GARZIA FIORESI

Garzia Fioresi. Bambina in Campagna. Tecnica: Olio su tela
Bambina in Campagna. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Garzia Fioresi (pseudonimo di Alfredo Grandi) (Vigevano, 1888 – Bologna, 1968) nel 1902 si trasferisce con la famiglia da Vigevano a Bologna e si iscrive all’Accademia di Belle Arti. Diplomatosi nel 1908, comincia ad esporre, anche se, per molti anni, dal 1909 fino alla fine della guerra, è arruolato come ufficiale, e mandato anche in Libia.

I primi anni, tra il servizio militare e la pittura

Nonostante il servizio militare e l’impegno della guerra, riesce comunque ad esporre a ben due Biennali di Venezia, presentandosi subito come un valente pittore di figura. Le sue opere sono quasi sempre ambientate in interni luminosi in cui le figure appaiono denotate da una forte volumetria e da una immediata caratterizzazione psicologica ed espressiva.

Garzia Fioresi partecipa con regolarità alle rassegne dell’Associazione Francesco Francia a Bologna, fino agli anni Venti. E non è da dimenticare che dal 1913 al 1916 partecipa a tutte le esposizioni della Secessione romana.

In questi anni, Fioresi si rende protagonista di un delicato e personalissimo post Impressionismo, in cui i colori accesi e brillanti lo fanno figurare tra i maggiori rappresentati di della cosiddetta Secessione bolognese.

Durante la prima guerra mondiale, il pittore combatte, oltre che in Libia, sul Carso e sull’Altopiano di Asiago. Esperienza questa, che lo segnerà in maniera irreversibile, come si nota anche da alcuni suoi soggetti dedicati alla sofferenza della guerra.

Il rientro a Bologna e l’approccio al paesaggio

Ritornato a Bologna nel 1919, dopo la guerra, Garzia Fioresi ottiene la cattedra di disegno in una scuola professionale della città. Non smette comunque di dipingere, anzi, è proprio in questi anni che la sua ricerca si fa più viva ed intensa.

Negli anni Venti si avvicina al particolare ritorno all’ordine di Armando Spadini (1883-1925), quello tutto concentrato sui valori cromatici del classicismo seicentesco, unito alla grazia dell’Impressionismo francese.

Nei dipinti di questi anni, Garzia Fioresi da una parte elabora il lutto e la sofferenza della guerra analizzandoli dal punto di vista sociale, dall’altra si avvicina gradualmente al paesaggio. Soggiorna a Portici nel 1920 per sperimentare alcune marine, e poi frequenta assiduamente le campagne del delta del Po e l’Appennino Tosco-Emiliano.

Il Tenimento della Mesola

Tra gli anni Venti e Trenta, Garzia Fioresi si allontana da Bologna, insofferente alla frenetica vita cittadina. Preferisce ritirarsi nel territorio di Ferrara, presso il Tenimento della Mesola, circondato dai boschi e dal delta del Po. Accanto al paesaggio, il pittore si dedica assiduamente all’autoritratto come indagine di se stesso e della propria crescita interiore e maturazione artistica.

Negli anni Trenta e Quaranta partecipa alle Quadriennali romane e vince diversi concorsi, ma sempre di più la sua pittura va riferendosi ad un naturalismo provinciale, che lo allontana dagli sviluppi contemporanei dell’arte.

Si ritira piano piano in una pittura personale, senza esporre come negli anni precedenti, anche se nel 1967, alcune sue opere del periodo della Secessione vengono selezionate per la mostra “Arte Moderna in Italia 1915-1935” a Palazzo Strozzi a Firenze. Muore due anni dopo, a Bologna.

Post-impressionismo: i dipinti di figura

Nonostante l’impegno bellico, Garzia Fioresi lavora con passione e dedizione alle sue prime opere figurative. Al 1908, anno del suo diploma, risale il Ritratto di vecchio con cappello nero, che dimostra già la sua tendenza verso un personale impressionismo.

Il cromatismo sperimentale e acceso, ricco di velature e sfumature delicate è presente nei dipinti Attesa verde e Sul terrazzo proposti alla mostra dell’Associazione Francesco Francia del 1912.

Nello stesso anno, alla Biennale di Venezia compare il bellissimo Ragazza al tombolo, mentre nel 1913 alla Secessione romana espone La bimba e Ritratto del dottor G.G. L’anno successivo la sua partecipazione alla Secessione è segnata dal suo ruolo di commissario della Sala Bolognese, presentandovi ben cinque dipinti.

Maria, La famiglia, La griglia verde, Un pensiero e La musica sono i dipinti che maggiormente rappresentano questa felice fase di Garzia Fioresi.

Le figure emergono energicamente dallo spazio e lo riempiono con vigore plastico, colpiti da bagliori luminosi e accesi da un cromatismo vivo e quasi espressionista. Alla Secessione del 1915 presenta poi tre Figure e a quella del 1916 un Autoritratto.

Paesaggi e figure degli anni Venti

Negli anni Venti, quelli che seguono immediatamente l’esperienza ancora dolorosa della trincea, Fioresi comincia a sperimentare il paesaggio. Ma sono ancora nei suoi occhi le immagini della guerra: alla Fiorentina Primaverile del 1922 presenta i primi paesaggi Calanchi, Spiaggia di Napoli, Savena, e i dipinti di figura e di interni Mamma e bambina, La nonna, Profughe e Il soldato.

Da questi titoli si nota il momento di passaggio e di maturazione nella poetica di Garzia Fioresi: è ancora molto colpito dalla guerra, ma si rivolge anche a sperimentazioni nuove, quelle su paesaggio e su una figura ancora più intimista e sentita di prima.

Alla Biennale di Venezia del 1922 compare Bambine, a quella del 1924 I finiti, dipinto di forte pregnanza sociale. Proprio come Emigranti e Madre e figlia presentati a quella del 1926, dichiarando apertamente il suo contributo artistico alla questione della povertà, della depressione economica e della delusione post bellica.

Quando, nella metà degli anni Venti, si ritira presso il Tenimento della Mesola, Garzia Fioresi realizza una lunga serie di Paesaggi caratterizzati da una intensissima valenza atmosferica ed intima. Campagna bolognese e Savena compaiono alla Biennale del 1928 insieme a Autoritratto, Madonna e Testa d’artista.

Quindi è proprio a questo periodo che risale il suo lavoro sul ritratto e l’autoritratto. Partecipa poi alla Quadriennale romana del 1931 con Lavandaie, Rifiuti e Lavatoio, a quella del 1935 con Uomo che si rade, Donna che si pettina, Ragazza e Natura morta.

Ben sedici opere espone nella sua personale presso la Biennale del 1940, a altre dieci all’ultima sua Quadriennale del 1943. Si tratta delle ultime opere comparse in una importante mostra, tra cui, Suonatrice, Marito e moglie, Lettore, Natura morta in verde, Pittore. Tre anni prima, aveva vinto il concorso per un mosaico dell’E 42.

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