ARNALDO FERRAGUTI

Arnaldo Ferraguti. Al Mare. Tecnica: Pastello Colorato
Al Mare. Tecnica: Pastello Colorato

Biografia

Arnaldo Ferraguti (Ferrara, 1862 – Forlì, 1925) si trasferisce ben presto, con la famiglia, da Ferrara a Napoli, dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti. Qui, è allievo di Domenico Morelli (1823-1901) che rappresenta per alcuni anni, il suo moma in occasione dell’Esposizione di Belle Arti del 1883.

A questo punto, Arnaldo Ferraguti comincia ad utilizzare il pastello, a presentare alle mostre una serie di Studi di teste, ma anche di soggetti pastorali ed agresti, narrati attraverso un filtro idilliaco.

Molto vicino al repertorio di Michetti, il pittore si confronta direttamente con lui in alcuni dipinti degli anni Novanta, dedicati al lavoro e alla vita nei campi.

Anticoli Corrado

In questi anni, la vicinanza al realismo è la cifra caratteristica dell’autore. Deriva da un intenso periodo di studio dal vero svolto ad Anticoli Corrado alla fine degli anni Ottanta, a contatto con l’umile popolazione contadina del piccolo centro laziale.

Il naturalismo lo contraddistingue, non solo dal punto di vista cromatico, ma anche da quello disegnativo e compositivo, da cui emerge un chiaro impianto verista.

Nelle tele in cui Arnaldo Ferraguti narra la quotidianità agreste e popolare sembra quasi farsi partecipe della questione sociale che sta esponendo, utilizzando un particolare punto di vista ravvicinato e dal basso verso l’alto.

Gli anni lombardi

All’inizio degli anni Novanta, Arnaldo Ferraguti si stabilisce sul Lago Maggiore, a Pallanza. Fa la spola con Milano, dove inizia a collaborare con la casa editrice dei Fratelli Treves.

È in questo momento che inizia la fase in cui Arnaldo Ferraguti si dedica senza sosta all’illustrazione, collaborando con una serie di riviste come “Illustrazione Italiana” o “Margherita” e realizzando le immagini per romanzi come Cuore di Edmondo De Amicis e la raccolta Vita dei campi di Giovanni Verga.

Ciononostante, non smette di dipingere e di partecipare alle esposizioni, soprattutto milanesi e genovesi. Il realismo rimane la sua cifra caratteristica fino agli ultimi anni. Muore a Forlì, nel 1925.

Arnaldo Ferraguti: gli esordi nel segno di Morelli

Gli anni di formazione accanto a Domenico Morelli portano Arnaldo Ferraguti a indirizzarsi verso una pittura dal cromatismo caldo e vivace, di soggetto orientalista. L’esordio risale alla Promotrice di Napoli del 1880 con Alhambra – funerali di un emiro, mentre l’anno successivo presenta Il riposo di una cadine nell’harem (oggi in deposito alla Camera dei Deputati a Roma).

Ave resurrecturis! compare all’Esposizione di Roma del 1883, anno in cui Arnaldo Ferraguti incontra Michetti e rimane potentemente affascinato dalla grande tela folklorica Il voto. Nello stesso anno, il pittore espone a Napoli tre Studi di teste realizzati a pastello che già portano in seno il tratto michettiano.

La svolta in senso michettiano: le tele agresti

I soggetti rurali e pastorali diventano quelli prediletti da Arnaldo Ferraguti, con il suo trasferimento in Abruzzo e poi con i soggiorni ad Anticoli. Nel 1884 a Torino presenta Primavera, nel 1886 a Genova alcune Teste e Nerella. Una serie di ritratti di pastorelle come Carmela, Flavia, Maria Rosa e La rossetta, compare a Firenze nel 1887.

Il pastello Giorno di festa, dipinto dedicato alle usanze pastorali ed idilliache della campagna abruzzese, viene accompagnato da Ecloga all’Esposizione di Bologna del 1888. Tutte queste prove anticipano quella più importante del 1891, quando a Milano espone Alla vanga.

Si tratta di una tela dedicata al lavoro contadino, un epico dipinto derivato dai soggiorni anticolani, in cui sono protagonisti donne e uomini e bambini che vangano vigorosamente la terra, come in un eroico atto.

Lo schietto verismo della composizione gli fa ricevere il Premio Fumagalli e lo consacra come uno dei pittori realisti più importanti della seconda metà dell’Ottocento.

Partecipa alla sua prima Biennale veneziana nel 1897 e vi presenta Nebbia, un dipinto dedicato alla realtà urbana milanese, dove ormai vive le sue giornate da illustratore. Anche qui, l’impianto verista la fa da padrone, con il giovane garzone che porta il cesto in spalla fischiettando nel gelo della nebbia milanese.

Alla Biennale del 1899 presenta Al mare e In città, due pendant che rappresentano le due facce della sua poetica, quella che narra lo svago lontano dalla città e quella che invece racconta la frenesia milanese. Sempre più legato all’uso del pastello, partecipa alle esposizioni fino ai primi anni del Novecento, per poi dedicarsi pienamente all’illustrazione, fino alla morte.

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