Fornara Carlo

Carlo Fornara, A Giornata Finita - Tecnica: Olio su Tela, 63 x 84 cm. Firmato in basso a sinistra
A Giornata Finita. Tecnica: Olio su Tela. Firmato in basso a sinistra

Biografia

Carlo Fornara (Prestinone di Val Vigezzo, 1871 – 1968) nasce da un’umile famiglia di contadini. Molto presto mostra uno spiccato interesse per il disegno, così viene iscritto alla scuola d’arte di Santa Maria Maggiore dove studia dal 1884 al 1891.

Qui segue le lezioni di Enrico Cavalli (1849-1919) che aveva vissuto in Francia ed era aggiornato sulle più moderne espressioni pittoriche del tempo. Ha come compagno di studi Giovanni Battista Ciolina (1870-1955) con cui condivide il primo approccio alla pittura ufficiale.

I viaggi in Francia

Per approfondire la sua formazione artistica Carlo Fornara compie un primo viaggio in Francia nel 1894 e un secondo nel 1896. Insieme al suo amico Ciolina, in quest’ultimo soggiorno, si reca in particolare a Lione. Scelgono questa città perché qui si era formato e aveva intessuto una serie di legami Ernico Cavalli.

Il loro maestro li indirizza verso una serie di rappresentanti della borghesia e dell’aristocrazia, abituati al mecenatismo e avvezzi al contatto con gli artisti. Carlo Fornara e Ciolina infatti realizzano per questi collezionisti una serie di ritratti creati a partire da fotografie.
In questo modo possono mettere da parte velocemente e senza troppe pretese, un piccolo fondo economico da utilizzare in Italia per mantenersi dignitosamente, da artisti.

L’amicizia con Segantini

Tornato in Val Vigezzo si prepara al trasferimento a Milano, in vista della Triennale di Brera del 1897, dove non viene accolto bene dalla giuria. Partecipa due anni dopo alla Biennale di Venezia. Uno dei dipinti esposti viene sfregiato da un visitatore perché convinto che la sua pittura sia troppo simile a quella di Giovanni Segantini (1858-1899).

In realtà quest’ultimo lo difende con forza e anzi lo coinvolge nella realizzazione del grande Panorama dell’Engadina, purtroppo non portato a termine.

Dall’amicizia con Segantini avviene la svolta per Carlo Fornara: si unisce a tutti gli altri esponenti del Divisionismo e ne condivide la tecnica e il linguaggio. Inizia quindi a partecipare alle mostre nazionali e internazionali più importanti.

Artefice di una personalissima declinazione del Divisionismo, tramite un cromatismo intenso e vivo, viene portato alla ribalta dall’azione commerciale di Alberto Grubicy. Quest’ultimo organizza per lui addirittura una personale alla Biennale di Venezia del 1914. Dipingerà ininterrottamente nel suo studio di Prestinone fino alla morte, sopraggiunta nel 1968.

Gli esordi

Il pittore esordisce ufficialmente alla Triennale di Milano del 1891 con Rimembranze e La bottega del calderaio. Tele queste già impostate su un linguaggio moderno, appreso grazie agli insegnamenti del maestro Enrico Cavalli.

A Milano, comunque, Carlo Fornara entra in contatto con il nucleo principale del gruppo Divisionista.  Sono di questo periodo i numerosi ritratti ad olio commissionati dai borghesi di Lione, esperienza che lo porta ad entrare nell’ambiente del mercato artistico europeo.

Il Divisionismo

Alla Triennale di Brera del 1897 presenta En plein air, un dipinto rifiutato dalla giuria perché considerato troppo esagerato nelle accensioni cromatiche. È proprio questa caratteristica invece che lo rende particolare e diverso rispetto agli atri divisionisti, spesso concentrati su toni meno sgargianti.

Le opere di questo periodo come Pascolo alpino o Pomeriggio estivo presentate alla Biennale del 1895 vengono notate e profondamente apprezzate da Segantini. L’artista più anziano lo avvicina con piacere ai suoi amici divisionisti.

Entrare in contatto stretto con Angelo Morbelli o Giuseppe Pellizza (1868-1907) significa approdare al Divisionismo maturo che gli aprirà le porte delle mostre internazionali.

Carlo Fornara presenta L’annuale vicenda alla Triennale di Milano del 1900, potente trittico formato da Sera di settembre, Mattino d’aprile e Ombra estiva. La bellissima opera viene dedicata a Giovanni Segantini morto l’anno prima.

La natura del Piemonte

In questi anni si manifesta la tendenza di Carlo Fornara verso un Divisionismo dal carattere naturale. Sembra dunque lontano sia dal simbolismo di Previati, sia dalla questione sociale di Pellizza o Morbelli. La natura che emerge è quella della montagna piemontese che ha sempre ritratto e osservato fin dall’infanzia a Prestinone.

Forte è l’attaccamento a queste terre e alle sue origini e forte è l’attenzione alla ciclicità delle stagioni, tema ereditato da Antonio Fontanesi (1813-1875).

Carlo Fornara infatti aveva conosciuto le opere  dell’artista a Torino, in una grande retrospettiva a lui dedicata negli anni Novanta. Questo emerge anche solo dai titoli delle sue opere come La parabola della natura (Vita nova – Presagio – La morte).

Con Tristezza invernale, dipinto che descrive una stagione e gli stati d’animo ad essa legati, vince la medaglia d’oro all’Esposizione di Monaco del 1905.

Dal 1916 si dedica all’opera La conquista della Terra, conservata nella Sala del Parlamento della Repubblica Argentina.
Nel 1921 partecipa alla Biennale di Roma con trenta dipinti, momento che segna l’ultima sua partecipazione ad una mostra ufficiale.

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