Ferrazzi Ferruccio

Ferruccio Ferrazzi. Autoritratto con Horitia - Tecnica: Olio su Tela
Autoritratto con Horitia. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Ferruccio Ferrazzi (Roma, 1891 – 1978), figlio dello scultore Stanislao Ferrazzi (1860-1937), viene introdotto all’arte dal padre. In seguito frequenta l’Accademia di San Luca e diviene allievo di Umberto Coromaldi (1870-1948) e di Giulio Aristide Sartorio (1860-1932).

Esordisce nel 1908 e nel 1910 già partecipa alla sua prima Biennale veneziana. Nel 1913 compie un viaggio a Parigi insieme al padre, per approfondire lo studio della pittura impressionista e post impressionista.

L’anno successivo ottiene il pensionato, poi revocatogli per la sua adesione al Futurismo. Le incursioni nel Divisionismo e nel Futurismo, però, sono molto brevi: Ferruccio Ferrazzi infatti si dedica ben presto a opere dal forte sapore espressionista.

Il successo degli anni Venti

Dopo la guerra e prestato il servizio militare in Sardegna, Ferruccio Ferrazzi dà avvio a quel suo particolarissimo stile che gli procura un immediato successo. Abbandonate le velleità futuriste si indirizza verso una pittura dai toni cézanniani che si spingono verso l’espressionismo nordico.

Non avendo più il pensionato, stabilisce il suo studio nei pressi della Domus Aurea e comincia a ricevere i primi apprezzamenti da parte dei collezionisti. I successi aumentano quando partecipa alla Biennale di Venezia del 1920 e allestisce una personale alla Casa d’Arte Italiana di Prampolini nel 1921.

Il 1922 è l’anno che lo vede sposare l’amata musa Horitia Randone. Figlia di un ceramista che trasmette a Ferruccio Ferrazzi idee legate al socialismo umanitario e a filosofie ermetiche, sarà una figura importantissima per l’artista. Fabiola, Ilaria e Metella, le loro figlie, saranno i frequenti soggetti dei suoi ritratti, insieme a Horitia stessa.

Le esposizioni e i premi a livello internazionale si susseguono rapidamente e anche il favore di collezionisti come la famiglia Ottolenghi. Per loro realizza diverse opere, tra cui le decorazioni per il Mausoleo della loro tenuta ad Acqui Terme, che dà avvio alle opere murali di Ferruccio Ferrazzi.

Tra opere murali, partecipazioni internazionali e riconoscimenti

Partecipa alle Biennali veneziane, ai premi Carnegie di Pittsburgh, alle Quadriennali romane degli anni Trenta. Nel 1929 ottiene la cattedra di Decorazione murale all’Accademia di Belle Arti di Roma. Pur se non iscritto al Partito Fascista, riceve ugualmente la nomina di Accademico d’Italia nel 1933.

Diventa un punto di riferimento per la nuova generazione di pittori formata da Corrado Cagli (1910-1976), Mario Mafai (1902-1965), Antonietta Raphaël (1895-1975) e Renato Guttuso (1911-1987). Sperimenta l’affresco, il mosaico e soprattutto l’encausto, tecnica praticata quasi esclusivamente negli ultimi anni.

Per tutti gli anni Quaranta e Cinquanta Ferruccio Ferrazzi continua senza sosta a realizzare grandi opere pubbliche, a prendere parte a mostre e giurie internazionali e a sperimentare diverse tecniche. Negli anni Cinquanta si trasferisce nella sua casa all’Argentario e si dedica alla scultura, richiamando alla memoria i primi insegnamenti paterni.

Gli ultimi anni sono segnati soprattutto da opere religiose e spirituali che comunque gli procurano sempre un enorme successo. Muore a Roma nel 1978, dopo che sue numerose opere sono state acquistate da collezioni private e pubbliche americane, italiane, russe e francesi.

Ferruccio Ferrazzi: gli esordi tra Espressionismo e Futurismo

La pittura di Ferruccio Ferrazzi è particolare ed estremamente personale sin dai suoi precocissimi esordi. Accenti simbolisti compaiono nel suo primo Autoritratto esposto nel 1907 e in Calce presentato l’anno successivo sempre all’Esposizione di Belle Arti di Roma.
Ascendenze provenienti da Sartorio, ma anche dalla colonia di artisti tedeschi a Roma, producono in lui l’avvicinamento ad una pittura ricca di richiami filosofici e sociali.

Alla Biennale del 1910 partecipa con un Autoritratto e con Manca il lavoro, mentre all’Esposizione romana del 1911 vince il pensionato artistico nazionale con Il focolare. L’opera viene acquistata dalla Galleria Nazionale: il suo valore luministico e il suo significato profondo ed intimo danno avvio all’intensa carriera di Ferruccio Ferrazzi.

Il viaggio a Parigi del 1913 lo avvicina a Paul Cézanne (1839-1906) e ai post impressionisti. In questo periodo la sua produzione oscilla tra opere di matrice futurista e opere dai forti richiami all’espressionismo simbolista. Ne è un efficace esempio La genitrice, esposta alla mostra della Secessione romana del 1913.

Il 1916 è l’anno che lo vede protagonista di una personale presso la Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma. La sala è particolarissima: le pareti creano un prisma che ospita tele e sculture dalle prospettive vertiginose e dalle forme futuriste, dal carattere fortemente innovativo ed espressivo.

È un esperimento che riceve lodi da alcuni collezionisti, ma anche commenti negativi. Nel 1919, ancora influenzato da suggestioni futuriste, partecipa alla Mostra Nazionale del Futurismo a Palazzo Cova di Milano.

Un classicismo visionario

Nel dopoguerra e negli anni Venti, la pittura di Ferruccio Ferrazzi si fa più ordinata, austera, ieratica. Le sue figure allungate e anonime hanno ancora molto dell’espressionismo nordico, ma è evidente il richiamo al Trecento e al Quattrocento italiani.

Adotta la classicità di Armando Spadini (1883-1925), ma la unisce a suggestioni visionarie, spesso distorte, rendendo il suo lavoro unico nel panorama artistico del tempo. Alla Biennale di Venezia del 1920 presenta Ballo e Ospedale, alla Biennale romana del 1923, I caratteri della mia famiglia.

Sono gli anni in cui soggiorna ad Arezzo e si avvicina a Piero della Francesca, raccogliendone tutti i caratteri di trascendenza quasi metafisica. Con Visione prismatica vince il Premio Carnegie di Pittsburgh nel 1926 e l’anno successivo lo rivince con Horitia e Fabiola. Ancora, Idolo del Prisma compare tra le opere itineranti dell’Exhibition of Modern Italian Art in America.

Pitture murali ed encausto: suggestioni da Diego Rivera e dagli antichi

La famiglia Ottolenghi gli commissiona le pitture murali del suo Tempietto ad Acqui Terme. Il progetto è di Marcello Piacentini e Ferruccio Ferrazzi si ispira profondamente al muralista messicano Diego Rivera (1886-1957).

Ma è chiara anche l’influenza dei primitivi: Giotto, Masolino, Masaccio emergono dalle importanti volumetrie e dal tono drammatico. I personaggi sono austeri e ieratici, le architetture imponenti e gli spazi monumentali.

Medioevo e modernità si uniscono in particolari composizioni ad encausto, come la Clemenza di Traiano e Daniele nella fossa dei leoni per il palazzo di giustizia a Milano. Importante è anche la decorazione murale dell’Università di Padova con Galileo e L’Aurora che sorge dal mare. Temi escatologici, esoterici e filosofici emergono da questi complessi e meravigliosi cicli, come grandi opere del passato.

Alla Quadriennale del 1931 Ferruccio Ferrazzi tiene una personale con più di quaranta opere, riassunto del suo instancabile lavoro. Tra di esse compaiono Pietà, Horitia in rosso, Carrettiere romano, Cappuccina addormentata, Donna fra gli specchi, La diavoleria, La trita del grano.
Quasi esclusivamente opere ad encausto compaiono alle mostre successive, come Fabiola piccola, Mio padre, Donna che cammina, Ilaria col gatto.

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