Francesco Gioli

Francesco Gioli. Gioventù, sulla Spiaggia Tirrena, 1907. Tecnica: Olio su tela
Gioventù, sulla Spiaggia Tirrena, 1907. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Francesco Gioli (San Frediano a Settimo, 1846 – Firenze, 1922) nasce da un’agiata famiglia della provincia pisana. Dimostrate doti artistiche sin dalla tenera età, si trasferisce a Pisa dal San Frediano per studiare all’Accademia al seguito di Annibale Mariani (1840-1891). Successivamente, si trasferisce all’Accademia di Firenze, dove è allievo di Enrico Pollastrini (1817-1876).

Dunque, la prima impronta di Francesco Gioli è quella della pittura di storia di stampo accademico, ma sarà breve il passo verso la pittura di genere. Ben presto, però, con la frequentazione di Telemaco Signorini (1835-1901) e di Giovanni Fattori (1825-1908) si avvicina naturalmente al paesaggio verista.

Il viaggio in Francia

Dopo aver partecipato alle prime esposizioni con soggetti di genere e di ispirazione agreste, Francesco Gioli compie, nel 1874, un viaggio a Parigi insieme a Fattori, Egisto Ferroni (1835-1912) e Niccolò Cannicci (1846-1906).

Questo soggiorno rappresenta un cambiamento importantissimo per Gioli: studia i paesaggisti della Scuola di Barbizon e si interessa alla loro modalità lirica e poetica dell’osservazione del vero. A questo punto, il pittore abbandona definitivamente la pittura di genere per dedicarsi ad un paesaggismo equilibrato e di stampo macchiaiolo.

Paesaggi livornesi e pisani, scene di vita campestre caratterizzate da un’interpretazione sobria e solenne entrano a far parte della sua sensibilissima produzione. L’attenzione alla resa luministica ed atmosferica traspare dalle tele degli anni Settanta e Ottanta, apprezzatissime dalla critica.

Gli anni Novanta e il Novecento

Dopo essere stato nominato professore di pittura all’Accademia di Bologna nel 1888, Francesco Gioli si dedica sempre con maggiore impegno allo studio degli effetti di luce sulla natura. A tratti, il naturalismo cede il passo proprio alla ricerca luministica che sembra essere la protagonista delle tele degli anni Novanta.

È proprio a questo punto che alle esposizioni iniziano a comparire composizioni in cui la luce assume un significato poetico e simbolico, in linea con le espressioni della Secessione europea.
Soprattutto alle Biennali di Venezia di inizio Novecento Francesco Gioli invia opere dalla grande valenza allegorica, in cui spesso la pennellata si abbandona ad accenti divisionisti.

Dalla metà degli anni Dieci si fa meno regolare l’attività del pittore. Partecipa alla sua ultima Biennale nel 1920, e muore due anni dopo a Firenze, a settantasei anni.

Francesco Gioli, gli esordi nella pittura di storia e di genere

Il legame con i maestri Mariani e Pollastrini lo conducono inevitabilmente ad un inizio legato alla pittura di storia di stampo accademico. Alla Promotrice di Firenze del 1868, espone infatti Carlo Emanuele I di Savoia e l’ambasciatore spagnolo. All’Esposizione di Parma del 1870 invia invece il dipinto di genere L’Angelus Domini della mattina.

Dunque, nella prima fase giovanile, Francesco Gioli si divide tra il genere storico e quello aneddotico, come dimostra anche la serie dedicata agli episodi della vita di Goldoni e i dipinti Alla messa, Pane e Acqua, presentati nel corso degli anni Settanta.

Il paesaggio naturalista di influenza macchiaiola

La frequentazione di Signorini e Fattori induce gradualmente Francesco Gioli ad abbandonare la pittura di storia e di genere per dedicarsi al paesaggio. Sin da subito si occupa di scene di vita campestre di grande equilibrio cromatico e formale, come si nota dalle opere presentate a Torino nel 1877 La mietitura del grano e La spigolatura dell’uva.

Si tratta di tele dedicate alla campagna delle colline pisane, carissime al pennello del pittore toscano perché suo luogo di nascita. A questo punto, anche grazie al viaggio a Parigi del 1874, il pittore si dedica sempre con maggiore interesse al paesaggio naturalista. Diventa attentissimo ai valori della luce, declinata in tutte le sue espressioni, protagonista delle sue tele mature.

Presso l’Esposizione di Firenze del 1880 presenta La mietitura (colline pisane), Tempaccio e Al bosco. Mentre all’Esposizione Nazionale di Roma del 1883 invia Lo spaccapietre, La processione del Corpus Domini, Vita tranquilla – tipi toscani e Mater dolorosa.

L’apice di questa fase si può ritrovare nelle opere presentate all’Esposizione Nazionale di Venezia del 1887: Le boscaiole di San Rossore, Contadina toscana e Massaia toscana. Nel frattempo, due anni prima, aveva ottenuto la medaglia d’argento a Londra per il dipinto Ai campi di giugno.

Nel 1888 Francesco Gioli invia all’Esposizione di Bologna Lungo mare, Giornata di scirocco in Maremma, Fra coetanee e Intorno casa, dipinti dall’impianto equilibrato e solenne. Appartengono agli anni Novanta le opere più indirizzate verso uno studio attentissimo della luce. Alla Promotrice di Firenze del 1894 espone Malinconia etrusca, Paesaggio volterrano, Contadina toscana e Via della Porta dell’Arco (Volterra).

La fase simbolista di inizio Novecento

Il 1895 è l’anno in cui espone alla I Biennale di Venezia Malinconia estiva, Pomona e Giro giro tondo. Si tratta di una nuova interpretazione della luce e del naturalismo, che nascondono significati simbolici ed allegorici.

Dunque, da questo momento in poi, Francesco Gioli prende ispirazione dalle Secessioni europee, consegnando al suo linguaggio un valore mistico ed allegorico prima sicuramente assente.

Un senso di misterioso silenzio pervade le opere di questo periodo che si prolunga fino agli anni Venti del Novecento. Riflessioni sul valore simbolico della luce, sulla malinconia di alcune rappresentazioni, sulla sensazione allegorica del naturalismo, compaiono nei dipinti di questo periodo. Sole cadente – Maremma toscana, Nebbie, Sole e nubi, Fiori di campo presentati alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896, confermano questo indirizzo.

Così come L’ora del pastore – tramonto della Biennale del 1897 e Sulla spiaggia tirrena – renaiuoli presentato alla Biennale del 1899. Una trattazione del segno secessionista austriaco caratterizza le opere presentate alla Biennale del 1901 Effetti di luna e Ritratto di bambino e a quella del 1902 Vita e Paese.

Molto importanti per la nuova sensibilità che contengono sono le opere presentate a Firenze nel 1904, Libeccio a Boccadarno, Tipo Marchigiano, Lo scoglio delle rondini presso Antignano e soprattutto i Quattro pannelli decorativi – Le quattro stagioni. Calma lunare, Notturno e Autunno toscano compaiono alla Biennale del 1905, mentre a quella del 1907 Tramonto e il significativo Gioventù sulla spiaggia.

Francesco Gioli partecipa alle Secessioni romane del 1913 e del 1915 con diversi paesaggi toscani dedicati al susseguirsi delle stagioni nella loro accezione simbolica. Finalmente, presso la Biennale del 1914, si tiene una sua personale con più di cinquanta opere che riassumono la sua carriera.

Tra di esse, sono da segnalare Spigolatrice, Passa il viatico, Ballo di bambini, Plenilunio, Tramonto estivo – pianura pisana, Prime nevi, Mietitura in montagna e Lungo la spiaggia. Partecipa alla sua ultima Biennale nel 1920 con i suggestivi dipinti Armonie, luci e ombre e La barca si avvicina.

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