Enrico Gaeta

Enrico Gaeta. Burrone. Tecnica: Olio su tela
Burrone. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Enrico Gaeta (Castellammare di Stabia, 1840 – 1887), nato da una nobile famiglia di Castellamare di Stabia, si avvicina molto presto al disegno e alla pittura. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove segue i corsi di Domenico Morelli (1823-1901).

Ciononostante, si accosta sin da subito al genere del paesaggio, ispirandosi inizialmente al linguaggio sciolto e luminoso della Scuola di Posillipo ed in particolare di Giacinto Gigante (1806-1876), poi alle modalità più strettamente veriste della Scuola di Resina e di Marco De Gregorio (1829-1876).

Una ricca attività espositiva

Esordisce alla Promotrice di Napoli del 1864, per poi continuare ad esporvi fino agli anni Ottanta dell’Ottocento. Ma numerose sono anche le sue presenze alle Promotrici torinesi e genovesi e alle Mostre Nazionali, come quella di Milano del 1872, di Roma del 1883 e di Venezia del 1887.

La produzione di Enrico Gaeta si contraddistingue per la limpidezza e la nitidezza del colore e per un realismo schietto che si applica non solo alle vedute partenopee, ma anche agli interni e, soprattutto, al cospicuo e riuscito filone delle rovine pompeiane.

Molto presente nelle sue tele è il paesaggio marino di Castellammare di Stabia, sua città di nascita, in cui analizza scrupolosamente i dettagli delle rocce e delle piante della macchia mediterranea, che spesso fanno da cornice ad un mare azzurro e luminoso, inquadrato al tramonto o nel sole alto del mezzogiorno.

Una luce tersa e sincera dona alle composizioni ad olio e acquarello di Enrico Gaeta una soggettività tutta ereditata dalla Scuola di Resina, definita dalla critica novecentesca “spirito analitico”: ogni elemento viene descritto nei suoi dettagli naturalistici e filologici, nel concepimento di composizioni cromaticamente accese e figlie del più puro verismo partenopeo.

Attivo fino agli ultimi momenti e presente alle esposizioni fino all’anno della sua morte, Enrico Gaeta muore molto giovane, nel 1887, a soli quarantasette anni, nella sua Castellammare di Stabia.

Enrico Gaeta: un limpido verismo, tra paesaggi, interni e rovine pompeiane

Il pittore Enrico Gaeta, appena uscito dall’Accademia di Belle Arti, esordisce con Interno dei Santi Apostoli in Napoli alla Promotrice di Napoli del 1864. Altri dipinti di interni ritornano alla Promotrice di due anni dopo, Interno di San Giovanni a Carbonara e Cappella del Crocefisso in San Domenico Maggiore e a quella del 1867, in cui presenta un suggestivo Interno dei Girolamini.

La prima veduta esterna compare alla Promotrice del 1869. Si tratta di Avanzo di una casa feudale in Castellammare, dipinto che evidenzia sin da subito l’interesse e il fascino di Enrico Gaeta nei confronti delle rovine, quasi sempre immerse nella luminosità pulita del paesaggio mediterraneo, così come si nota anche in Avanzo di un Castello Angioino in Castellammare del 1870.

Dalle rovine medievali, il pittore passa ben presto ai resti romani di Pompei: alla Mostra Nazionale di Milano del 1872 espone Casa privata nella via Mercurio in Pompei e Casa di Castore e Polluce, seguite da La casa del Centauro, esposta nello stesso anno a Napoli.

I colori limpidi degli affreschi pompeiani riprodotti meticolosamente da Enrico Gaeta, ben si accompagnano al paesaggio circostante, luminoso e costruito attraverso un cromatismo pieno e raffinato. A Torino, nel 1875 invia Torre del secolo IV per diesa dai Saraceni fuori Castellammare, Campagne del Sarno, Collina di Pezzano presso Castellammare e Da Castellammare a Sorrento.

Ottiene poi un notevole successo di critica alla Nazionale di Napoli del 1877, in cui presenta sei opere: Un burrone, Sala d’aspetto nelle terme stabbiane a Pompei, Avanzi di una casa feudale, Castellammare, Interno di un castello angioino e Promontorio del Monte Auro.

Un verismo sempre più attento e lontano da qualsiasi velleità aneddotica e di genere, si inserisce nelle tele degli anni Ottanta, forse le più conosciute e riuscite di Enrico Gaeta. Tra di esse, vi sono quelle esposte alla Mostra Nazionale di Torino del 1880, I pini, Una via di Sorrento, Un giardino, Mattino nella vallata.

Ma anche quelle inviate a Roma nel 1883, tra cui le famose Reggia!!! dei proletari e Via di Quisisana a Sorrento e quelle esposte a Torino l’anno successivo: Abitazione dei Cesari (Roma), L’eremo di Pozzano e Via di Pozzano. Poco prima di morire, prende parte alla Mostra Nazionale di Venezia del 1887, con Quisisana, Solitudine, Paesaggio, Bosco di Quisisana a Castellammare e Monte di Castellammare di Stabia.

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