Fabio Fabbi

Fabio Fabbi. Scena Orientale. Tecnica: Olio su Tela
Scena Orientale. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Fabio Fabbi (Bologna, 1861 – Casalecchio di Reno, 1946) si forma nella prima metà degli anni Settanta presso l’Accademia di Bologna. Dopodiché si trasferisce presso l’Accademia di Firenze dove studia scultura con Augusto Rivalta (1837-1925), da cui eredita l’adesione al verismo.

Dopo una prima produzione scultorea, Fabio Fabbi si dedica al disegno e alla pittura che coltiva insieme al fratello Alberto (1858-1906). Instancabile viaggiatore, nella metà degli anni Ottanta, sempre con il fratello compie un soggiorno in Egitto, per poi inoltrarsi in Medio Oriente. Questa esperienza segna sia lui che Alberto, rendendoli interpreti di una produzione tutta dedicata a temi orientali.

Il viaggio in Egitto

Le prime tracce di questo esotismo cominciano a comparire alla Promotrice fiorentina del 1886, presentando subito Fabio Fabbi come un rapido e vivace interprete del mondo orientale. Erede del linguaggio del conterraneo Alberto Pasini (1826-1899), anch’egli pittore orientalista, si fa promotore di una ricerca cromatica e tematica brillante.

Il viaggio in Egitto gli permette di osservare e studiare attentamente i costumi orientali, le brulicanti strade, i rumorosi mercati, le sensuali figure femminili.

Adottando una tavolozza brillante e cangiante, Fabio Fabbi riesce a dare vita a scene dall’intonazione ancora romantica, ma dotate di un’evidente armonia cromatica. Degna di nota è la trattazione della figura che con leggiadria opalina riesce ad emergere sorprendentemente dal fondo che appare quasi come una tarsia cromatica.

Il successo in Italia e all’estero

La portata della produzione orientalista di Fabio Fabbi viene riconosciuta anche in Europa, tanto che l’artista ottiene il primo premio per due soggetti esotici all’Esposizione di Monaco del 1888. Nello stesso anno viene incaricato a Firenze della decorazione di un villino con una serie di sei vedute orientali.

Ottiene poi numerosi riconoscimenti: alla fine degli anni Ottanta è accademico di merito a Bologna e Cavaliere della Corona d’Italia. Partecipa a diversi concorsi Alinari, come quello del 1902 per l’illustrazione della Commedia, praticando anche in modo eccellente la tecnica del disegno.

Collabora infatti come illustratore a diverse riviste e a numerose edizioni letterarie come la Firenze illustrata, il Decameron, La Gerusalemme liberata e l’Odissea. Abile sia nell’olio che nell’acquarello, continua poi con la sua produzione di genere e anche di ispirazione sacra fino agli anni Venti. Ritiratosi a Casalecchio di Reno, vicino Bologna, vi muore nel 1945.

Fabio Fabbi: la pittura orientalista

Gli esordi di Fabio Fabbi sono da collocare nella pratica scultorea, come vuole la sua formazione con Rivalta a Firenze. Nel 1883 espone per la prima volta alla Mostra di Belle Arti di Roma la scultura religiosa Sicut erat in principio. L’anno successivo partecipa all’Esposizione di Torino con due figure Al telefono in bronzo.

Già dal 1885, però, a Firenze espone due soggetti di genere ad olio, Rosina, fioraia e Case espropriate, che denunciano la sua adesione al verismo e una scelta orientata verso una pittura accattivante.

La svolta giunge con il viaggio in Egitto che accomuna il suo percorso artistico a quello del fratello Alberto. L’esotismo entra prorompente nella poetica di Fabio Fabbi che rimane affascinato dalla vita e dalle usanze orientali.

Odalische, donne arabe, incantatori di serpenti, mercati affollati e danze sfrenate al suono di tamburelli divengono i soggetti prediletti di Fabio Fabbi. Alla Promotrice fiorentina del 1885 presenta infatti Al Cairo e due studi dal vero Tipo di popolana araba e Tipo di ragazza araba.

Alla Mostra del Circolo degli Artisti di Firenze nel 1888, espone Donna araba, Un terrazzo ad Alessandria, Il vasaio e Vecchio musulmano. Tutti dipinti apprezzati per la grande suggestione offerta dagli accostamenti e dal vigore cromatici e per la spiccata vena personale. Alla Promotrice dello stesso anno presenta Hashish ed a quella successiva Visione e Il narghilè.

La produzione esotica e sacra

Fabio Fabbi continua ad esporre vivaci e affascinanti scene esotiche per tutti gli anni Novanta, ma vi affianca una serie di dipinti di ispirazione sacra e biblica. Alla Festa dell’Arte e dei Fiori del 1896 espone tra le altre opere un Cristo deriso e un’Annunciazione di grande impatto cromatico e narrativo.

Insieme propone La strega e Santone musulmano. Alla fine degli anni Novanta ritorna anche a scene aneddotiche della quotidianità bolognese e a delicati paesaggi che comunque non hanno la stessa valenza espressiva della fase orientalista. Alla Promotrice del 1899 risalgono Ebrei di Varsavia e Seduzioni e a quella del 1902 L’appuntamento e In attesa di soccorso.

Coniuga contemporaneamente l’attività di disegnatore ed illustratore prendendo sempre spunto dalla grande varietà di motivi che raccoglie durante i suoi viaggi. Frequenta infatti, oltre che l’oriente, Varsavia, Monaco e Parigi.

Degne di nota sono le opere Vendita di una schiava, Danzatrici orientali, La danza del tamburello e Contrasto, uno dei suoi lavori più apprezzati. Meno conosciuta è invece la sua produzione di storia, che comunque vede la realizzazione della Morte di Anita Garibaldi conservata alla Biblioteca ed Archivio del Risorgimento di Firenze.

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