FILIPPO FIGARI

Filippo Figari. Madonna dei Pastori. Tecnica: Olio su tela
Madonna dei Pastori. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Filippo Figari (Cagliari, 1885 – Roma, 1973) si appassiona all’arte sin dagli anni della scuola, avvicinandosi in particolare ai grandi maestri del Cinquecento veneto. Terminati gli studi liceali, inizia a praticare il disegno ed in particolare la caricatura, collaborando ad alcuni giornali come il “Massanelli” di Sassari o il “Giovane Artista Moderno” di Torino.

L’attività di illustratore conduce ben presto Filippo Figari ad ottenere un ampio successo nella sua Sardegna, lavorando come cartellonista pubblicitario per diverse ditte locali.

Il trasferimento a Roma e la formazione

Nel 1906, si trasferisce a Roma per frequentare la facoltà di giurisprudenza, ma la abbandona dopo soli tre anni perché preferisce continuare a dedicarsi all’arte.
Nella Capitale, lavora sempre come illustratore in alcuni giornali come “L’Avanti della domenica” e “La tribuna”.
Volendo approfondire gli studi artistici, nel 1908 chiede al Comune di Cagliari una borsa di studio per frequentare la Scuola Libera del Nudo.

Dopodiché, nel 1910, si sposta all’Accademia di Venezia e poi a Monaco di Baviera, dove entra negli studi di Hugo von Habermann (1849-1929) e di Ludwig von Herterich (1856-1932).
Dopo questa esperienza all’estero, Filippo Figari ottiene il primo incarico importante in Sardegna: nel 1911 vince il concorso per la decorazione del Municipio di Cagliari.

In questa committenza, si dedica alla rappresentazione del tradizionale cerimoniale sardo del matrimonio, attuando un formalismo chiaro e vero, in cui i volumi si coniugano alla perfezione ad un cromatismo vivido ed energico.

Due anni dopo, viene chiamato a decorare, sempre nel Municipio, anche il Salone dei Ricevimenti, ma purtroppo, queste decorazioni allegoriche sulla storia sarda sono andate perdute in seguito ad un bombardamento del 1943.

La storia e la tradizione sarda

Da questo momento in poi, Filippo Figari diviene uno dei principali artisti del Novecento sardo, nella rappresentazione delle tradizioni secolari dell’isola. Ma questa narrazione così sentita e veritiera non si lega soltanto alla storia sarda, ma anche alla dura attualità economica della regione.

Nel 1916, il pittore parte come volontario per la Prima guerra mondiale. Al suo ritorno, riprende il discorso che aveva iniziato prima del conflitto: negli anni Venti, aderendo alle istanze di ritorno all’ordine e accentuando ancor di più quello schietto verismo degli inizi, si avvale anche della collaborazione degli storici sardi Dionigi Scano e Carlo Aru.

Nel corso degli anni, il pittore sardo si dedica soprattutto a grandi tele, dipinti murali e pannelli celebrativi della storia sarda in diversi edifici pubblici e chiese sardi e fiere artistiche.

Mentre, per quanto riguarda le esposizioni italiane, nel 1930 e nel 1932 prende parte alla Biennale di Venezia e nel 1931 e nel 1939 a due edizioni della Quadriennale di Roma.

Al 1935, risale la sua nomina a direttore dell’Istituto d’Arte di Sassari e nel frattempo, fino agli anni Cinquanta, viene chiamato a decorare chiese ed edifici, dedicandosi negli ultimi tempi anche alla decorazione di vetrate. Nel 1959, si trasferisce definitivamente a Roma e vi muore nel 1973 a ottantotto anni.

Filippo Figari: i grandi cicli decorativi sulla storia sarda

Dopo la prima fase in cui Filippo Figari si dedica prevalentemente all’illustrazione e alla caricatura, dopo il viaggio a Roma ed in Germania, si indirizza verso la pittura. È interprete di un linguaggio chiaro e a metà fra la tradizione verista ottocentesca e i nuovi sviluppi del Novecento, tra secessione e ritorno all’ordine.

Più che altro, centrale nella sua poetica, è la celebrazione della storia sarda in tutte le sue sfaccettature, a cominciare dalla decorazione della Sala dei matrimoni nel Municipio cagliaritano.

Attraverso un’epopea delle immagini folcloriche e tradizionali, Filippo Figari illustra con passione, lucidità e chiarezza iconografica i costumi tipici in immagini quali La sposa, La danza, La visita in casa.

L’attaccamento alla sua terra si nota anche dalla pubblicazione, nel 1921 del saggio La civiltà di un popolo barbaro, in cui crea una sorta di riassunto encomiastico della tradizione sarda, in accordo con la sua “missione” pittorica.

La tradizione sarda e il ritorno all’ordine

Nel 1926 si dedica alla decorazione dell’Aula Magna dell’Università di Cagliari e, l’anno successivo esegue due enormi tele per la Camera di Commercio, sempre di Cagliari, per celebrare l’attività economica della regione. Con il pannello la Sagra di San Costantino rappresenta il Padiglione Sardo presso la Fiera di Milano.

Al 1930 risale la sua partecipazione alla Biennale di Venezia con il significativo dipinto Preghiera, mentre nel 1932 vi espone l’iconico Madonna dei pastori che rispetta in pieno le istanze di ritorno all’ordine.
Nel 1931 alla Quadriennale di Roma presenta Vendemmia e a quella del 1939 Ragazza sarda, Ritratto di contadino e Gente di campagna.

Paesana e Donne di Azzara compaiono alla Mostra Sindacale di Firenze del 1933. Gli anni Trenta sono i più produttivi per Filippo Figari, anche dal punto di vista decorativo: si dedica, infatti, alle raffigurazioni monumentali delle allegorie dei fiumi sardi Tirso, Flumendosa e Coghinas nel Palazzo Tirso a Cagliari, sede della Società Elettrica Sarda.

Nel Duomo di Cagliari, invece, realizza tra il 1933 e il 1935 i Quattro Evangelisti della cupola e la Regina sardorum e il Cristo Re nel transetto, terminati però nel 1957. Esegue poi le vetrate sacre per diverse chiese di Sassari, come il Duomo, Santa Caterina e il Santissimo Sacramento.

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