Felice Giani

Felice Giani. Le Nozze di Poseidone ed Anfitrite. Tecnica: Tempera
Le Nozze di Poseidone ed Anfitrite. Tecnica: Tempera

Biografia

Felice Giani (San Sebastiano Curone, 1758 – Roma, 1823), nato in Piemonte, si forma prima a Pavia poi a Bologna nel corso degli anni Settanta. Giunto a Roma nel 1780, è allievo di Pompeo Batoni (1708-1787) e, nel frattempo, studia dettagliatamente gli ambienti della Domus Aurea e delle Terme di Tito, riferimenti antichi che saranno sempre presenti in tutto l’arco della sua produzione.

Roma: il principale centro culturale di fine Settecento

La Roma di fine Settecento è il centro di una multiforme ricchezza culturale di matrice internazionale, da cui Felice Giani attinge tutte le più moderne sfaccettature. Non è un caso, infatti, che si avvicini alla poetica di Giuseppe Cades (1750-1799) e quindi anche quegli artisti nordici presenti a Roma, anticipatori di alcune istanze romantiche, come Einrich Füssli (1741-1825) e James Barry (1741-1806).

La loro pittura visionaria, fatta di racconti mitologici e fantastici, ma ancora fortemente sorretta da un formalismo di impianto classico, incontra i gusti dei giovani pittori italiani, compreso Felice Giani. Frequentando lo studio romano di Angelica Kauffmann (1741-1807), vi conosce non solo gli artisti citati, ma anche John Flaxman (1755-1826) e William Hamilton (1751-1801), acquisendo una prospettiva pittorica profondamente cosmopolita, che si rispecchia nella sua intera produzione.

Si avvicina soprattutto alla gestione cromatica di Giuseppe Cades, che deriva dallo studio del Manierismo tosco-emiliano, che Giani conosce anche grazie alla sua formazione bolognese. Tra gli anni Ottanta e Novanta, hanno inizio i primi impegni decorativi del pittore, che si fa notare in alcune sale di Palazzo Altieri, dove, soprattutto nelle porzioni di paesaggio, fa emergere una capillare nota immaginativa, che anticipa il sentimento del sublime romantico.

Il Liber Studiorum e l’interesse per l’antico

Durante l’impresa decorativa di Palazzo Altieri, Felice Giani compie un soggiorno a Napoli, intenzionato a visitare gli scavi di Pompei ed Ercolano. Le scoperte fatte nel corso del Settecento grazie agli scavi suscitano un vivo interesse antiquario nel pittore, che attraverso una serie di impressioni e disegni tratti dal vero, crea diversi album di riproduzioni oggetti archeologici pompeiani.

Uno di questi, il Liber Studiorum, pubblicato poco dopo, è oggi conservato nella Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma e rappresenta una preziosa chiave di lettura per le opere del pittore, a partire proprio dalle decorazioni di Palazzo Altieri. In esse, infatti, si può notare anche la riproposizione di alcuni stili pittorici, in particolare del terzo.

Questi modelli continuano ad essere impiegati in altre decorazioni che, ad inizio Ottocento, esegue in area emiliano-romagnola, in particolare a Faenza, chiamato dalle più prestigiose famiglie del tempo.

Un artista a tutto tondo

Sappiamo che Felice Giani non si occupava esclusivamente della decorazione pittorica, ma ideava il programma iconografico adeguandolo alla riprogettazione totale degli edifici. Si occupava quindi degli spazi, degli arredi, dell’ideazione degli stucchi, circondandosi di una vera e propria squadra di artigiani che gli permettevano di realizzare le sue progettazioni “totali”.

Esempio di questa straordinaria commistione di pittura, arti applicate ed architettura è il Palazzo Milzetti di Faenza, oggi sede del Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna. Questa modalità raggiunge il suo culmine nella progettazione dell’appartamento per Napoleone al Quirinale, nel 1811, anno in cui diventa anche membro dell’Accademia di San Luca.

Attivo non solo in Italia, ma in tutta Europa, Giani colpisce soprattutto per la forte spettacolarità delle sue decorazioni, da cui traspare soprattutto la componente immaginativa. Questa è, peraltro, ben visibile nella cospicua produzione di disegni, conservati per la maggior parte al Gabinetto Nazionale dei Disegni e delle Stampe a Roma. Attivo fino alla fine, muore a Roma nel 1823.

Felice Giani: un ingegno eclettico, tra rielaborazione dell’antico e accenni ad un precoce Romanticismo

Il perfezionamento romano di Felice Giani corrisponde alle sue prime opere, tra cui un Sansone e Dalila che ottiene il secondo premio al Concorso dell’Accademia di Parma del 1784. Poi seguono le giovanili decorazioni faentine della Galleria dei Cento Pacifici, del 1786. Rientrato a Roma, si occupa della decorazione neoclassica di Palazzo Altieri.

In particolare, nella Sala dei Trionfi eseguita per il matrimonio di Paluzzo Altieri con Marianna di Sassonia, le figure sono di matrice classica, ma vengono agitate da una passione di matrice ancora barocca, che potrebbe quasi sembrare un preludio alla concitazione romantica delle scene di storia.

Questo viene confermato anche dalla decorazione della Sala degli Specchi, in cui le pareti sono coperte da paesaggi di fantasia che, lungi da ricordare la veduta classica, richiamano già sensazioni di inquieta finitezza dell’uomo di fronte all’infinità di una natura perturbante.

Le decorazioni romane

Dopo il soggiorno campano, Felice Giani si appresta a rielaborare soprattutto il terzo e quarto stile pompeiano, messo a punto nelle diverse decorazioni emiliane e venete degli anni Novanta, quando, sostenitore dei giacobini, si allontana da Roma. Come accennato, decora anche Palazzo Milzetti a Faenza, tra il 1802 e il 1805.

Il preziosismo decorativo del Gabinetto dell’Amore e della camera dal letto e del vestibolo del bagno produce un effetto di “unità” degli ambienti, che è memoria del terzo stile pompeiano, in cui prevale la finalità ornamentale: le pareti a campiture uniformi di colore sono scandite da elementi decorativi o figurine in miniatura, che da Felice Giani vengono naturalmente adeguate al gusto di inizio secolo.

Di nuovo a Roma, nel 1806 si dedica alle decorazioni di alcuni ambienti di Palazzo di Spagna. Sono particolarmente importanti quelle salone di mezzo, a tempera, dove sul soffitto compare Il Trionfo di Cerere, circondato dal Sacrificio a Venere a Cerere, a Bacco, a Vesta. Mentre i pannelli parietali sono decorati con episodi della Storia del primo navigatore, tratti dall’Idillio di Gessner.

Quest’impresa viene poi seguita da quella dell’appartamento di Napoleone al Quirinale, dove trionfa il richiamo all’antico, all’insegna di un atteggiamento filonapoleonico di esaltazione delle virtutes.

L’aggrovigliarsi dei corpi dell’Allegoria della Guerra e della Pace ricordano i bassorilievi di qualche sarcofago romano, con volumi e panneggi che si intersecano con pathos e allo stesso tempo con studiato equilibrio. Equilibrio che invece scopare nell’ultima produzione grafica di Felice Giani, in cui appare sempre più rivolto verso quel visionario perturbante che sarà prerogativa del romanticismo.

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