Esposito Gaetano

Gaetano Esposito. Busto di Fanciulla (dettaglio). Tecnica: Olio su tela, 51 x 34 cm
Busto di Fanciulla (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Gaetano Esposito (Salerno, 1858 – Sala Consilina 1911) apprende le prime nozioni di disegno da Gaetano D’Agostino (1837-1914).
In seguito si iscrive al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, dove si trova subito sotto la guida di Domenico Morelli (1826-1901) e Filippo Palizzi (1818-1899). Come compagni di corso ha Paolo Vetri (1855-1937) e Antonio Mancini (1852-1930).

Uomo contrassegnato da un carattere inquieto e ribelle, Gaetano Esposito tratta un genere molto vicino a quello di Mancini. Questa influenza si nota soprattutto nella scelta dei soggetti sempre legati alla città di Napoli.

Alla fine degli anni Novanta il pittore si ritira sempre di più dalla vita pubblica, soffrendo di crisi depressive. Si toglie la vita nel 1911, dopo che una modella che si era innamorata di lui, vedendosi rifiutata, si era uccisa a sua volta.

Gli anni formativi a Napoli

Negli anni dell’Accademia si inserisce difficilmente tra i suoi compagni, ma espone alle Promotrici sin dal 1875. Mostra subito una propensione per i dipinti di genere, soprattutto con soggetti del popolo di Napoli.

L’importanza di Antonio Mancini

Nel 1880 per aggiudicarsi il pensionato all’Accademia, gareggia con Cristo e i fanciulli, ora alle Gallerie dell’Accademia di Napoli. Cristo con atteggiamento affettuoso è circondato da un gruppo di poveri bambini vestiti con semplici stracci. È un tema molto caro a Gaetano Esposito ed è tra l’altro di ascendenza manciniana.

Antonio Mancini aveva più volte trattato negli anni Sessanta soggetti come gli “scugnizzi” o bambini del popolo e sia Mancini che Esposito avevano frequentato Morelli.
La pittura di Esposito, rispetto a quella di Mancini, risulta più lucente e meno tormentata e soprattutto vicina alle esperienze di artisti del Seicento napoletano.

Gaetano Esposito. Le Opere

L’influenza della pittura seicentesca si può notare in dipinti come In chiesa, presentato prima all’Esposizione nazionale di Roma del 1893 poi all’Esposizione internazionale di Monaco nel 1896 e a Milano nel 1897. Il quadro immortala con un verismo malinconico un gruppo di persone che pregano in chiesa.

Una bambina in primo piano con un mazzo di roselline in mano è l’unico punto di colore, mentre il resto della scena, ripresa con un taglio originale e insolitamente ravvicinato, è immersa nella penombra della chiesa.

Dagli anni Ottanta, Esposito Gaetano si dedica anche alla decorazione di diversi interni, il soffitto del Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere nel 1895 e quello del palazzo della Borsa a Napoli.

Palazzo Donn’Anna a Posillipo

Nel frattempo continuano le sue partecipazioni alle esposizioni napoletane e non, con una aumentata attenzione nei confronti della pittura di paesaggio, basta far riferimento a dipinti come Palazzo Donn’Anna del 1893.

Quest’ultimo mostra una suggestiva veduta del palazzo barocco abbandonato di Posillipo, un misterioso rudere che doveva appartenere a Anna Carafa, moglie del viceré di Napoli.

Esposito sceglie questo palazzo diroccato come sua abitazione e studio e lo ama così tanto da ritrarlo più e più volte, fino ad arrivare ad una emozionante veduta, poi acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

L’edificio si riflette nel mare tranquillo al tramonto, con barchette di pescatori che tornano o si inoltrano in mare. La pressante ossessività con cui Esposito cerca di ritrarre il Palazzo denuncia la sua irrequietezza che si acuisce sempre di più negli ultimi anni, tanto da portarlo al suicidio.

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