RUGGERO FOCARDI

Ruggero Focardi. La Toilette dopo il Bagno. Tecnica: Olio su tela
La Toilette dopo il Bagno. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Ruggero Focardi (Firenze, 1864 – Quercianella Sonnino, 1934) si forma inizialmente al fianco del padre e del fratello maggiore, scultore. Accanto alla pratica da autodidatta, gli è preziosa la guida di Telemaco Signorini (1835-1901) che lo incoraggia nello studio della pittura.

L’importanza di Telemaco Signorini

Prezioso amico e insegnante, Signorini diventa per Ruggero Focardi il primo modello. Aderisce ben presto alla poetica dei macchiaioli e al naturalismo toscano. Anche dal punto di vista della critica si dedicherà ad una serie di scritti teorici a sostegno della macchia. Ma rispetto a quella di Signorini, la sua pittura si fa subito più concentrata su una plasticità solida e su un cromatismo chiaro ed equilibrato.

Subito il pittore si fa interprete della quotidianità della campagna toscana, e si fa largo in lui l’interesse per le tematiche sociali. Da questo punto di vista, molti studiosi lo hanno assimilato ai pittori francesi come Jules Breton (1827-1906), profondamente legati alla ruralità bretone.

Ruggero Focardi ha modo di osservare le loro opere nel 1880, presso una mostra a Firenze. Soltanto l’anno prima, il pittore aveva esordito con un disegno a penna di sfondo sociale e umanitario.

Settignano

Ben presto si trasferisce a Settignano, in stretto contatto con Signorini. Insieme a lui dipinge en plein air e compie diversi soggiorni a Londra nella prima metà degli anni Ottanta. Nel 1881 espone studi e paesaggi alla Royal Academy of Art, proprio incoraggiato dall’amico.

In questi anni raggiunge i primi traguardi: alle Promotrici fiorentine è molto apprezzato per la sua narrazione della quotidianità rurale toscana.

Tra studi dal vero e dipinti di genere, riesce a far emergere dal pennello forza plastica, espressiva ed emotiva con grande capacità. Oltre che a Firenze, espone a Milano, Roma e Bologna, ma anche a Buenos Aires e a Parigi.

Nel frattempo, dal 1904, Ruggero Focardi svolge l’attività di insegnante presso la Scuola d’Arte di Santa Croce, e comincia a dedicarsi con assiduità alla critica d’arte. Non smette comunque di dipingere e di esporre, anzi partecipa alle esposizioni fino agli anni Trenta del Novecento.

Nel Novecento, l’amicizia con Plinio Nomellini (1866-1943), che lo ritrae mentre dipinge in Versilia, non lo conduce esattamente al Divisionismo, ma di certo lo indirizza verso una pennellata più libera e meno focalizzata sulla macchia.

Negli anni Venti si susseguono prestigiose personali, tra cui quella alla Bottega d’Arte di Livorno del 1924. L’inizio degli anni Trenta è segnato soprattutto dall’impegno critico e dalla sperimentazione dell’acquaforte. Muore a Quercianella Sonnino nel 1934.

Ruggero Focardi: la narrazione della ruralità toscana e l’eredità della macchia

Come si è detto, rispetto a Telemaco Signorini, Ruggero Focardi sviluppa subito una solidità compositiva e cromatica personalissima. Gli interessano i temi sociali, la vita degli ultimi, l’osservazione della realtà vera, come si mostra ai nostri occhi. Nel 1879 esordisce a Firenze con il disegno a penna Fate l’elemosina per amor di Dio, quasi un manifesto programmatico della sua poetica.

A Settignano, insieme a Telemaco Signorini, dipinge la quotidianità della campagna toscana. La vita di campi, ma anche le solitarie giornate delle donne o i divertenti giochi dei ragazzi. Nel 1884 alla Promotrice fiorentina espone Effetto di pioggia, con cui vince il primo premio. Due anni dopo, a Genova invia Fra gli ulivi e Crociera di Settignano.

Il gioco delle bocce, dipinto dinamico e curioso, viene presentato in due versioni nel 1889: la prima alla Mostra Universale di Parigi, la seconda a Buenos Aires. Nel 1890 a Firenze Ruggero Focardi espone invece Pioggia, Tranquillità domestica e Ritorno dal bosco.

Si tratta di una serie di dipinti che narra la quotidianità della vita a Settignano. L’interno di una casa, il rientro dopo il lavoro, una veduta presa dal vero, così come Al mercato e Vita campagnola presentati a Firenze nel 1894.

Cicaleccio compare alla Festa dell’Arte e dei Fiori del 1896, Calma grigia, Raggi solari, Fine di una libecciata, Principio di una libecciata, Sulla spiaggia viareggina, alla promotrice del 1903. Questi ultimi dipinti dimostrano la frequentazione da parte di Ruggero Focardi della Versilia, di Viareggi, e dunque la volontà di produrre, accanto ai paesaggi, splendide marine.

Novecento: tra marine e paesaggi, la grande libertà compositiva

Il nuovo secolo per Ruggero Focardi è segnato dall’amicizia con Plinio Nomellini. La sua pittura si fa più libera e sciolta, il cromatismo più acceso e variegato. Nel 1904 a Firenze espone Ulivi a Settignano, Mareggiata sul Tirreno, La Casa di desiderio da Settignano, Un breve riposo. Nello stesso anno inizia l’attività di insegnante e comincia a dedicarsi con maggiore impegno alla critica.

Ha diversi allievi a Settignano, per i quali organizzerà una mostra nel 1922. Saltuariamente si dedica anche alla scultura, praticata a seguito del padre nei primi anni di formazione. Proprio in bronzo, infatti, sarà il ritratto di Plinio Nomellini del 1918.

Giornata grigia e Dopo la pioggia compaiono alla Fiorentina Primaverile del 1922, mentre nel 1926 partecipa alla Biennale di Venezia con Autunno. Nel 1928 tiene una personale alla Galleria Pesaro di Milano, in cui, tra le altre opere compaiono Notturno, Ulivi e cipressi, Un tramonto sul mare – Quercianella, Contadino in partenza, Sulla spiaggia di Viareggio, Ora vespertina, Contadina che lavora all’uncinetto e Dopo la pioggia nell’orto – Querceto fiorentino.

Il ménage della piccola Marisa viene esposto alla Quadriennale di Roma del 1931, mentre nel 1932 Ruggero Focardi fa la sua ultima apparizione pubblica alla Mostra Regionale d’Arte Toscana con Verso il tramonto a Quercianella.

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