Alberto Fabbi

Alberto Fabbi. Odalische. Tecnica: Olio su Tela
Odalische. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Alberto Fabbi (Bologna, 1858 – 1906) fratello maggiore di Fabio Fabbi(1861-1946), si forma come lui prima presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, poi presso quella di Firenze.

Ben presto, si specializza nel ritratto, genere che accompagnerà alla pittura orientalista, genere di cui sarà un grande interprete insieme a Fabio. In effetti, nella metà degli anni Ottanta, terminati gli studi accademici, compie con il fratello un viaggio in Egitto, risiedendo per diverso tempo ad Alessandria.

Qui Alberto Fabbi studia e approfondisce i costumi e la vita quotidiana di questa terra, cogliendo impressioni e suggestioni nuove. Diventa dunque interprete di una pittura orientalista in costume egiziano o arabo, proprio perché si spinge fino al Medio Oriente.

Condividendo con il fratello un linguaggio cromatico brillante e variegato, mette in scena figure femminili sensuali, come odalische e danzatrici, ma anche incantatori di serpenti e mercanti.

Una vita breve

Rispetto al fratello, sono poche le esposizioni cui partecipa Alberto Fabbi, poiché più breve è la durata della sua vita. Muore infatti nel 1906 a soli quarantotto anni, mentre Fabio muore nel 1946, potendo ampliare anche il suo repertorio e facendo incursioni nel paesaggio verista o nella scena di genere.

In ogni caso, tra gli anni Ottanta e Novanta, Alberto Fabbi risulta anche notevolmente influenzato dalla cultura liberty. Ciò si verifica soprattutto nel disegno: ad esempio nel volumetto Il Natale della lira, pubblicato a Bologna nel 1898 si notano riferimenti alla grafica liberty e simbolista, in voga in quegli anni.

Per tutti gli anni Novanta, Alberto Fabbi si dedica a dipinti orientalisti dal forte impatto cromatico, affiancandoli ad una serie di ritratti che ottengono un discreto successo. Ma sono soprattutto le scene di costume egiziano, arabo o turco che gli garantiscono un immediato successo presso i mercanti fiorentini ed esteri.

Per tutta la sua, seppur breve, carriera è contraddistinto da una gestione coloristica sapiente e precisamente modulata, insieme ad un disegno di matrice accademica e ad un impianto compositivo sempre equilibrato e armonioso. Dipingendo fino agli ultimi anni, muore nel 1906 a Bologna.

Alberto Fabbi: l’Egitto e la pittura orientalista

Come accennato, la carriera di Alberto Fabbi ha inizio con la pratica del ritratto, come si può dedurre dalle opere Cardinale SvampaQuirico FilopantiEmilio Filopanti e Carlo Musi. In realtà, insieme al fratello è potente affascinato da quell’oriente immaginario la cui idea tanto circolava tra i giovani artisti dell’epoca.

In effetti, l’Egitto ha sempre esercitato un’attrazione speciale sugli artisti viaggiatori. In particolare Fabio e Alberto Fabbi, terminati gli studi, hanno a disposizione un bel po’ di tempo per esplorare quella terra affascinante tanto vagheggiata dai racconti e dai dipinti in occidente.

Così, tra traghetti, soste nei consolati, visite al Canale di Suez da poco costruito e coraggiose escursioni lungo le rive del Nilo, i due fratelli, come tanti altri artisti del tempo, cominciano a conoscere approfonditamente l’Egitto. L’arte orientale influenza immediatamente non solo le tematiche dei dipinti di Alberto Fabbi, ma anche il livello compositivo e cromatico.

Inoltre, i due fratelli negli anni Novanta si occuperanno della decorazione e dell’arredamento della camera da letto del castello della famiglia Gonzaga a Guastalla. Il letto, con la testiera a forma di piramide, sontuosamente decorato è in perfetto stile decorativo egizio.

Cassettoni e boiserie presentano intarsi esotici, ricordi delle città di Tebe e Ninive. Dunque, un oriente immaginato e poi vissuto si uniscono in un orientalismo eclettico che ritroviamo anche nei dipinti.

Un variegato pastiche esotico

Dunque, un Egitto vero, quello osservato dal vivo da Alberto Fabbi e riportato filologicamente sulla tela si unisce a quello del sogno orientale.
Una poetica dell’evasione dalla realtà occidentale che porta gli artisti ad assecondare il mercato della pittura esotica, che rievoca i fumi di narghilè e i mercati brulicanti delle città arabe.
All’Esposizione di Belle Arti di Roma del 1883, Alberto Fabbi presenta Schiava bianca, prima opera orientalista mostrata in Italia.

Nel 1884 a Torino invia Prologo e Riepilogo, due dipinti di genere che accompagnano anche l’impressione dal vero presentata a Firenze Piazza della Fonte in mercato vecchio. Versato anche nello stile neo pompeiano, alla Promotrice fiorentina del 1885 espone La casa del poeta tragico a Pompei e Il tempio di Venere a Pompei.

Nel 1886 invece compaiono di nuovo due dipinti orientalisti: Musica araba e Danzatrice araba nei Tartusci. Altre opere importanti di Alberto Fabbi sono Interludio musicale nell’harem, Il mercato delle schiave, Odalische, tutte caratterizzate da un cromatismo e un impianto disegnativo equilibratissimi.

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