Gaetano Gandolfi

Gaetano Gandolfi. Venere e Giove. Tecnica: Olio su Tavola
Venere e Giove. Tecnica: Olio su Tavola

Biografia

Gaetano Gandolfi (San Matteo della Decima, 1732 – Bologna, 1802) fratello di Ubaldo, si forma anche lui presso l’Accademia Clementina di Bologna. Nei primi anni di approccio al disegno risulta comunque fondamentale per il giovane artista il modello del fratello Ubaldo, che lo indirizza verso la tradizione grafica dell’accademismo bolognese.

Tra i suoi maestri, vi sono Felice Torelli (1667-1748) ed Ercole Lelli (1702-1766) che lo avviano verso la primissima produzione degli anni Cinquanta, in cui il giovane Gaetano Gandolfi eccelle subito nel disegno di figura.

Come prima esperienza decorativa si annovera sicuramente la decorazione di Palazzo Malvasia al fianco del fratello Ubaldo. Ma autonomamente, e su incarico del mercante Buratti, si occupa anche di una serie di incisioni che riproducono gli affreschi di Pellegrino Tibaldi e Nicolò Dell’Abate in Palazzo Poggi, raccolte in un volume che ha il merito di averlo reso noto al pubblico e ai collezionisti europei, tra cui Richard Dalton, bibliotecario del re d’Inghilterra Giorgio III.

Dopodiché, si occupa di una simile impresa, ma questa volta per gli affreschi delle più importanti e rappresentative chiese bolognesi. Dopo queste prime due esperienze nel campo dell’incisione, l’amico e mecenate Buratti gli permette di compiere un viaggio di studio a Venezia, nel 1760.

Il soggiorno veneziano e il successo a Bologna

Nella città lagunare, Gaetano Gandolfi si avvicina con fervore alle opere del Cinquecento veneto, ma anche alle più recenti prove di Giambattista Tiepolo (1696-1770), che lo indirizzano verso una tavolozza dai toni chiari, che smorza delicatamente quelli drammatici della tradizione bolognese.

Rientrato nella sua città, il pittore riesce a raggiungere il medesimo successo de fratello, ottenendo una lunga serie di incarichi per la realizzazione di pale d’altare, decorazioni e tele per diversi committenti bolognesi.

Rimane importantissima anche la produzione grafica dell’autore, in cui si nota un disegno raffinato e ricco di effetti chiaroscurali ma anche dell’impostazione teatrale e scenografica delle composizioni della tradizione bolognese dei Carracci, Guido Reni e Guercino.

Il contatto con l’ambiente europeo

Con grande successo di critica e di pubblico, Gaetano Gandolfi si occupa fino all’età più matura di soggetti sacri, mitologici e letterari, avviandosi sempre di più verso un Neoclassicismo di stampo internazionale, anche grazie alle sue frequentazioni al di fuori del contesto italiano.

Nel 1788, infatti, compie un soggiorno a Londra, presso il suo amico e collezionista Richard Dalton. Prima di raggiungere la capitale inglese, il pittore di Bologna fa una sosta a Parigi, dove ha modo di visitare l’Académie Royale.

È dunque per questo motivo che la pittura di Gaetano Gandolfi risulta forse più fresca, innovativa e di ampio respiro rispetto a quella del fratello Ubaldo che è solito attenersi maggiormente agli stilemi della tradizione accademica del disegno a Bologna.

Passa gli ultimi anni nella sua città, dove muore nel 1802, a settant’anni, ancora profondamente immerso nella sua arte, che nella produzione più tarda si concentra soprattutto sui ritratti e sui soggetti mitologici.

Gaetano Gandolfi: tra la tradizione dei Carracci e l’influenza della pittura veneta

Risalgono agli anni Cinquanta le prime opere di Gaetano Gandolfi ancora legate alla produzione accademica e soprattutto allo studio della tradizione pittorica bolognese del Seicento. La teoria degli affetti espressa dai Carracci si ritrova così anche in Gaetano Gandolfi, soprattutto in una delle sue prime prove, Lo svenimento di Cornelia del 1753.

Disegno e incisione sono le sue cifre caratteristiche, fino a quando, alla fine degli anni Cinquanta, comincia a confrontarsi con la pittura ad olio, come dimostrano il S. Girolamo e la S. Maria Maddalena dipinti nell’Oratorio del Suffragio a Bazzano, che sia affiancano alle prime decorazioni realizzate insieme al fratello Ubaldo.

Dopo l’esperienza veneziana, il pittore bolognese amplia la sua formazione, ora non più impostata solo sui modelli degli Incamminati, ma anche rivolta al tonalismo di Giorgione e Tiziano e alle composizioni ariose e vaporose di Tiepolo e ai ritratti chiari e raffinati di Rosalba Carriera (1675-1757).

Rientrato a Bologna, si dedica con passione alle diverse commissioni che riceve: lavora alla pala con la Sacra Famiglia e santo vescovo nel 1761, al Miracolo del b. Piccolomini del 1764 e quindi agli affreschi in S. Rocco nel 1764.

La produzione sacra e quella mitologica

Insieme ai soggetti sacri, non manca di occuparsi di temi profani e mitologici, come dimostrano Armida con Rinaldo nel giardino incantato Ulisse e la maga Circe e Dalila e Sansone.

Con il passare del tempo, verso la fine degli anni Sessanta, Gaetano Gandolfi sembra gradualmente abbandonare i modelli degli anni giovanili, per inoltrarsi in una pittura più spiccatamente classica, impostata su basi colte ed erudite e intrise di riferimenti letterari e mitologici.

In questo contesto si possono inserire il Sacrificio di Ifigenia e Le nozze di Cana, tela conservata presso la Pinacoteca di Bologna, che inaugura la stagione degli anni Settanta e Ottanta, particolarmente indirizzata verso la produzione a soggetto sacro.

Il Veronese con la sua puntualità narrativa e con la scelta di una tavolozza chiara e rarefatta, diviene uno dei suoi modelli della maturità, come si nota nel S. Ivo della Cappella omonima in San Petronio a Bologna, dove la profondità morale del personaggio sembra il principale interesse pittorico di Gaetano Gandolfi.

Per quanto riguarda la pittura su cavalletto, è proprio in questo settore che l’autore si riserva di occuparsi di tematiche più leggere, come le favole mitologiche, che lo rendono ormai il principale interprete del classicismo bolognese del Settecento, come mostrano il Trionfo di Venere e La continenza di Scipione.

Rimangono poi fondamentali le prove grafiche cui l’artista si dedica per tutto l’arco della sua carriera, proprio come il fratello Ubaldo. Ne sono testimonianza i numerosi Studi di teste, ma anche i soggetti mitologici, contraddistinti da straordinaria qualità esecutiva che richiama la tradizione classica del disegno carraccesco e accademico.

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