Carmelo Floris

Carmelo Floris.Ragazza di Ollolai (dettaglio). Tecnica: Olio su tela, 38 x 29 cm
Ragazza di Ollolai (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Carmelo Floris (Bono, 1891 – Olzai, 1960) rimasto orfano molto piccolo, va a vivere con lo zio paterno Carlo Nonnis, parroco della chiesa di Ollolai, vicino Nuoro. Lo zio, particolarmente appassionato di arte, ama accogliere pittori e scrittori e presentarli al nipotino, che ben presto si avvicina allo studio del disegno.

In una di queste occasioni, conosce Giuseppe Biasi (1885-1945), artista poco più grande di lui che incoraggia subito Carmelo Floris a continuare a studiare pittura, dopo aver notato le sue abilità disegnative. Proprio Giuseppe Biasi diventa il suo mentore e maestro, soprattutto per quanto riguarda l’incisione.

Tra Olzai e Roma

Nel 1905, il ragazzo si trasferisce ad Olzai, sempre continuando a dipingere e a praticare l’incisione. Terminati gli studi liceali, decide di partire per Roma e frequentare l’Accademia di Belle Arti tra il 1909 e il 1910.

Già in questo periodo, Carmelo Floris rivela la sua identità di pittore sardo, esponendo nelle mostre accademiche tele ispirate alla Barbagia e alle sue tradizioni.

Il segno è quello della Secessione, non solo grazie al clima culturale che vive a Roma, ma anche e soprattutto grazie alla vicinanza a Biasi che unisce la netta linea secessionista alle immagini della tradizione sarda. Nel 1913, inoltre, alla Secessione romana, il giovane pittore rimane estremamente colpito dai Pesci rossi di Henri Matisse.

Alcuni dipinti di questo primo periodo appaiono profondamente influenzati dal contesto espressionista europeo e matissiano: Carmelo Floris, infatti, dipinge a larghe campiture di colore acceso soggetti della sua cara Sardegna.

La guerra e gli anni Venti a Olzai

Nel 1915, si arruola come volontario nella Brigata Sassari, combattendo valorosamente per tutto l’arco del conflitto mondiale. Da questa esperienza ne nasceranno alcuni dei suoi dipinti più forti, che uniscono il già citato Espressionismo ad una visione acutamente verista.

Tornato in Sardegna, si dedica incessantemente alla pittura e poi anche all’incisione nel suo studio di Olzai. Sono gli anni degli intensi ritratti, che uniscono visione reale a dimensione fortemente emotiva e che trasmettono il legame che Carmelo Floris ha con la sua gente e con le sue tradizioni.

Entra a far parte del Partito Sardo d’Azione, iniziando un’attività di militante di sinistra che lo accompagnerà per molti altri anni. Ecco perché i volti e le scene di Floris, rispetto a quelli di altri pittori sardi risultano più vivi, reali e sofferenti, più approfonditi dal punto di vista psicologico.

E lo stesso avviene anche negli anni Trenta, in cui il pittore unisce sempre questo intenso realismo alle campiture piatte dell’Espressionismo nella descrizione di scene in cui protagoniste sono le forti e indistruttibili donne sarde.

L’attività di incisore e gli ultimi anni

Non è da sottovalutare, poi, la grande influenza che la produzione grafica ha avuto su quella pittorica. Praticando l’attività incisoria ed illustrativa e collaborando a diverse riviste come “Il Nuraghe”, Carmelo Floris avvia una serie di lavori di carattere decorativo e secco allo stesso tempo, appoggiando ancora una volta le tendenze espressioniste nordiche.

Ollolai e Olzai sono i luoghi da cui il pittore trae più ispirazione, sia per le scene folcloriche che per i ritratti profondi e introspettivi. Negli anni Trenta, raggiunge un grande successo nel campo dell’incisione, esponendo anche a Parigi e Monaco.

Nel 1939, Carmelo Floris si reca a Parigi per approfondire da vicino l’Impressionismo e l’Espressionismo. Vi incontra Emilio Lussu, compagno del Partito d’Azione che gli lascia alcuni manifesti di propaganda antifascista. Al suo rientro, scoperto con questo materiale, il pittore viene arrestato e mandato al confino alle isole Tremiti fino al 1942.

Durante questo periodo continua a dipingere soprattutto ritratti, adesso ispirato maggiormente dal segno di Cézanne, studiato a Parigi. Dopo il confino, si ritira definitivamente ad Olzai, dove sembra interessarsi sempre di più al paesaggio, trattato con estrema sintesi che sembra unire l’esperienza verista macchiaiola a Cézanne.

Negli anni Cinquanta tiene diverse mostre personali tra Roma, Sassari, Firenze e Nuoro. Si sposa molto tardi, nel 1952, passando gli ultimi anni nella sua Olzai. Muore nel 1960 a sessantanove anni.

Carmelo Floris: la Sardegna narrata attraverso l’Espressionismo e il realismo

Tra i primi dipinti conosciuti di Carmelo Floris si può sicuramente inserire l’iconico e duro ritratto a figura intera di Don Daga, che risale a prima del 1915. Un vecchio in abiti sardi tiene il braccio appoggiato ad un fucile puntato a terra.

L’incastro decorativo della figura con lo sfondo colorato di una stoffa sarda conferisce all’immagine un sentore di esotico e soprattutto un sapore fortemente secessionista e grafico. Del 1916 è il famoso Monte Zebio, dipinto che racconta la trincea della guerra, in cui il sintetismo del colore steso a campiture sommarie prevale questa volta sulla linea.

Degli anni Venti sono alcuni paesaggi sardi e soprattutto i ritratti. Ragazza di Ollolai – che compare alla Biennale romana del 1925 – Contadino e Gristolu vengono ritratti in tutta la loro essenza di lavoratori, con la pelle bruciata dal sole e pennellate continue e ondulate, che richiamano il segno di Munch, come avviene anche nella grafica di Carmelo Floris.

Il Ritratto di Giuseppe Murgia del 1926 appare invece più sospeso e moderno, quasi metafisico. Degli stessi anni sono Vespero e diversi ritratti dedicati alle Donne di Ollolai nei loro abiti tradizionali. Negli anni Trenta il realismo domina il linguaggio del pittore, che piano piano abbandona le tendenze espressioniste, per favorire una visione più nitida e una pennellata più sintetica e verista, come si nota anche dai paesaggi degli ultimi anni.

Ne sono esempio Paesaggio estivo, Paese, presentato alla Quadriennale di Roma del 1931, ma anche Donna in chiesa e Spose in chiesa comparsi alla Sindacale di Firenze del 1933.

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