Ubaldo Gandolfi

Ubaldo Gandolfi. Studio di Nudo Maschile. Tecnica: Olio su tela
Studio di Nudo Maschile. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Ubaldo Gandolfi (San Matteo della Decima, 1728 – Ravenna, 1781), verso la fine degli anni Trenta del Settecento, ancora bambino, viene fatto trasferire dal padre nella vicina Bologna per iniziare a studiare disegno. Qui, ha come maestro Felice Torelli (1667-1748), uno dei fondatori dell’Accademia Clementina a Bologna.

Dopo la sua morte, Ubaldo Gandolfi, continua a studiare sotto la guida di Ercole Lelli (1702-1766) per poi entrare definitivamente nell’Accademia Clementina. Ottiene i primi riconoscimenti accademici ancora molto giovane, soprattutto per il disegno del nudo, che mostra sin da subito evidenti richiami alla tradizione bolognese del Seicento e in particolare ai Carracci e a Guercino.

Nel corso degli anni, viene considerato in ambito accademico soprattutto per le sue doti grafiche, apprezzate anche dal coetaneo pittore tedesco Anton Raphael Mengs (1728-1779), in visita a Bologna negli anni Cinquanta.

Tra disegno, incisione e decorazione

Nell’attività artistica di Ubaldo Gandolfi, al disegno si affiancano gradualmente l’incisione e la decorazione ad affresco, ma anche la pittura da cavalletto, che comincia a praticare alla fine degli anni Cinquanta.

Dal punto di vista stilistico, l’artista è artefice del definitivo passaggio della pittura bolognese dall’ideale rococò del Settecento ad un classicismo sempre più accentuato che collega sapientemente il Neoclassicismo alla pittura carraccesca.

Ciò si può leggere sia nei ritratti che nelle nature morte e negli affreschi a soggetto mitologico o sacro, arricchite anche dalle suggestioni recuperate nei numerosi viaggi di studio alle soglie degli anni Sessanta, tra Firenze e Venezia.

Gli ultimi anni

Degli anni Sessanta ci rimangono soprattutto gli affreschi realizzati in palazzi, ville e chiese di area bolognese. Mentre negli anni Settanta si dedica soprattutto alla realizzazione di tele e tavole dal cromatismo sontuoso, e dalla spiccata attenzione alla resa scenografica, al cui centro vi sono soggetti mitologici e profani, frutto di prestigiose commissioni.

Fino alla fine della carriera di Ubaldo Gandolfi rimane comunque fondamentale l’attività grafica, che ha fornito un esempio eccellente non solo al fratello Gaetano, ma anche al figlio Mauro.

Il virtuosismo disegnativo, del tutto spontaneo e caratterizzato da un’intensa definizione dei personaggi anche attraverso l’uso del chiaroscuro, richiama il Classicismo e il Barocco seicenteschi, ma in una chiave nuova, più moderna, anche rivolta alle prime istanze di imitazione del vero.

Dal 1772 viene nominato direttore dell’Accademia Clementina, cui si dedica con sempre maggiore impegno, pur non abbandonando mai la pittura. Muore a Ravenna nel 1781 di febbre malarica, a soli cinquantatré anni.

Ubaldo Gandolfi: l’eredità del classicismo carraccesco a Bologna

Ciò che traspare sin dalle prime opere accademiche di Ubaldo Gandolfi è lo sguardo verso la grande tradizione pittorica bolognese, impersonata dai Carracci, da Guido Reni e da Guercino.

Tra le prime imprese decorative eseguite dal pittore dopo gli anni di studio, vi sono quelle dei soffitti del palazzo Malvasia con GioveMarte e Apollo con putti, degli anni Cinquanta. Allo stesso periodo risale la prima opera famosa del pittore bolognese, la pala con la Vergine Assunta e santi per una chiesa di Castel San Pietro.

Al 1766, risale la decorazione del portico di S. Luca, con l’affresco della Resurrezione di Cristo, in cui si può notare una forte propensione verso la costruzione teatrale della scena che però non ha nulla a che fare con le velleità rococò, anzi richiama quel classicismo tipicamente bolognese del Seicento, come rivelano anche i chiaroscuri e il cromatismo emozionante.

Affreschi e produzione sacra

Importanti allo stesso modo sono gli affreschi in Palazzo Segni, in cui Ubaldo Gandolfi si dedica alle Storie di Ercole, al Paride con il pomo della discordia e Le Parche, in diverse stanze, con una raffinatezza esecutiva che si riscontra soprattutto nella produzione mitologica dell’autore, come si nota anche dalla tela dei primi anni Settanta Andromeda e Perseo e Diana e Endimione.

Dal punto di vista della produzione sacra, numerose sono le pale d’altare cui il pittore si dedica soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta. Ne sono esempio: il Beato Filippo Bertoni per la chiesa di S. Maria dei Servi a Bologna, in cui si nota tutta la sua ascendenza barocca, così come nella pala per la chiesa di S. Mamante col Cristo in gloria e santi e per il S. Francesco che riceve le stimmate, conservata a Brera.

Il cromatismo esuberante, luminoso e morbido allo stesso tempo, fanno di Ubaldo Gandolfi il vero erede della pittura carraccesca, portandola però in un contesto nuovo, tipicamente settecentesco del disegno accademico.

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