Fiorentino Giannetti

Fiorentino Giannetti. Super Natum Naturalis Amor (dettaglio). Tecnica: Scultura in bronzo
Super Natum Naturalis Amor (dettaglio). Tecnica: Scultura in bronzo

Biografia

Fiorentino Giannetti (Torino, 1877 – 1939) si forma all’Accademia Albertina di Torino, dove è allievo di Leonardo Bistolfi (1859-1933), di cui frequenta anche lo studio, acquisendo quella particolare sensibilità che appartiene al linearismo di matrice simbolista.

Le prime opere di Fiorentino Giannetti compaiono alle Promotrici torinesi e suscitano subito approvazione nella critica, per la crescente originalità dei piccoli soggetti animati da una innegabile tendenza secessionista e decorativa.

L’esperienza messicana

Nel 1906, la carriera dell’artista subisce una svolta decisiva: a ventinove anni, lo scultore viene chiamato dal Governo del Messico per occuparsi della decorazione del Teatro Nazionale. Accettato l’incarico, rimane a Città del Messico fino al 1911, dedicandosi alla progettazione e alla realizzazione della decorazione scultorea degli esterni del Teatro.

Questa esperienza risulta fondamentale per la crescita artistica di Fiorentino Giannetti, che studia approfonditamente la scultura arcaica azteca, da cui prende in prestito la gestione asciutta dei piani, l’eloquente sintetismo e il significato mistico e sacrale di alcune rappresentazioni.

Il lungo soggiorno messicano dà modo allo scultore di iniziare la produzione per cui è principalmente conosciuto, quella animalier. L’interesse per le specie esotiche si rivela subito al suo rientro in Italia, dove avvia uno studio dell’anatomia e degli atteggiamenti di diverse specie di scimmie, riprodotte con efficacia espressiva e sensibilità naturalistica.

Il rientro in Italia

Dopo l’interruzione dovuta alla Prima guerra mondiale, riprende ad esporre negli anni Venti, precisamente alla Fiorentina Primaverile, dove inaugura un linearismo sintetico e vigoroso e un modellato fresco e di carattere decorativo che porta avanti anche per tutti gli anni Trenta.

In questo decennio, affianca la scultura celebrativa, sacra e funeraria a quella animalier, riprendendo la conformazione drammatica e la tensione spirituale della scultura bistolfiana. Nonostante l’ampiezza dei temi trattati e la sapiente gestione dell’afflato simbolista, unito al solido arcaismo tratto dalla tradizione messicana, Fiorentino Giannetti non riscuote in patria il successo che ottiene all’estero. Ciò è forse dovuto anche alla scarsa partecipazione ed esposizioni nazionali. Attivo fino agli anni Trenta, muore nel 1939, a sessantadue anni, nella sua città natale, Torino.

Fiorentino Giannetti: la produzione animalier

L’esperienza messicana segna uno sviluppo fondamentale nella produzione e nella dimensione stilistica dello scultore torinese Fiorentino Giannetti. Il carattere decorativo della sua prima fase torinese, dopo il soggiorno in Messico, si arricchisce di quella sensibilità esotica e di quel sintetismo arcaizzante che si rivela a pieno nei soggetti animalier e nelle piccole sculture di idoletti e sacerdoti.

Rientrato in Italia nel 1911, continua a lavorare per committenti latino americani, vincendo anche il concorso della Galleria Florida di Buenos-Ayres. Alla Promotrice torinese compaiono le prime statuette in bronzo di animali, per poi giungere alla massima espressione del genere, alla Fiorentina Primaverile del 1922, occasione in cui Fiorentino Giannetti espone Super natum naturalis amor.

Si tratta di un piccolo gruppo bronzeo che ha come protagonisti una mamma e un cucciolo di scimpanzé, trattati con attenzione naturalistica, non solo rivolta alle anatomie animali, ma anche agli atteggiamenti affettuosi della madre nei confronti del piccolo al suo fianco. Non è da tralasciare, poi, la resa quasi déco dei riccioli di pelo che avvolgono le scimmie con eleganza lineare e ritmica, come succede anche nell’Idoletto presentato alla stessa mostra e nel Gorilla esposto ad Alessandria, sempre nel 1922.

Alla Quadriennale di Torino del 1923, lo scultore presenta una Fontanella – Gorilla, mentre alla Promotrice torinese del 1926 espone una Deposizione di Cristo che rievoca l’intensa drammaticità del simbolismo, ma anche l’equilibrio architettonico della tradizione del Quattrocento italiano.  Infine, al Circolo degli Artisti di Torino del 1927 presenta il Quartetto soave, una scultura leggera e dalle poche linee sintetiche e di andamento verticale, in cui una suora sembra comunicare con alcuni uccellini posati sul suo braccio.

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