Francesco Albani

Francesco Albani. La Danza degli Amorini. Tecnica: Olio su tela. Pinacoteca di Brera
La Danza degli Amorini. Tecnica: Olio su tela. Pinacoteca di Brera

Biografia

Francesco Albani (Bologna, 1578 – 1660) è allievo a Bologna nella scuola del pittore Denijs Calvaert (1540-1619) detto Dionisio Fiammingo, insieme a Guido Reni (1575-1642) e a Domenichino (1581-1641). Negli anni Novanta del Cinquecento già è attestato nella scuola dei Carracci.

Tra le prime collaborazioni si segnala la decorazione dell’oratorio di San Colombano, seguita da quella di palazzo Fava, con storie tratte dall’Eneide, in cui già comincia a farsi evidente l’impronta stilistica del pittore, volta ad un classicismo tenue e chiaro nella gamma tonale.

Il primo soggiorno romano

Tra il 1601 e il 1602 Francesco Albani arriva a Roma insieme a Guido Reni, per studiare Raffaello (1483-1520) e per vedere da vicino anche l’operato del cugino di Ludovico, Annibale Carracci (1560-1609). È molto probabile che lo abbia accompagnato nell’esecuzione delle lunette Aldobrandini per San Carlo al Corso e oggi conservate nella Galleria Doria Pamphilj.

In seguito lo affianca nella decorazione della cappella Herrera in San Giacomo degli spagnoli. A questo punto, inizia a ricevere le prime committenze individuali: a partire dagli affreschi con la Caduta di Fetonte e Il concilio degli dei in palazzo Giustiniani a Bassano di Sutri, Francesco Albani ottiene un’immediata approvazione.

L’indirizzo raffaellesco

Tra il 1609 e il 1612 si occupa, insieme a Reni, della cappella del Palazzo del Quirinale a Roma. Una fama costante lo accompagna per tutto il periodo romano, dall’esecuzione degli affreschi della cappella maggiore in Santa Maria della Pace alla decorazione di palazzo Verospi al Corso. Sempre più preponderante appare l’indirizzo raffaellesco, nella scelta di un cromatismo e di un formalismo eleganti ed equilibrati.

In Santa Maria della Pace, nel 1612, accanto alle Sibille di Raffaello, affresca i profeti Isaia e Davide e, soprattutto, esegue l’Assunzione della Vergine sulla volta e l’Allegoria della Giustizia e della Pace nella lunetta sopra l’altare maggiore.

È evidente, in questi anni, l’interesse del pittore bolognese nei confronti delle allegorie, delle scene mitologiche e degli idilli pastorali, che lo rendono una sorta di precursore del classicismo arcadico e per questo apprezzato moltissimo dai committenti romani.

Francesco Albani, il classicismo arcadico

Dopo la nomina ad Accademico di San Luca, rientra a Bologna pieno di onori. Dopo aver soggiornato un anno a Mantova, dove lavora per Ferdinando Gonzaga a Villa Favorita, all’inizio degli anni Venti ritorna a Roma per restarvi solo due anni. Due anni, però, intensissimi, in cui riceve committenze dalle le famiglie più prestigiose.

Per Scipione Borghese, che lo considera tra i suoi pittori prediletti, esegue i tondi con le Storie di Venere e Diana oggi alla Galleria Borghese. Il paesaggio arcadico è preponderante nei Quattro elementi, ma anche nei Paesaggi tasseschi per i Colonna.

Alla metà degli anni Venti risalgono anche Mercurio e Apollo della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, la Danza degli amorini della Pinacoteca di Brera. Rientra a Bologna per poi essere di nuovo a Roma all’inizio degli anni Trenta.

In questo periodo attende l’incarico per una pala d’altare in San Pietro, ma il progetto sfuma poiché la committenza viene affidata a Valentin de Boulogne (1591-1632). Dopodiché, rientra a Bologna per gli affreschi della Cappella Cagnoli in Santa Maria di Galliera.

Un pittore longevo e una fama costante e duratura

Nonostante già negli anni Trenta Francesco Albani abbia raccolto il massimo degli onori e degli incarichi, sarà destinato a lavorare per importanti committenti, almeno per altri vent’anni. La sua è una carriera lunga attraversata da una reputazione indiscussa.

Pur se per qualche decennio della nostra epoca il suo operato è stato giudicato a tratti troppo leggero e frivolo nella scelta di tematiche mitologiche e classiciste nella loro vena più narrativa e sentimentale, ciò è da ricondurre nella maggior parte dei casi, al gusto dei committenti.

Negli ultimi anni, sono molto frequenti le opere dedicate alle Metamorfosi di Ovidio, in cui il paesaggio sullo sfondo non è considerato come un elemento secondario, ma al contrario di massima importanza, assecondando naturalmente il classicismo di stampo carraccesco.

L’ultima opera di Francesco Albani è Il riposo durante la fuga in Egitto oggi conservato a Palazzo Pitti, eseguito per i Medici nel 1660, anno in cui lo coglie la morte ad ottantadue anni.

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