Egisto Ferroni

Egisto Ferroni - La Collana - Tecnica: Olio su Tela, 82 x 117 cm.. Firma in basso a destra
La Collana. Tecnica: Olio su Tela. Firma in basso a destra

Biografia

Egisto Ferroni (Lastra a Signa, 1835-1912) si trasferisce in giovane età, per volere del padre scalpellino, prima ad Empoli e poi a Firenze. Vuole infatti che il figlio impari il suo mestiere. Si dedica in realtà alla pittura, aderendo ad un verismo di matrice rurale, ma non entrerà mai a far parte del gruppo dei Macchiaioli.

Insieme a Fattori, nel 1878 si reca a Parigi per l’Esposizione Universale. Nel 1891 gli muore il figlio e si allontana dalla pittura e dalle esposizioni. Ritorna alla pittura nel 1897 partecipando alla Biennale di Venezia lavorando allo stesso tempo nella fabbrica di ceramiche Bellariva del figlio. Muore a Firenze nel 1912.

Formazione

Il padre di Egisto, scalpellino, lo fa entrare in giovane età in uno studio di un artigiano di Empoli. In questo modo è convinto di introdurlo al mestiere di ornatista. Il ragazzo però, nel 1851 si trasferisce a Firenze, dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti, per rimanervi fino al 1857.

I primi dipinti di storia

All’Accademia fiorentina Egisto Ferroni apprende il disegno che poi mette in pratica frequentando, sempre a Firenze, gli studi di Enrico Pollastrini (1817-1876) e Stefano Ussi (1822-1901).

Soprattutto quest’ultimo lo influenza nella scelta dei temi delle prime opere e nella predilezione di scene di storia antica che alludono alla situazione presente, modalità tipica del romanticismo.

Nel 1862 realizza L’incontro di Carlo VIII con gli ambasciatori fiorentini a Ponte a Signa oggi ancora conservato nel Palazzo del municipio del paese. L’opera si presenta con un impianto disegnativo e cromatico ancora classico e canonico. Lo stesso vale per le scene di genere di matrice settecentesca realizzate per la Galleria Pisani a Firenze, come Saltimbanco, del 1866.

Le opere veriste

Dagli anni Sessanta comincia ad allontanarsi dalla pittura di storia e di genere per avvicinarsi alle composizioni paesaggistiche. Probabilmente è influenzato dal naturalismo francese e dal verismo italiano. Nonostante ciò non entra a far parte della cerchia del Caffè Michelangelo, ma ne resta fuori, dedicandosi a paesaggi campestri come Le trecciaiole del 1868.

In quest’opera diverse donne, giovani e anziane, sono ritratte con accentuato realismo. Sono colte in pose decisamente naturali e nella loro attività quotidiana, mentre intrecciano con maestria fibre naturali.
L’inquadratura ravvicinata e il verismo della scena hanno fatto sì che il dipinto ottenesse le lodi di Adriano Cecioni (1836-1886) e Telemaco Signorini (1835-1901).

Degli stessi anni è Idillio nei campi. Nel dipinto una contadina seduta su una fascina di canne ci rivolge le spalle mostrando un variopinto turbante da lavoro.
Con una mano, resa realisticamente nella sua dimensione di lavoratrice, tocca le piante di fronte a lei, con l’altra, in un atto di timidezza e vergogna, senza guardarlo, stringe quella di un contadino inginocchiato vicino a lei, forse intento a corteggiarla.

La tenerezza della scena è accompagnata dalla forza volumetrica delle figure che sembrano quasi scolpite a tutto tondo. Nel 1878 Ferroni va a Parigi per l’Esposizione Universale, insieme ad alcuni rappresentati del verismo macchiaiolo come Fattori.

Le tele agresti di Egisto Ferroni

All’Esposizione nazionale di Torino del 1879 Egisto Ferroni partecipa con Alla fontana che espone poi alla Promotrice di Firenze ricevendo le lodi di Martelli e Cecioni.
Il dipinto, oggi conservato a Palazzo Pitti, raffigura diverse donne e uomini che forse in una pausa dal lavoro dei campi si riuniscono e fanno la fila per prendere l’acqua alla fonte, per rifocillarsi e per trovare un momento di svago.

Quello che colpisce è lo sguardo “fotografico” e il taglio frammentario e arbitrario che l’autore dà alla scena: le ruote del carro in primo piano ad esempio escono fuori dall’inquadratura, in un volontario intento realistico.

L’idillio campestre

Alla fine degli anni Settanta Egisto Ferroni è ormai pienamente addentrato nell’indirizzo verista e compone alcune opere dal taglio originale e dalla resa plastica sempre accentuata. In Ai campi del 1881 diverse contadine sono dirette al lavoro, camminando con fierezza e con allegria tra le spighe e con gli attrezzi in spalla, in una dimensione in parte utopica che conduce all’idea di idillio campestre, tipico della pittura di Ferroni.

Nella prima metà degli anni Ottanta Egisto Ferroni realizza diverse opere che raffigurano lavori legati alla vita dei campi per il conte di Frassineto: Verso l’ovile, La barca, Il carro, La caccia, La pesca.

Il boscaiolo di Palazzo Pitti del 1883 è un’opera in cui un anziano taglialegna si sta riposando su un masso all’interno del bosco, con l’ascia e la bisaccia al suo fianco.
È in una posizione raccolta, abbraccia le gambe come un bambino in una scena denotata da una grande calma e da una dimensione intima dal sapore silvestre.

Purtroppo nel 1891 gli muore il figlio, il che lo fa cadere in una profonda crisi distogliendolo dal lavoro e facendolo allontanare dalle esposizioni. Partecipa finalmente nel 1897 alla Biennale di Venezia con Amori santi, e nel frattempo lavora nella fabbrica di ceramiche Bellariva del figlio.

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