Gastaldi Andrea

Andrea Gastaldi. Il Sogno di Parisina - Tecnica: Olio su Tela, 115 x 155 cm
Il Sogno di Parisina. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Andrea Gastaldi (Torino 1826 -1889) nasce da una famiglia borghese. Aderisce al genere della pittura di storia e si sposta tra Torino, Roma e Parigi. Nel 1860 dopo l’elaborazione del famoso Pietro Micca, ottiene la cattedra di pittura all’Accademia Albertina, dove insegnerà per i successivi trent’anni. Gastaldi muore a Torino nel 1889.

Formazione

Lo zio Giovanni Volpato, ispettore della pinacoteca personale del re e collezionista d’arte, lo indirizza agli studi pittorici anche se inizialmente i genitori sono contrari.

Incerta è la sua frequentazione dell’Accademia Albertina, ciò che è certo invece è la sua crescita nel fecondo ambiente culturale piemontese.
Nel 1850 si trova a Roma e successivamente a Firenze per studiare l’arte antica.

Influenze artistiche

Tornato a Torino nel 1852, Andrea Gastaldi realizza l’affresco I prigionieri piemontesi di Gundebaldo re di Borgogna liberati da s. Epifanio e da s. Vittore per la chiesa di S. Massimo e, nello stesso anno, dipinge per la Promotrice di Torino Il primo moto del Vespro siciliano (Roma, Galleria Nazionale d’Arte moderna).

In quest’ultima opera segue l’esempio di Francesco Hayez (1791-1882) nella composizione “melodrammatica” della scena.
Il suo stile è ancora acerbo ed eccessivamente accademico e statico, come se fosse quasi assente l’atmosfera attorno ai personaggi. In questa opera è possibile notare anche una certa ricerca nella resa dei moti dell’animo.

Insieme a questo dipinto Andrea Gastaldi ne espone un altro, Il sogno di Parisina che designa per la prima volta il riferimento ad un tema letterario. Questa pratica diventerà una consuetudine nel corso della sua carriera.

Dopo l’esposizione, l’artista soggiorna per un certo periodo a Parigi, partecipando a due Salon, nei quali presenta opere già esposte a Torino.

Andrea Gastaldi. Le Opere

Nel 1853 dipinge La perdita del primo amore, conservato a Palazzo Reale di Torino. È un dipinto in cui il sentimento incontra la resa romantica dell’epilogo dell’epilogo di una storia.  Un uomo innamorato si trova seduto accanto al letto di morte della sua amata, con lo sguardo disperato.

Alla fine degli anni Cinquanta, Andrea Gastaldi realizza una serie di opere dal soggetto letterario, in particolare dantesco, come La pia de’ Tolomei e Dante e Virgilio incontrano Sordello, ai quali si aggiunge un dipinto storico L’imperatore Federico Barbarossa fugge dal campo di battaglia di Legnano, tema medievale della Lega lombarda che combatte contro l’invasione tedesca e che allude ovviamente alla situazione storica contemporanea a Andrea Gastaldi.

Barbarossa fugge guardandosi indietro e camminando sopra un ammasso di soldati caduti. La scena sembra più dinamica e movimentata rispetto ad opere storiche precedenti e, per il suo valore storico e patriottico, è stata acquistata da Vittorio Emanuele II.

Per la resa veritiera dei fatti, Andrea Gastaldi trae spunto da Storia delle repubbliche italiane, di Sismondi, come avviene anche per l’opera di poco precedente, Fra’ Savonarola tratto prigioniero tra gli insulti dei Compagnacci.

Dipinto questo, veramente toccante per la resa emotiva non solo di Savonarola, al centro, che si fa catturare acquisendo allo stesso tempo la posizione di un orante, ma anche dei personaggi circostanti che lo insultano e lo sbeffeggiano concitatamente e violentemente e del bambino che lo guarda e gli tira la veste con sguardo dubbioso.

Gli anni parigini

In questi anni Andrea Gastaldi si trova ancora a Parigi, ma continua ad esporre in Italia e a rappresentare sulla tela temi assolutamente inerenti la storia e la letteratura italiana.

Esegue L’Innominato, personaggio manzoniano, e Pietro Micca nel punto di dar fuoco alla mina volge a Dio e alla patria i suoi ultimi pensieri, dipinto della Galleria d’Arte Moderna di Torino.  L’unico protagonista, Pietro Micca, durante l’assedio di Torino del 1706, compie il gesto eroico di far crollare una delle gallerie sotterranee di Torino per non far accedere i francesi alla cittadella, nell’ambito della guerra di successione spagnola. 

Nel dipinto è come se Micca stesse pensando agli ultimi momenti della sua vita, sapendo che di lì a poco sarebbe morto. La grande espressività dell’eroe torinese vale a Gastaldi la vittoria del Premio Breme e l’ottenimento della cattedra di pittura all’Accademia Albertina, dove insegnerà per i successivi trent’anni.

Al 1862 risale L’Atala, con cui Andrea Gastaldi partecipa all’Esposizione Nazionale di Londra, storia tratta dall’omonimo romanzo di René de Chateaubriand.
Nel dipinto è immortalata in modo drammatico la scena cruciale in cui Atala, pur di rimanere casta come aveva promesso, si uccide, rinunciando all’amore del suo amato.

L’esotismo americano di Chateaubriand si riflette perfettamente nel dipinto, in una scena di matrice romantica che si svolge al tramonto, nella natura selvaggia.

Alla metà degli anni Settanta, per Ss. Pietro e Paolo di Torino esegue La caduta di Simon mago (ora a Torino, Galleria civica d’arte moderna), in cui il bellissimo scorcio della figura in caduta non ha nulla da invidiare alle figure in caduta del Rinascimento.

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