PIO FEDI

Pio Fedi. Il Ratto di Polissena. Scultura in marmo
Il Ratto di Polissena (dettaglio). Scultura in marmo

Biografia

Pio Fedi (Viterbo, 1825 – Firenze, 1892), in tenera età, insieme alla famiglia, si sposta da Viterbo per andare a vivere in Toscana. Cresciuto tra Arezzo e Firenze, vi si stabilisce definitivamente nel 1832, quando inizia a lavorare come garzone nella bottega di un orafo di Ponte Vecchio.

Appresa l’arte orafa, inizia a studiare anche la tecnica dell’incisione, che approfondisce durante un soggiorno a Vienna dell’inizio degli anni Quaranta, quando frequenta, per un certo periodo, l’Accademia Imperiale di Belle Arti.

Rientrato a Firenze, Pio Fedi abbandona l’incisione per un incidente subito nell’uso degli acidi. Decide quindi di assecondare la sua vocazione principale, quella scultorea. Studia all’Accademia fiorentina al seguito del maestro purista Lorenzo Bartolini (1777-1850), apprendendo da lui il rivoluzionario metodo dell’osservazione del modello vero, dell’imitazione della natura.

Il soggiorno di studio a Roma

Ottenuta una borsa di studio del Granducato di Toscana, Pio Fedi compie un lungo soggiorno a Roma negli anni Quaranta, dove si perfeziona frequentando l’Accademia di San Luca. Qui, allievo di Pietro Tenerani (1789-1869), si fa interprete di un formalismo sicuro e delicato, in cui la scultura assume un aspetto vigoroso e allo stesso tempo equilibrato.

Il riferimento al linguaggio plastico del Quattrocento toscano è ben visibile nelle prime opere realizzate a San Luca, che gli hanno consegnato i primi successi e soprattutto le lodi di Friedrich Overbeck (1789-1869).

Il successo a Firenze

Rientrato a Firenze, Pio Fedi dà avvio alla sua brillante carriera di scultore, ricevendo sin da subito le prime committenze dal duca Leopoldo II nel 1849. La raffinata armonia purista si coniuga sapientemente ad un naturalismo mediato da un’espressività originale e spesso richiamante un classicismo energico e monumentale.

Le sue forme sono spesso accentuate da un chiaroscuro incessante che dà movimento alle statue, in particolare a quelle di carattere celebrativo e pubblico. Agli anni Cinquanta e Sessanta risalgono le opere più significative dello scultore, che nel 1873 viene nominato Accademico di merito a San Luca.

Soggetti storici, allegorici, mitologici, ma anche ritratti di matrice verista appartengono alla ricca produzione di Pio Fedi, che non si discosta mai dal riferimento all’antico trasmessogli da Bartolini e Tenerani. Attivo fino alla fine, anche come insegnante di scultura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, muore nel 1892, a sessantasette anni.

Pio Fedi: la scultura purista tra vero e antico

Tra le prime opere conosciute di Pio Fedi vi è il bassorilievo in gesso conservato all’Accademia di San Luca, con Cristo che risana il paralitico, opera che già dimostra una spiccata attenzione all’equilibrio delle forme e alla forza dell’espressione.

Alla fase ancora giovanile appartengono anche la Cleopatra morente e il San Sebastiano. Nel 1849, rientrato a Firenze, esegue su commissione del Duca Leopoldo, la statua di Nicola Pisano e di Andrea Cisalpino per il Portico della Galleria degli Uffizi, opera che mostra una sapiente ponderazione classica, ma anche una spiccata tendenza verista, così come accade per il gruppo con la Pia de’ Tolomei e Nello della Pietra conservato a Palazzo Pitti.

Questa scultura rappresenta il primo grande lavoro monumentale di Pio Fedi, che, nel 1860 realizza un’altra delle sue opere più significative, l’allegoria della Civiltà toscana. Ma la scultura che lo ha reso veramente famoso e apprezzato dalla critica è stata il Ratto di Polissena, realizzata nel 1855 in stucco e poi tradotta in marmo all’inizio degli anni Sessanta, per la Loggia dei Lanzi a Firenze.

Si tratta di un gruppo scultoreo monumentale, caratterizzato da dinamismo, drammaticità, tensione spirituale che tira un po’ fuori l’artista da quel consueto e pacato equilibrio purista che si ritrova nella maggior parte delle sue opere.

Altri monumenti compaiono nel corso degli anni Sessanta e Settanta, ma presentano una chiave di lettura più spiccatamente classicista, come si nota nel Generale Fanti per piazza san Marco a Firenze, accompagnato dalle figure allegoriche del piedistallo, L’Arte delle fortificazioni, La strategia, La politica e La tattica.

Nel frattempo, lo scultore di origini viterbesi partecipa alla Mostra Nazionale di Firenze del 1861, presentandovi quattro opere: La civiltà, Ritratto d’uomo, Amore vincitore e il modello della Pia de’ Tolomei in gesso.

Tra i ritratti più incisivi di Pio Fede sono da ricordare, oltre al suo Autoritratto, vi sono quello di Abramo Lincoln, quello dell’Imperatore Alessandro di Russia, quello di Ippolito e Dianora Bardi.

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