Gaudenzi Pietro

Pietro Gaudenzi. Il Giglio (dettaglio)- Tecnica: Pastello su Tela
Il Giglio (dettaglio). Tecnica: Pastello su Tela

Biografia

Pietro Gaudenzi (Genova, 1880 – Anticoli Corrado, 1955) è figlio di un musicista di origini bergamasche. Si forma all’Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova seguendo le lezioni di Cesare Viazzi (1857-1943). Nel 1903 vince il pensionato artistico Duchessa di Galliera, per cui si trasferisce a Roma nel 1904, rimanendovi per un lungo periodo.

Gli anni romani

A Roma studia approfonditamente le testimonianze artistiche del passato, dall’antichità al Seicento. Si appassiona soprattutto al Rinascimento di Michelangelo e Raffaello, ma non manca di avvicinarsi alle opere di contemporanei. Rimane infatti affascinato da Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), da Antonio Mancini (1852-1930) e da Francesco Paolo Michetti (1851-1929).

Nella Capitale Pietro Gaudenzi inoltre vive un cambiamento anche nella vita privata: conosce la modella Candida Toppi, originaria di Anticoli Corrado. Sua musa prediletta, la sposa nel 1909 e con lei fa quattro figli, di cui due muoiono molto presto.

Da questo momento in poi la famiglia diventa uno dei soggetti preferiti da Pietro Gaudenzi. Soggiorna saltuariamente ad Anticoli Corrado e vi trasferisce definitivamente nel 1935. È questo infatti l’anno in cui perde la moglie Candida e ne sposa la sorella Augusta.

Comincia ad ottenere i primi successi con la sua pittura influenzata dalle opere del Rinascimento e dal verismo del secondo Ottocento. Riceve la nomina di professore emerito prima all’Accademia di Genova e poi a quella di Parma. Ottiene diversi incarichi tra gli anni Venti e Trenta.

Tra gli altri, la cattedra di pittura all’Accademia di Napoli nel 1935 e la presidenza dell’Accademia di San Luca nel 1937. Inoltre, grazie alla realizzazione di diversi mosaici di carattere sacro, nel 1951, viene nominato direttore della Scuola del Mosaico in Vaticano.

Uno degli avvenimenti che più ha segnato la biografia di Pietro Gaudenzi è la partecipazione alla creazione del nucleo originario del Museo Civico di Anticoli Corrado. Muore nella stessa cittadina nel 1955.

Pietro Gaudenzi. Uno “ieratico” naturalismo

I primi riconoscimenti

Da Roma, durante il pensionato, Gaudenzi manda diversi saggi all’Accademia di Genova. Nel 1906 invia il quadro di composizione che riesce a evitargli l’annunciata sospensione dei finanziamenti.

Come ultimo saggio di pensionato invia il dipinto che lo fa conoscere al pubblico, I priori. Grazie ad esso vince a Milano la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione. Il dipinto viene poi acquisito nel 1911 dal Municipio romano all’Esposizione Internazionale.

Candida Toppi, musa e sposa

Quando nel 1909 il pittore sposa l’amata e bellissima Candida, diventa la sua musa ispiratrice. Molti altri artisti del tempo, tra cui Adolfo De Carolis (1874-1928) avevano scelto modelle anticolane come loro muse e mogli. Pietro Gaudenzi fa di Candida una vera e propria figura sacra, soprattutto dopo la sua prematura morte, avvenuta nel 1919, solo dieci anni dopo il matrimonio.

La ieraticità della sua figura, a volte incastonata in tavole devozionali che richiamano il Quattrocento, è espressione di tutta la prima fase stilistica di Pietro Gaudenzi. Candida e i suoi figli appaiono in ritratti dal sapore intimo e allo stesso tempo quasi sacro.

Le gioie e i dolori della famiglia vengono raccontati con figure gravi e volitive, tratti che si accentueranno soprattutto dopo la morte di Candida.

A questa fase appartengono Nudo di donna, premiato a Monaco nel 1913 e Le Croci, acquistato dal Museo di San Gallo in Svizzera. Con Deposizione ottiene il Premio Principe Umberto a Milano nel 1916.

Oggi il dipinto appartiene a La Galleria Nazionale di Roma insieme L’uomo dal cappello verde. I sacerdoti invece è conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Genova.

Questo gruppo di dipinti è caratterizzato da un naturalismo che richiama il verismo meridionale del secondo Ottocento. I toni sono scuri, le figure emergono da sfondi cupi e teatrali, basta osservare il Ritratto di Candida Toppi del 1912.

Qui la donna emerge come una misteriosa figura da uno sfondo scurissimo. È vista quasi di profilo, in una posizione assorta. Il vestito nero, lungo, elegantissimo riesce ad emergere ugualmente dal fondo dello stesso colore.

Una pittura solenne, rarefatta

Piano piano, dopo la morte di Candida i caratteri formali della pittura di Pietro Gaudenzi si trasformano. Questo mutamento stilistico corrisponde al trasferimento a Milano dove rimane negli Venti e per una parte dei Trenta. 

Se precedentemente la famiglia viene trattata, seppur con sacralità, con un intimo e lirico affetto, ora le figure diventano monumentali, solenni. I dipinti acquisiscono un carattere di potenza comunicativa grazie ai loro protagonisti statici, imponenti, e alla loro atmosfera pura e rarefatta.

Questi elementi sono facilmente riscontrabili in Maternità del 1936 o nella tela dispersa Sposalizio esposta nel 1932 alla Biennale di Venezia. Di essa rimangono solo alcuni studi conservati nel Museo Civico d’arte moderna di Anticoli Corrado.

Le opere religiose

Pietro Gaudenzi, dopo aver sposato Augusta, la sorella di Candida, si trasferisce con lei ad Anticoli. È questo il periodo in cui comincia a dedicarsi con più fervore di prima ad opere di matrice religiosa.

Ne abbiamo diversi esempi in Battesimo del 1932 la Cena in Emmaus, la Visitazione. Si tratta di dipinti dal forte impianto cromatico e volumetrico. Le figure risultano, come di consueto in questa fase, monumentali e drammatiche. La loro presenza è sacra sì, ma anche materiale, reale, spesso pensierosa.

Con ritratti, opere religiose e nature il pittore partecipa alle Biennali di Venezia del 1920, 1930, 1932, 1934 e 1942. In più gli vengono dedicate mostre personali alla galleria Pesaro di Milano e al Palazzo Ducale di Genova.

I cicli ufficiali

Realizza diversi mosaici per il duomo di Messina, per quello di Ascoli Piceno e per l’abside della chiesa del Collegio americano di Roma. Una delle opere più importanti, purtroppo oggi perduta, è il ciclo di affreschi nel Castello dei Cavalieri a Rodi, realizzato nel 1938.
Oggi, come testimonianza di questa monumentale impresa murale, abbiamo soltanto alcuni cartoni preparatori e una serie di bozzetti.

La maggior parte dei cartoni raffigura scene di genere o personaggi intenti nelle loro attività lavorative ad Anticoli Corrado. Donne e uomini che sono impiegati nei loro tradizionali mestieri antichi, cadenzati da gesti e movimenti che si ripetono da generazioni.

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