Emilio Greco

Emilio Greco. Il Bove. Scultura in gesso
Il Bove. Scultura in gesso

Biografia

Emilio Greco (Catania, 1913 – Roma, 1995) dimostra sin da bambino spiccate doti artistiche. Dopo la precoce morte del padre, inizia a lavorare in una bottega di sculture funerarie, dove può mettere in pratica la sua attitudine.

A vent’anni, nel 1933, esordisce in una mostra del Circolo Artistico di Catania con alcuni disegni e, nello stesso anno, compie il suo primo soggiorno romano. Nel corso degli anni Trenta, intervalla la frequentazione dell’Accademia di Belle Arti di Palermo al servizio militare: viene richiamato diverse volte alle armi, prima nel 1936, in occasione della guerra d’Etiopia, e poi nel 1939, in Albania.

Il trasferimento a Roma

Al 1941 risale la sua partecipazione alla Sindacale di Palermo con le prime sculture che nascondono un sapore arcaizzante, ma anche una cocente adesione al reale, nelle sue sfaccettature più espressive. L’anno successivo, Emilio Greco decide di stabilirsi definitivamente a Roma, dove inizia a lavorare come disegnatore nello spolettificio dell’esercito italiano.

Sono degli anni Quaranta e Cinquanta le sculture più rappresentative dell’artista catanese, che nei bassorilievi e nei ritratti, sembra ricalcare il gusto della plastica romana di età repubblicana, con la sua schiettezza e la lavorazione per piani paralleli semplici e scarni del bronzo o della terracotta, suoi materiali prediletti.

Nel 1943, prende parte alla Quadriennale romana, con le ultime opere esposte prima della liberazione. Negli anni della guerra e del primissimo dopoguerra, lo scultore lavora soprattutto come ritrattista di soldati americani, per mantenersi.

Il secondo dopoguerra

Subito dopo la fine della guerra, Emilio Greco espone un gruppo di sculture nella Galleria Il Cortile in via dei Prefetti, insieme ad altri artisti come Mario Mafai (1902-1965), Renato Guttuso (1911-1987) e Pietro Consagra (1920-2005).

I suoi ritratti dalle molte scabrosità e dal riferimento costante ad una realtà sia esteriore che introspettiva, narrata con grande delicatezza e sapienza, cominciano ad essere apprezzati dalla critica, che lo assimila all’espressionismo della Scuola Romana.

In effetti, l’artista è molto vicino anche a Leoncillo (1915-1968) e a Marino Mazzacurati (1907-1969) con cui prende uno studio in Villa Massimo. Di chiaro indirizzo politico comunista, si iscrive al Fronte della Gioventù, con cui compie un viaggio a Parigi nel 1947.

Nel frattempo, a Roma, si mantiene disegnando e progettando le stoffe per un negozio in via Frattina, ma la vera svolta giunge con la mostra alla Galleria del Secolo del 1948 e con la Mostra Nazionale d’Arte Ispirata allo Sport, dell’anno successivo, presso la Galleria Nazionale di Roma.

A questo punto, e nel corso degli anni Cinquanta, le sculture di Emilio Greco si fanno ancora più espressioniste, con la riduzione o l’ingrandimento di alcune parti del copro delle sue figure femminili e maschili, in una voluta sproporzione di carattere personale, visionario e primitivista.

Dalla fine degli anni Quaranta si susseguono gli inviti ad importanti rassegne italiane ed internazionali, fino alla prima partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1950. Acclamato a livello internazionale, nel 1951, tiene la sua prima personale a Londra, presso la galleria Roland Browse & Del Banco.

Notato dal direttore della Tate Gallery, vende una sua grade scultura al museo londinese, consacrando definitivamente il suo successo di critica e di pubblico. Tra il 1952 e il 1955 insegna scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, per poi passare immediatamente a quella di Napoli, dove rimane fino al 1967.

Tra personali e collettive in Italia e all’estero, Emilio Greco raggiunge il massimo del successo negli anni Sessanta, quando riceve l’incarico dell’esecuzione delle porte del Duomo di Orvieto, montate nel 1970, anno in cui gli viene dedicata una grande antologica a Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Proprio ad Orvieto, accanto al Duomo, in Palazzo Soliano, nasce il Museo Emilio Greco nel 1991. Muore a Roma nel 1995, ad ottantadue anni.

Emilio Greco: un’estetica arcaizzante e la riscoperta della ritrattistica romana

Gli esordi di Emilio Greco risalgono alla fine degli anni Trenta, quando alla Sindacale di Palermo del 1939 espone un Ritratto di Michi, seguito poi dall’Omino e dal Ritratto presentati alla Quadriennale romana del 1943.

Sono gli anni in cui, con i media della terracotta o del bronzo riscopre la severitas della ritrattistica repubblicana e proto imperiale, dove ogni schiettezza epidermica e fisiognomica risale sulla superficie senza mediazioni di sorta.

Tra espansioni tondeggianti e più spigolose, lo scultore catanese predilige il ritratto almeno fino alla fine degli anni Quaranta, ma dopo aver preso lo studio in Villa Massimo, giunge ad una formulazione dei corpi femminili e maschili di grande profondità.

Nelle figure di Emilio Greco vi è una rielaborazione del corpo classico, attraverso la ruvidità e l’espressionismo della scultura arcaica etrusca ed in generale primitiva. I due simboli di questa poetica sono La pattinatrice ed Il lottatore, presentati alla Galleria del Secolo nel 1948.

Un universo visionario ed espressivo

Le torsioni visionarie ed eleganti dei corpi, così come i rigonfiamenti e i rimpicciolimenti di membra rimandando ad un universo personale e favolistico, in cui la perfezione accademica viene allontanata in favore di una sensibilità a tratti essenziale, a tratti manierista.

Sempre alla fine degli anni Quaranta, risale Il bove, un monolite in gesso da cui emerge la forma arcaica e primordiale dell’animale a riposo. Nel 1949 invia Testa d’uomo e Il Cantante alla prestigiosa mostra Twentieth – Century Italian Art al Museum of Modern Art di New York. L’anno successivo è alla Biennale di Venezia, con una Figura in terracotta.

Sportivi, sibille e soprattutto figure e ritratti femminili risalgono agli anni Cinquanta: alla Quadriennale romana del 1951 espone Figura dormiente, Testa virile, Sibilla, Nudo, Testa muliebre, Danzatrice, Ritratto muliebre, Figura seduta.

La linea a tratti netta, a tratti sinuosa dei corpi e dei visi femminili mossi da energica vitalità sono la cifra caratteristica di Emilio Greco, come si nota da altre opere come Bagnante, Fiorella, Partenope, Figura accovacciata e Testa della fata di Pinocchio, opera legata alla statua di Pinocchio, eseguita nel 1953, per il Parco di Collodi a Pistoia.

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