Odoardo Fantacchiotti

Odoardo Fantacchiotti. Susanna. Scultura in marmo
Susanna. Scultura in marmo

Biografia

Odoardo Fantacchiotti (Roma, 1811 – Firenze, 1877) si trasferisce in tenera età da Roma a Firenze, insieme alla famiglia. Nel 1820 inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Firenze, sotto la guida dello scultore classicista Stefano Ricci (1765-1837).

La sua attività espositiva inizia nel 1828, proprio in ambito accademico. Sin dall’esordio, il giovane scultore si dedica a soggetti tratti dalla mitologia, dalla Bibbia e dalla storia, ma non manca la frequente presentazione di ritratti di uomini e donne dell’aristocrazia toscana.

In questa prima fase, Odoardo Fantacchiotti segue con estrema sensibilità classica i modelli scultorei canoviani, sulla scia del suo maestro in Accademia Stefano Ricci, ma quando inizia a ricevere committenze anche dal contesto europeo, si avvicina alla visione purista di Lorenzo Bartolini (1777-1850), facendo attenzione all’osservazione dal vero, incoraggiato da Aristodemo Costoli (1803-1871) di cui frequenta lo studio.

Abbandonata quella rigidità accademica che caratterizza le prime composizioni, intorno agli anni Trenta ottiene i primi, notevoli successi di critica e di pubblico, che lo portano a ricevere la nomina di professore di scultura nell’Accademia fiorentina nel 1840.

I numerosi incarichi pubblici

In concomitanza con l’inizio della sua attività didattica, Odoardo Fantacchiotti riceve una serie di commissioni di carattere pubblico, a cominciare dalla realizzazione di una delle statue di uomini illustri per il portico degli Uffizi.

Le sculture degli anni Quaranta e Cinquanta sono caratterizzate da un riferimento costante al naturalismo bartoliniano, ma anche dalla rielaborazione degli stilemi della scultura quattrocentesca, nel pieno rispetto delle istanze puriste.

A questo periodo risale una serie di raffinati busti femminili: ritratti del presente o di personaggi letterari e storici del passato che lo scultore affronta con sicurezza e delicatezza e che, a diverse riprese, espone anche alla Promotrice fiorentina, dagli anni Quaranta agli anni Sessanta.

Tra monumenti funebri e commemorativi, Odoardo Fantacchiotti riceve numerose committenze anche da altre città italiane, come Faenza. Verso la fine degli anni Cinquanta, si riscontra nel linguaggio dello scultore una volontà precisa di non aderire alle istanze del Verismo nascente, rispondendo con un ritorno aggraziato ed equilibrato al classicismo e superando anche il Purismo cui aveva aderito per molti anni. Attivo fino agli anni Settanta, muore a Firenze nel 1877, a sessantasei anni.

Odoardo Fantacchiotti: la scultura purista

Le prime opere conosciute di Odoardo Fantacchiotti sono i gessi presentati alle mostre annuali dell’Accademia fiorentina. Ne sono esempio il bassorilievo di Ganimede e La caduta di Fetonte, soggetti mitologici ascrivibili ad un’intenzione ancora precisamente classicista e lo stesso si può dire dell’Achille che piange sul cadavere di Patroclo, esposto nella speranza di vincere il concorso per il pensionato a Roma, che non ottiene.

A cominciare dagli anni Trenta, sono più frequenti i busti provenienti da committenze toscane o estere, come il Busto di Stephenson, eseguito nel 1833 per un nobile inglese, per cui realizza anche Monumento funebre della sua piccola figlia.

È in questi anni che Odoardo Fantacchiotti abbandona l’adesione agli stilemi neoclassici per addentrarsi in una più morbida visione purista, mediata dall’osservazione del vero.

Seguono questa impostazione il busto di Penelope Bourbon, ma anche le statue di Boccaccio e di Accorso per le nicchie del portico degli Uffizi, eseguite tra la fine degli anni Trenta e la prima metà dei Quaranta.

Alla promotrice fiorentina del 1846 espone il Busto di Madonna Laura, la Laura petrarchesca, un busto ideale che segue alla perfezione le istanze puriste, così come si riscontra nella Corinna, nella Beatrice e nell’Eleonora d’Este, presentate alla Promotrice fiorentina del 1849.

A quest’epoca risalgono anche i primi monumenti pubblici di Edoardo Fantacchiotti, tra cui quello a Ippolito Rosellini per il Camposanto di Pisa e quello a Michele Giuntini da collocare nella chiesa di San Giuseppe a Firenze. Il quattrocentismo di queste composizioni è ben evidente nel plasticismo solido e solenne, ma anche nell’afflato spirituale che emanano, come ben si nota dall’Angelo orante del Chiostro di Ognissanti.

Verso la fine degli anni Cinquanta è molto evidente un ritorno agli stilemi più prettamente classicisti, presenti nelle sculture più significative dell’artista, tra cui Musidora, Eva tentata dal serpente, il Monumento a Neri Corsini in Santa Croce e il gruppo allegorico con Amore e Fedeltà, esposti tutti alla Mostra Nazionale di Firenze del 1861.

A quest’ultima fase risalgono anche l’Innocenza, Ganimede rapito dall’aquila di Giove, il Busto di Margherita di Savoia, la delicata Susanna e la Pandora, realizzata per un committente inglese.

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