Francesco Gonin

Ingresso di Vittorio Amedeo II e del Principe Eugenio a Torino. Tecnica: Olio su tela
Ingresso di Vittorio Amedeo II e del Principe Eugenio a Torino. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Francesco Gonin (Torino, 1808 – Giaveno, 1889) frequenta l’Accademia Albertina di Torino, studiando al seguito di Giovanni Battista Biscarra (1790-1851) e di Luigi Vacca (1778-1854). Diviene ben presto un artista poliedrico: non solo pittore, ma anche scenografo, costumista e litografo.

Con Vacca, che poi sarà suo suocero, si reca a Ginevra e ad Altacomba nel 1824 per coadiuvarlo come frescante dell’Abbazia. Rientrato a Torino, inizialmente si dedica alla litografia, collaborando alle prime e più importanti edizioni piemontesi dell’epoca risorgimentale. Ad esempio lavora alle Vite e ritratti di sessanta piemontesi illustri e ad Iconografia sabauda.

Un artista eclettico nel Piemonte risorgimentale

Francesco Gonin esordisce a Torino nel 1829, anno in cui conosce Massimo D’Azeglio (1798-1866), con cui stringe una forte amicizia. Con lui, compie un soggiorno a Milano nel 1835, dove completa la sua formazione conoscendo Giuseppe Molteni (1800-1867) e gli artisti che gravitano attorno al suo studio.

Da questo momento in poi, l’artista si specializza soprattutto nella pittura di storia o in soggetti tratti dalla letteratura romantica. Approfondisce il linguaggio accademico compiendo un viaggio a Parigi, sempre negli anni Trenta, insieme a Ferdinando di Breme. Partecipa al Salon del 1836 con due acquarelli, per poi tornare in Italia, ormai affermato nel campo della pittura romantica.

Nei suoi dipinti, si ispira prevalentemente al romanzo storico di Walter Scott, di Alessandro Manzoni e di Massimo D’Azeglio. Per Alessandro Manzoni, inoltre, illustra con tecnica xilografica I promessi sposi nella versione del 1840.

Il rapporto con i Savoia

Alla fine degli anni Trenta, Francesco Gonin comincia a ricevere i primi incarichi dalla casata sabauda. Carlo Alberto, che lo ammira profondamente, gli commissiona l’arredamento di tutte le residenze e del Teatro Regio. Quindi, tra il 1837 e il 1842, lavora, diretto da Pelagio Palagi (1775-1860) alla decorazione degli edifici sabaudi, mettendo in campo tutto il suo carattere di artista eclettico.

Il rapporto artistico con i Savoia si prolunga fino a tutti gli anni Cinquanta, momento in cui Francesco Gonin si impegna anche come ritrattista delle famiglie aristocratiche di Torino.
Apprezzatissimo per i suoi ritratti ad acquarello, continua nel frattempo ad esporre a Torino fino alla fine degli anni Ottanta, inoltrandosi anche in soggetti di genere, cui si dedica soprattutto dagli anni Sessanta in poi, insieme a quelli sacri e storici.

Continua, nel corso degli anni, la sua attività di scenografo e costumista del Teatro Regio e soprattutto la tecnica dell’affresco, utilizzata nella decorazione di diverse chiese piemontesi. Molto anziano e ancora nel pieno dell’attività, muore a Giaveno, vicino Torino, nel 1889.

Francesco Gonin: il romanticismo storico

Francesco Gonin si forma inizialmente sotto la luce della pittura classicista appresa da Biscarra e Vacca. Con lui realizza gli affreschi dedicati alla Vita di San Bernardo nell’Abbazia di Altacomba.

In questi anni, quindi, si specializza soprattutto nella realizzazione di scene sacre, ma ben presto, da pittore estremamente versatile, si occuperà di pittura si storia, di ritratti e di soggetti di genere.

Dopo aver conosciuto Massimo D’Azeglio negli anni Trenta, partecipa all’Esposizione di Brera del 1835 con opere tratte da Scott e Manzoni, tra cui Il principe comunica al principino e alla madre la decisione di Gertrude a prendere il velo. Dopo aver illustrato con xilografie l’edizione dei Promessi Sposi, Francesco Gonin, ottiene un successo enorme in tutte le discipline cui si dedica con passione e competenza.

Funziona come costumista, come scenografo e come decoratore, ma anche e soprattutto come pittore di storia di ascendenza romantica. Nel 1842 prende parte all’Esposizione di Torino con una serie di soggetti tratti dall’Iliade: La difesa del corpo di Patroclo, Il duello tra Achille ed Ettore e Apollo che difende Ettore.

L’anno successivo, oltre ad esporre due paesaggi afferenti al Romanticismo nordico, presenta il dipinto di storia torinese I Sindaci di Torino che consegnano le chiavi della città al Maresciallo di Brissac Comandante dell’esercito francese nel 1536. Nel 1845, oltre a tredici Ritratti, presenta Beatrice Cenci, condotta al patibolo, viene liberata dagli allievi di Guido Reni, il Riposo in Egitto e un Bozzetto rappresentante il Paradiso.

Ancora, tra i dipinti di storia più importanti, si segnalano Il Sacco di Roma del 1527 (1853),  Cristoforo Colombo in carcere (1858) e La congiura dei Pazzi (1871). Poi, per il Palazzo Reale, precisamente nella Sala del Caffè, realizza una serie di quadri storici, come La morte di Carlo Alberto e La morte del Duca di Savoia Carlo Emanuele II.

I ritratti e le scene di genere

Eclettico e versatile artista, Francesco Gonin è anche un abile ritrattista. Ne sono esempio le opere che realizza per la committenza privata piemontese. Nel 1857 realizza ed espone il Ritratto equestre di Vittorio Emanuele II, ma anni prima aveva dato avvio a questa attività con il Ritratto di Adele Lascaris Benso di Cavour ripresa in punto di morte.

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta moltissimi sono i ritratti che realizza ad acquarello, ma altrettante sono le scene di genere che comincia ad eseguire con maggiore frequenza dagli anni Cinquanta.

A Torino, nel 1859 Francesco Gonin presenta Il millantatore, Il bevitore, Il libro proibito e I fidanzati. Ma questi sono solo alcuni dei dipinti di genere presenti nella produzione del pittore.

Nel corso degli anni espone La visita interessante (1865), Il cacciatore di farfalle (1866), La partita a scacchi e Il dopo pranzo in famiglia (1873), Scoraggiata! (1878), Gioie materne (1885). Partecipa alla sua ultima esposizione torinese nel 1888 con il dipinto Le fioraie.

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