Gaetano D’Agostino

Gaetano D’Agostino. Pro Patria ad aerarium (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Pro Patria ad aerarium (dettaglio). Olio su Tela - Gaetano D’Agostino. Pittore Decoratore Linerty

Biografia

Gaetano D’Agostino (Salerno, 1837 – Napoli, 1914), pittore erede del linguaggio di Domenico Morelli (1823-1901), è conosciuto soprattutto per le ricostruzioni storiche di matrice neopompeiana. Nella sua lunga carriera, si occupa anche di ritratti e di piccole scenette di genere di gusto aneddotico e di ambientazione popolare, ma sono da ricordare anche le numerose decorazioni di edifici, a metà tra il gusto neorinascimentale e quello di ispirazione liberty.

Sin dai suoi esordi, Gaetano D’Agostino si contraddistingue per la notevole attenzione alla trattazione filologica dei costumi e dei dettagli antichizzanti, trattati con estremo realismo, unito ad una dimensione favolistica dovuta alla capacità di ricostruzione di ambientazioni come i bagni, le terme, le botteghe, attraverso un’accurata gestione delle architetture e delle suppellettili.

Una longeva attività, tra esposizioni e decorazioni

Esordisce all’Esposizione di Milano del 1871, anno in cui partecipa al concorso per la decorazione del Senato con alcuni bozzetti, sempre dedicati ad episodi della storia romana.

Questi soggetti permettono a Gaetano D’Agostino di sfoggiare una pittura virtuosistica, non erede di quella vaporosa e sfaldata di Mariano Fortuny (1838-1878), ma quasi fotografica nella resa dei dettagli e nell’attenzione ad un cromatismo che si rifà alle composizioni pompeiane di Lawrence Alma Tadema (1836-1912).

Partecipa alla Promotrice napoletana del 1874 e del 1876, mentre nel 1877 prende parte alla Mostra Nazionale di Napoli, purtroppo non ricevendo una recensione positiva da parte di Francesco Netti (1832-1894) che lo considera eccessivamente “fotografico”.

Negli anni Ottanta, Gaetano D’Agostino si occupa di diverse decorazioni ad affresco, ma continua anche a partecipare alle esposizioni, in particolare a Genova, a Torino e a Milano. Ritorna alla Promotrice napoletana nel 1904 e nel 1906.

Attivo fino agli ultimi anni, soprattutto nel campo della decorazione, per un certo periodo, si trasferisce a Vietri per tentare di portare avanti una piccola fabbrica di ceramiche, che però fallisce nel 1892. Muore a Napoli nel 1914, a settantasette anni.

Gaetano D’Agostino: tra pittura neopompeiana e decorazioni di gusto liberty

Gli esordi del pittore salernitano Gaetano D’Agostino sono legati alla partecipazione al concorso del 1871, per la decorazione della Sala Gialla del Senato. Presenta due bozzetti con Appio Claudio e La ripristinazione delle libertà greche, soggetti di ricostruzione storica che rappresentano il fulcro della sua poetica.

L’anno successivo, prende parte all’Esposizione di Milano con il dipinto perduto Nos numerus sumus et fruges consumere nati, soggetto tratto da Orazio, che riflette a pieno le caratteristiche fondanti del linguaggio del pittore: una filologica attenzione ai dettagli storici e un’ambientazione fortemente realista.

La preghiera compare alla Promotrice di Napoli del 1876, mentre alla Nazionale dell’anno successivo espone I saltimbanchi a Pompei, oggi conservato nel Municipio di Capua.

Come erede della pittura di Morelli, si mostra anche interessato alla tematica orientalista, come si può notare da Una scena del gran Bazar proposto alla Mostra di Genova del 1882, insieme a Dacci oggi il nostro pane quotidiano e da Il Promor.

La vita romana sotto Claudio compare alla Nazionale di Torino del 1884, mentre nel 1904 prende parte al concorso per la decorazione della casa di Urbano Rattazzi a Roma. I bozzetti vengono esposti alla Promotrice di Napoli del 1904 e sono tutti tratti da episodi della Storia romana. Nello stesso anno partecipa all’Esposizione di Londra con Pro patria ad aerarium, tema ripreso da Tito Livio e poi riproposto nel 1906 a Napoli.

Tra le decorazioni di maggiore rilievo, vi sono gli affreschi di gusto neorinascimentale e floreale del rettorato dell’Università di Salerno, della villa del Barone Calcagno a Resina, del telone per il Teatro Sannazzaro di Napoli.

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