MARIO FIORONI

Mario Fioroni. Piccolo Ginnasta. Scultura in marmo
Piccolo Ginnasta. Scultura in marmo

Biografia

Mario Fioroni (Tarquinia, 1895 – Roma, 1982) cresce in un ambiente culturale molto fertile: suo padre, farmacista a Viterbo, ospita nel suo salotto diversi intellettuali e poeti, tra cui Cardarelli.

Sin da bambino, esprime una spiccata propensione verso il disegno ed il modellato, quindi, negli anni Dieci, interrompe il ginnasio per dedicarsi completamente allo studio della scultura.

Passa dunque all’Istituto d’Arte di via Ripetta a Roma, dove è allievo di Ettore Ferrari (1845-1929), e nel frattempo, inizia a collaborare con Angelo Zanelli (1879-1942) ai fregi del Vittoriano. Quest’ultimo scultore rimane il suo maestro per cinque anni, accogliendolo nel suo studio e introducendolo ad una scultura forte e celebrativa.

L’attività espositiva

Dopo la Prima guerra mondiale, Mario Fioroni porta a termine la sua formazione ed esordisce alla Biennale romana del 1923, mentre nel 1925 partecipa alla Biennale d’Arte decorativa di Monza e nel 1930 alla Biennale di Venezia.

Almeno fino agli anni Quaranta, è molto attivo nel campo espositivo: partecipa infatti con regolarità alle Sindacali del Lazio, ma anche alle Quadriennali romane. Insieme ai grandi cicli monumentali, dedicati soprattutto ai caduti della Grande guerra, lo scultore di Tarquinia è avvezzo alla realizzazione di figure di donne e di bambini, eseguiti con estrema fedeltà al vero.

Se da una parte, si riscontrano stilemi novecentisti, soprattutto nella scelta di masse plastiche piene e regolari, dall’altra, il naturalismo conferisce un senso di intima complicità con i soggetti proposti, tratti prevalentemente dalla quotidianità, non solo di Roma, ma anche di Anticoli Corrado, cittadina frequentata dallo scultore.

Fondamentale è l’influenza che Mario Fioroni trae dalla statuaria antica, sia quella fortemente verista del periodo ellenistico, sia quella armoniosa di matrice classica, sia quella statica e solenne di impianto primitivista.

Sposatosi con Francesca Barbanti Brodano nella metà degli anni Venti, nel 1932 danno luce a Giosetta, che diventerà una delle principali protagoniste dello scenario artistico italiano degli anni Sessanta e Settanta.

Mario Fioroni continua ad esporre e a dedicarsi alla scultura fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra, si ritira definitivamente dalle esposizioni e continua la sua attività artistica dedicandosi quasi esclusivamente al disegno e all’incisione. Muore a Roma nel 1982, a ottantasette anni.

Mario Fioroni: la scultura tra verismo e riferimento all’antico

Gli esordi di Mario Fioroni sono legati ai fregi del Vittoriano Trionfo del lavoro e dell’amor patrio, realizzati insieme al maestro Angelo Zanelli. Se dunque, nei primi anni, il linguaggio dello scultore è particolarmente legato alla celebrazione e ai significati simbolici delle figure e delle allegorie, in un secondo momento, a partire dagli anni Venti, costruisce una propria cifra stilistica con evidenti connessioni al verismo.

Una delle sue sculture più famose, Piccolo ginnasta, viene presentata alla Sindacale del Lazio del 1929. Le masse ordinate ed equilibrate si accompagnano ad una visione pacata ed intima, così come avviene anche nella scultura Il grano proposta alla Biennale di Venezia del 1930.

Ragazza di Anticoli, ritratto fortemente attento al vero, compare alla Sindacale di Torino del 1931 insieme a Piccolo ginnasta. Nello stesso anno, alla Quadriennale di Roma, Mario Fioroni espone Ragazza che accorda la cetra, la delicata e poetica scultura in cera di matrice classica. Con Eva prende parte alla Sindacale di Firenze del 1933.

Bimba che dorme, dai richiami evocativi alla scultura ellenistica, compare alla Quadriennale di Roma del 1935, dove lo scultore ottiene un grande successo di critica. Due anni dopo, alla Sindacale, espone l’intima scultura Donna con bambino, mentre alla Quadriennale del 1939 presenta Il vestito nuovo e Nudo, in cera.

Nei primi anni Quaranta, Mario Fioroni già comincia ad esporre le sue acqueforti, tecnica che riempirà la fase artistica del dopoguerra, quando si allontanerà sempre di più dalla scultura. Tra le ultime opere plastiche apparse alle esposizioni, vi è l’importante Ritratto di mia figlia in terracotta, conosciuto anche come Bambina dormiente.

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