Evola Julius

Julius Evola. Senza Titolo, 1919-20. Tecnica: Olio su cartone
Senza Titolo, 1919-20. Tecnica: Olio su cartone

Biografia

Julius Evola (Roma, 1898 – 1974) è conosciuto prevalentemente come studioso di filosofie esoteriche e per la sua adesione alla teoria della razza “sapienziale” e non biologica. Per una breve parte della sua vita, però, si dedica alla pittura, in particolare nei sei anni che vanno dal 1915 al 1921.

Proprio nel 1915, Julius Evola inizia a frequentare lo studio di Giacomo Balla (1871-9158) e comincia a dipingere assecondando il dinamismo futurista. Ma non solo: l’artista, aperto ai contatti con la cultura europea, risente anche dell’influenza del Blaue Reiter e dello spiritualismo di Vasilij Kandinskij (1866-1944).

Le filosofie mistico-esoteriche

Nel 1919, partecipa alla Mostra Futurista a Palazzo Cova a Milano, ottenendo un discreto successo di critica. L’anno successivo, inizia ad avvicinarsi all’ambiente della cultura Dada a Zurigo e intraprende uno scambio epistolare con Tristan Tzara (1898-1963), soprattutto nella condivisione dell’interesse per la poesia e per le filosofie misteriche ed orientali.

A questo punto, Julius Evola sembra unire, dal punto di vista pittorico, elementi legati all’astrattismo Dada, con quell’armonia compositiva di linee e forme da ricondurre sicuramente al Cavaliere azzurro. Nel 1920 pubblica a Roma un piccolo saggio dal nome Arte astratta, con la casa editrice Collection Dada di Zurigo.

La definizione peculiare di una pittura che unisca elementi Dada ad elementi Futuristi, a loro volta legati da un sostrato mistico ed esoterico si esplicita in una lettera inviata a Tzara nel 1919.

In essa esprime il desiderio di fondare una rivista dal titolo “Alpenrose” che possa avere come autori artisti futuristi quali Balla, Marinetti ed Enrico Prampolini (1894-1956) e i metafisici Giorgio De Chirico (1888-1978) e Alberto Savinio (1891-1952).

Il Dada

L’idea della rivista rimane tale, senza svilupparsi in maniera concreta, anche se comunque Julius Evola entra a far parte della periodico Dada italiano “Blue” nel 1921. L’anno precedente, presso la Casa d’Arte Bragaglia si tiene una personale dedicata all’artista che riassume in due fasi ben precise il lavoro di Evola.

L’Idealismo sensoriale va dal 1915 al 1918 e l’Astrattismo mistico dal 1918 al 1920. Le numerosissime opere dello studioso compaiono anche alla Galleria Der Sturm di Berlino, in una grandiosa personale che permette di inserire definitivamente Evola nella rosa degli artisti del Dada internazionale.

Nonostante io suo approccio sia particolarissimo e tutto concentrato sulla trattazione di uno spiritualismo dal sapore arcano e alchemico, nel 1921, è uno dei pochi artisti italiani ad esporre alla Mostra Internazionale d’Avanguardia a Ginevra. Nello stesso anno, tiene una lezione alla Sapienza sul “Manifesto Dada di Tristan Tzara”.

E tra l’altro, Robert Motherwell, nel 1951, inserirà Julius Evola nell’antologia del Dada presente nel volume Documents of Modern Art pubblicato a New York. Mentre nel 1963, Enrico Crispolti curerà una retrospettiva su Evola, presso la Galleria La Medusa di Roma.

Nel 1922, smette di dedicarsi alla pittura per tornare solo agli studi filosofici e mistici, occupandosi soprattutto del concetto di trascendenza e del dualismo “io” e “non io”.

Appoggia il fascismo, contrastando, però, con l’idea di un fascismo cattolico e popolare, pubblicando il saggio per Atanor “Imperialismo pagano”, in cui anela ad un totalitarismo elitario e fatto di potenti simboli spirituali.

Alla fine degli anni Venti, scrive la voce “Ermetismo” per l’Enciclopedia Treccani e nel corso degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta pubblica tantissimo, soprattutto con l’intenzione della teorizzazione di una Destra autentica ed elitaria, dal sostrato primitivo e simbolico. Muore a Roma nel 1977.

Julius Evola: l’influenza futurista e l’Idealismo sensoriale

La brevissima carriera pittorica di Julius Evola ha portato comunque alla realizzazione di una cospicua quantità di opere. Per quanto riguarda la prima fase, che va dal 1915 al 1918, il pittore sente sia l’influenza del Futurismo che quella del Blaue Reiter, assecondando l’idea di un’arte spirituale ed esoterica.

Esordisce alla Mostra Futurista di Palazzo Cova nel 1919 presentando una serie di opere dinamiche dedicate alle armi, Mitragliatrice, Cannone déport, Shrapnel, Dreadnought, insieme al più mite Fiori. Attraverso una visione meccanicistica della vita, Evola sembra appoggiare, con questi dipinti, la Ricostruzione Futurista dell’Universo di Fortunato Depero (1892-1960).

Tra gli altri soggetti di ispirazione futurista, segnati sempre da quell’idealismo che lo caratterizza anche negli studi filosofici, sono da segnalare Fucina e Five o’clock tea.

Dada e Astrattismo mistico

Tra il 1918 e il 1921, Julius Evola si avvicina al Dada, diventando uno stretto interlocutore di Tristan Tzara. Nonostante le profonde diversità, anche politiche, tra i due, alla base vi è la condivisione dell’interesse per la scansione spirituale delle fasi alchemiche e lo studio del misticismo orientale.

Tra le opere Dada di Evola si trova Paesaggio interiore, apertura del diaframma, del 1920. In questa composizione, il pittore studia il carattere evanescente e vaporoso degli elementi durante il processo alchemico. Altre opere Dada sono Paesaggio Dada n.1, Paesaggio interiore, ore 10,30, Interno Dada e Paesaggio interiore ore 17.

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