Erba Carlo

Carlo Erba. Carica di Cavalleria (moto in avanti), 1912-13. Tecnica: Olio su tela
Carica di Cavalleria (moto in avanti), 1912-13. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Carlo Erba (Milano, 1884 – Ortigara, 1917) nasce dal direttore della ditta farmaceutica Carlo Erba ed è nipote del fondatore della stessa. Compie gli studi in un collegio della Brianza, anni in cui sviluppa una sensibile propensione verso il disegno e la pittura.

Inizialmente, però, è costretto a seguire il volere del padre, che lo indirizza agli studi di chimica presso l’Università di Genova, per continuare la tradizione familiare nel campo della farmaceutica. Il giovane Carlo Erba, intenzionato a non seguire le orme paterne, nel 1905 lascia Genova per trasferirsi a Pavia, dove frequenta la facoltà di giurisprudenza.

Anche questa strada, però, non sembra calzare perfettamente con i desideri del ragazzo, che nel 1906 abbandona definitivamente gli studi. Questo evento, oltre che aumentare i dissapori con la famiglia, lo fa rientrare a Milano, dove non solo inizia a frequentare gli ambienti anarchici, ma segue anche le lezioni alla Scuola Libera del Nudo a Brera, con il maestro Cesare Tallone (1853-1919).

L’avanguardia a Milano

A questo punto, Carlo Erba si avvicina al nucleo dell’avanguardia milanese: si lega a Carlo Carrà (1881-1966), ad Aroldo Bonzagni (1887-1918) e a Romolo Romani (1884-1916). Risale al 1909 l’esordio pittorico del giovane artista, presso la Famiglia Artistica milanese.

Ormai pienamente al di fuori delle dinamiche familiari, è costretto a guadagnarsi da vivere con la pittura, quindi, accanto ai primi paesaggi di questi anni, si dedica a numerose decorazioni murali.
Accanto alle prime espressioni tradizionali, in cui principalmente ritrae il paesaggio attorno a Lecco, Carlo Erba è tra i primi autori chiaramente futuristi.

Impegnato nella ricerca cromatica, legata a quella del movimento dinamico, partecipa a numerose mostre Futuriste, invitato da Marinetti, prima dello scoppio della guerra.

Nel 1914, prende parte alla prima mostra del gruppo Nuove Tendenze, insieme a Giulio Ulisse Arata (1881-1962), Leonardo Dudreville (1885-1976), Achille Funi (1890-1972), Giovanni Possamai (1890-1966) e Antonio Sant’Elia (1888-1916).

La guerra

Poco dopo, viene rifiutato, per parere discorde di Umberto Boccioni (1882-1916), all’Esposizione Libera Futurista di Roma. Sempre nel 1914, Carlo Erba inizia a partecipare con fervore alle manifestazioni interventiste, dimostrandosi fermo sostenitore della guerra.

Insieme a tanti amici futuristi, si arruola nel Battaglione lombardo dei Volontari Ciclisti. Durante il conflitto, non smette di dipingere e disegnare, anzi, nel 1915 partecipa alla Mostra dell’Incisione alla Permanente di Milano, con opere che vanno ormai oltre la sintesi di Nuove Tendenze.

Nel 1916, invece, ottiene il premio per la Migliore impressione di guerra. In effetti, Carlo Erba ci ha lasciato numerosi disegni che raffigurano scene di trincea e di battaglia. Sempre più coinvolto nella vita militare, viene arruolato come sottotenente degli Alpini.

Diventa poi tenente dopo essere stato ferito durante una pericolosa azione bellica. Spesso, durante le licenze ritorna a Milano, dove si dimostra sempre intenzionato a mantenere le relazioni in ambiente artistico. Proprio durante la guerra, infatti, è documentata una visita di Margherita Sarfatti nello studio del pittore.

Nel 1917, durante un combattimento sul Monte Ortigara, tra Veneto e Trentino, viene colpito da una scheggia di granata e muore durante la notte, a soli trentatré anni.

Carlo Erba: una vita breve tra Nuove Tendenze e Futurismo

Insieme ai primi paesaggi che realizza intorno al 1909-1910 e che lo coinvolgono subito nelle esposizioni della Famiglia Artistica milanese, Carlo Erba si dedica alle prime sperimentazioni avanguardistiche.

Alla Permanente del 1911 espone Le prime case della città, nel 1912 Casolari a sera che segnano l’approdo alle prime indagini di sintesi cromatica e luministica e che gli fanno guadagnare anche la stima di Vittore Grubicy de Dragon (1851-1920).

Ma è con Ricerche sul colore dello stesso anno che Carlo Erba dimostra di essere giunto ad un momento di svolta che corrisponde con l’avvicinamento al linguaggio futurista.

Carica di cavalleria (moto in avanti) è uno dei dipinti più famosi della sua brevissima carriera, in cui le dinamiche e veloci linee forza dei cavalli che caricano rappresentano il fulcro della rappresentazione futurista.

Nella breve introduzione al catalogo della mostra di Nuove Tendenze presso la Famiglia Artistica del 1914, Carlo Erba scrive «la mia ricerca è informata ad un concetto di sintesi (perché rappresentare ritmicamente significa sintetizzare) […].

Il fenomeno descrittivo viene ad essere subordinato al fenomeno plastico-ritmico […]. Ne viene come necessaria conseguenza uno sconvolgimento della forma (deformazione).»

Con queste parole, il pittore sottolinea il valore del movimento che genera inevitabilmente sintesi e cambiamento della forma, come si verifica in una delle opere presentate, Sensazione ritmica di un interno di cattedrale.

Per quanto riguarda il resto del, purtroppo non cospicuo, corpus artistico di Carlo Erba, ci rimangono soprattutto i disegni di guerra, realizzati con partecipazione emotiva e sintesi compositiva.

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