifissi e i piccoli oggetti intagliati vengono notati dai grandi maestri del Purismo toscano Lorenzo Bartolini (1777-1850) e Pietro Benvenuti (1769-1844).

Tra successi e critiche

Incoraggiato dall’amico scultore Luigi Magi (1804-1871), decide di coltivare la strada della scultura in gesso ed in marmo. All’inizio degli anni Quaranta, Giovanni Duprè presenta in Accademia il suo primo gesso che determina una serie di impressioni negative da parte della giuria, per l’eccessivo e crude naturalismo della figura.

A questo punto, lo scultore viene incolpato di aver realizzato un calco dal vero, accusa da cui si dovrà difendere dimostrando pubblicamente il contrario. Tutto questo avveniva in concomitanza con le nuove istanze veriste che venivano propugnate in Accademia di Bartolini, che invitava i suoi allievi a scolpire dal vero anche gli aspetti più brutali della realtà.

Il dibattito dunque infuocava i maestri, i critici e i collezionisti, ma nel frattempo, Giovanni Duprè suscita interesse agli occhi dei grandi committenti, tra cui lo zar Nicola di Russia, che gli procura diversi incarichi, e lo stesso Granduca di Toscana Leopoldo II.

Il soggiorno romano e il viaggio a Londra e Parigi

Il suo sfrenato naturalismo subisce una piccola mediazione quando lo scultore compie un soggiorno a Roma nella metà degli anni Quaranta. Qui conosce Tommaso Minardi (1787-1871), Pietro Tenerani (1789-1869) e tutta la schiera dei Nazareni e dei Puristi romani che attenuano la sua sfrenata adesione al vero. Questo anche grazie alle frequenti critiche che riceve e all’acquisizione di riferimenti all’antico e al Rinascimento.

Ciononostante, questo periodo dura ben poco, dato che lo scultore ritorna al consueto naturalismo già alla fine degli anni Quaranta. Questa fase, che dura circa dieci anni, è caratterizzata da un’attentissima modulazione delle superfici dei corpi, trattati con verità e introspezione emotiva.

Cambiamenti e ripensamenti e un periodo di crisi profonda caratterizza i primi anni Cinquanta, in cui sembra ritornare al linguaggio del maestro Bartolini. Dopo un periodo di riposo a Napoli, che gli permette di riprendersi dalle incertezze, Giovanni Duprè si reca a Londra nel 1857.

Poi sosta a Parigi, dove scopre le tendenze neopompeiane ed estetizzanti, che in qualche modo si accordano all’esperienza appena vissuta a Napoli, in contatto con le manifestazioni artistiche dell’antichità e di un passato affascinante e pagano.

Gli ultimi anni a Firenze

Tornato a Firenze, lo scultore si dedica ad una serie opere che riflettono le novità apprese a contatto con la cultura europea, introducendo una sensuale evocazione dell’antico ed un afflato armonioso e di memoria ellenistica, allontanandosi da quello spietato verismo che lo aveva caratterizzato fino a poco tempo prima.

Gli anni Sessanta e Settanta sono invece caratterizzati da una nuova attenzione per i soggetti religiosi, in opere che presentano ancora una volta l’incredibile capacità di Giovanni Duprè di spaziare e di trarre ispirazione da epoche e stili diversi, con grande facilità esecutiva.

Tra le ultime opere, vi sono monumenti celebrativi e funebri, ma soprattutto una sorta di autobiografia del 1879, dal titolo Pensieri sull’arte e ricordi autobiografici, ultima impresa dell’artista. Muore a Firenze nel 1882, a sessantacinque anni.

Giovanni Dupré: la scultura tra Purismo e Verismo

Dopo le prime opere in legno, lo scultore senese Giovanni Duprè passa al gesso e poi in marmo: è del 1840 una delle prime opere conosciute dell’artista, il bassorilievo con Il Giudizio di Paride. Al 1842, invece, risale il marmo Abele morente, opera che gli procura critiche asprissime e l’accusa di aver eseguito un calco dal vero del suo modello.

Ma sorprendentemente, la figlia dello zar di Russia Nicola, lo incarica di realizzare il pendant dell’Abele, il Caino, oggi esposti insieme all’Ermitage di San Pietroburgo. Dunque, nonostante lo scalpore suscitato dall’opera, il successo di Duprè è immediato, soprattutto presso il Granduca Leopoldo II che chiede di destinare a Firenze le versioni in bronzo della coppia, oggi conservate a Palazzo Pitti.

Il granduca gli commissiona anche il Giotto da collocare in una delle nicchie esterne degli Uffizi, dotato di un austero e profondo realismo. Con il soggiorno romano, per un certo tempo, il verismo dello scultore si addolcisce, come si nota nel Dante Beatrice del 1843 e nel Sonno dell’innocenza.

Ma sarà un breve periodo, dato che già con la Il pescatore del 1849 sembra tornare al suo solito linguaggio.
Dopo gli illuminanti soggiorni a Napoli, Londra e Parigi, lo stile dello scultore si adegua a quell’estetismo delicato e sensuale che lo allontana definitivamente da qualsiasi idealizzazione purista.

Appartengono a questa fase Baccante stancaAmore in agguatoBacchino festante Saffo, dalla forte componente neo greca, imperante in quel momento tra Londra e Parigi. All’Esposizione Nazionale di Firenze del 1861 espone Bacco allegro, Saffo, Madonna addolorata, Bacco crittogamo, in cui elementi ellenistici si uniscono sapientemente al suo solito e rigoroso verismo.

Così come avviene in opere dell’ultimo periodo come il Monumento a Girolamo Savonarola del 1873, per San Marco a Firenze, o il San Francesco per Assisi del 1880.

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