Pinot Gallizio

Pinot Gallizio. Nero, 1963 (dettaglio). Tecnica: Tempera su Tela
Nero, 1963 (dettaglio). Tecnica: Tempera su Tela

Biografia

Pinot Gallizio (Alba, 1902 – 1964) dopo gli studi tecnici, si laurea in chimica farmaceutica a Torino nel 1924. Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, lavora in una farmacia di Torino, ma successivamente ne apre una sua ad Alba, che tiene fino al 1941.

Interessato alla cultura della sua città e più in generale del Piemonte, collabora alla realizzazione degli scavi che permettono di individuare importanti insediamenti umani del Neolitico, in caverne e cave d’argilla nei pressi di Alba.

Tra politica ed arte

Durante la Seconda guerra mondiale, partecipa alla Resistenza, entrando nel CLN, esperienza che segna profondamente la formazione politica di Pinot Gallizio. Nel dopoguerra, unisce ai suoi studi farmaceutici e erboristici, l’insegnamento degli stessi presso l’Università di Torino.

Nel 1952, conosce l’artista Piero Simondo (1928), conosciuto al tempo per la produzione di ceramiche astratte che realizza proprio ad Alba. Pinot Gallizio lo ospita nella sua casa ed inizia anche lui a realizzare esperimenti pittorici con le resine naturali, nate nel suo laboratorio di chimica.

In occasione di una mostra ad Albisola, l’artista conosce Asger Jorn (1914-1973), uno dei rappresentanti del gruppo CoBrA, nato nel 1948 da artisti di Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam, come. Tra i protagonisti e oltre Jorn, vi sono Karel Appel (1921-2006), Constant (1920-2005) e Pierre Alechinsky (1927), indirizzati a promuovere un’arte con forti implicazioni politiche ed etiche.

Risentono sia dell’Espressionismo nordico, sia del Surrealismo, in una dimensione pittorica liberatoria e che contrasti i nuovi “valori” del sistema sociale in cui si annulla ogni individualità.

A questo proposito, Jorn fonda in Svizzera, nel 1951, il Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista.

Il Laboratorio Sperimentale ad Alba

Nel 1955, Pinot Gallizio, Asger Jorn e Constant fondano ad Alba il Laboratorio Sperimentale, con l’obiettivo di difendere l’arte immaginifica contro qualsiasi alienazione imposta dal capitalismo. Durante i congressi e le mostre di “Artisti liberi”, come vengono rinominate le attività del Laboratorio, si uniscono i movimenti più sperimentali e rivoluzionari della fine degli anni Cinquanta.

Non solo la Pittura Nucleare di Enrico Baj (1924-2003) e Sergio Dangelo (1932), ma anche l’Internazionale Lettrista e Situazionista di Guy Debord (1931-1994). In questa incredibile congiunzione di movimenti e stimoli internazionali, Pinot Gallizio, inizia la sua avventura con la pittura industriale a partire dal 1957.

La prima esposizione di un Rotolo di Pittura Industriale di tiene presso la Galleria Notizie di Torino nel 1958. Si tratta di una concezione ambientale e di una dimensione performativa che sfocerà poi nella creazione della Caverna dell’Antimateria, una sorta di scatola magica che unisce sfere sensoriali diverse, dalla vista all’olfatto, al tatto all’udito, presentata alla Galleria Drouin di Parigi nel 1959.

Le sperimentazioni pittoriche, materiche ed ambientali di Pinot Gallizio continuano fino alla metà degli anni Sessanta, intervallate da importanti partecipazioni a mostre e convegni dell’Internazionale Situazionista.  Tra le ultime opere dell’artista vi è l’installazione Anticamera della morte iniziata nel 1963. Muore l’anno successivo per un attacco cardiaco, a soli sessantadue anni.

Pinot Gallizio: la Pittura Industriale e altre sperimentazioni ambientali e pittoriche

Pinot Gallizio imposta la sua idea di arte difendendo, sin da subito, i valori della libertà, dell’immaginazione creativa, di un approccio ludico, partecipativo ed irriverente, contro il processo di alienazione connessa al sempre più imperante capitalismo razionalista.

È per questo che la sua ricerca non rimane nei confini della pittura, ma, grazie al legame profondo con la cultura del Situazionismo, si espande nell’ambiente circostante. Prima di tutto, sperimenta il Rotolo di pittura industriale, esposto per la prima volta nel 1958 alla Galleria Notizie di Torino di Luciano Pistoi.

Questi stralci di pittura industriale sono rotoli di tela molto lunghi, fino a settanta metri. Come dice il loro nome non si tratta di tele dipinte, ma stampate, fatte scorrere su lastre di vetro dipinte che imprimono il loro colore ad olio o resine sul tessuto, che viene poi fatto seccare attraverso un apposito macchinario.

Si tratta dunque di un’arte prodotta su larga scala, con l’intento di vendere gli scampoli di tela alle mercerie, ai negozi di abbigliamento e addirittura ai supermercati, contro l’idea di aura e di assolutizzazione dell’opera d’arte come pezzo unico, nel museo.

Forma di happening e di performance

A questo punto, l’arte pittorica si unisce alla prima forma di happening e di performance, in corrispondenza delle esperienze del Situazionismo e della psicogeografia di Guy Debord. A tal proposito, nasce anche la sperimentazione della Caverna dell’Antimateria.

L’installazione consisteva in un ambiente in cui i rotoli di pittura industriale coprivano muri della galleria Drouin di Parigi. Lo spazio che veniva attraversato dallo spettatore era dotato anche di una valenza olfattiva, dato che Pinot Gallizio, insieme a Guy Debord, aveva deciso di inserire «nella Galleria resine odoranti che darebbero un sottofondo profumato di ambiente».

In realtà, l’artista desiderava anche che la Caverna avesse un accompagnamento sonoro e soprattutto un carattere interattivo, attraverso l’uso del Tereminofono, un dispositivo elettroacustico costruito dal fisico nucleare Gege Cocito, amico di Pinot.

Questo strumento doveva essere nascosto dietro le grandi tele di pittura industriale, in modo tale che il movimento degli spettatori nella stanza influenzasse la frequenza e le caratteristiche del segnale poi trasmesso nell’ambiente: «[…] Dobbiamo far giocare gli uomini con gesti semplici- elementari, rendendoli parte viva del nostro ingenuo spettacolo. Basterà così che uno di noi si avvicini a un punto della sala perché un urlo magico del mio apparecchio elettronico li svegli e li impaurisca (pittura parlata)».

Questo, per Pinot Gallizio significa opporsi all’idea di arte tradizionale, sfidando la consuetudine in un gioco continuo e tecnologicamente innovativo. La sua ricerca continua con la Storia di ipotenusa, che richiama l’energia gestuale della materia dell’Arte Nucleare e che si basa su un utilizzo del colore studiato quasi con alchimia.

La notte cieca, del 1962, è una sorta di happening, in cui dipinge per due giorni consecutivi con un cappuccio calato sulla testa che gli impedisce di vedere. Questa celebrazione dell’oscurità ritorna nel successivo gruppo di opere, ben accolte dal giudizio critico di Carla Lonzi.

Si tratta dei Neri, che culmineranno con la sua ultima opera ambientale, l’Anticamera della morte, un mobile pieno di oggetti della sua vita, tutto verniciato di nero, triste presagio della sua prematura scomparsa.

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