Gelati Lorenzo

Lorenzo Gelati. Veduta di Villa in Toscana - Tecnica: Olio su Carta Applicata su Cartoncino, 22 x 37,5 cm
Veduta di Villa in Toscana. Tecnica: Olio su Carta Applicata su Cartoncino

Biografia

Lorenzo Gelati (Firenze, 1824 – 1895) dagli anni Quaranta frequenta la scuola di pittura di paesaggio di Carlo Markò padre (1791-1860). Si forma quindi sul linguaggio del paesaggio nordico, ma comincia anche a ritrarre la natura dal vero, soprattutto battendo le campagne del Valdarno.

Viene introdotto a questa pratica dagli artisti che conosce al Caffè Michelangelo che frequenta a partire dall’inizio degli anni Cinquanta. Ne abbiamo una testimonianza dalla caricatura che nel 1851 gli fa Angelo Tricca (1817-1884), suo carissimo amico.

Nel 1854 si lega agli artisti che sotto il nome di Scuola di Staggia, battono le campagne del Chianti senese per trarre motivi dal vero. I risultati di queste peregrinazioni saranno da lui presentati l’anno successivo alla Promotrice fiorentina.

I soggiorni a Castiglioncello

Negli anni Sessanta stringe una forte amicizia con Odoardo Borrani (1833-1905) e come lui, viene ospitato spesso nella tenuta di Castiglioncello di Diego Martelli. Qui, insieme ad altri Macchiaioli, si esercita su una serie di vedute dal vero che avvicinano artisticamente i due.

Un’altra caricatura di Tricca lo raffigura molto anziano di fronte ad un cavalletto, mentre ritrae la campagna en plein air. Questo testimonia come Lorenzo Gelati continui a dipingere con passione fino alla vecchiaia. Espone alle Promotrici fino in età avanzata e muore a Firenze, sua città natale, nel 1895.

Lorenzo Gelati. Il paesaggio en plein air

Dopo aver studiato nella scuola di Markò padre, Lorenzo Gelati esordisce alla Promotrice del 1848, presentando diversi paesaggi “catturati” dal vivo nelle campagne attorno Firenze.

Alla Promotrice dell’anno successivo espone diverse vedute che riportano nel titolo l’indicazione dei luoghi in cui sono stati dipinti. Questo, per sottolineare il fatto che si tratta di motivi presi dal vero, quasi come istantanee.

È una consuetudine tipica di questi anni che caratterizza soprattutto i futuri esponenti della Scuola di Staggia, tanto quanto i Macchiaioli. Dunque alla promotrice del 1850 Lorenzo Gelati dimostra la sua conoscenza del Valdarno attraverso titolo del dipinto Veduta del Valdarno superiore.

Gelati in questa fase si fa promotore di un linguaggio nettamente sintetico che mette in evidenza la rapidità dell’impressione immediatamente riportata sulla tela.

Il mezzo principale per veicolare questa pittura così veloce è una tavolozza luminosa sui toni del giallo, del bianco e dell’azzurro. La maniera di Lorenzo Gelati colpisce la critica soprattutto alla Promotrice del 1851, quando l’artista espone Veduta di Ripafratta e Veduta d’inverno.

 Il Caffè Michelangelo

All’inizio degli anni Cinquanta Gelati frequenta assiduamente il Caffè Michelangelo, dove stringe amicizia con diversi artisti.  Tra questi, Saverio Altamura (1822-1894), giunto a Firenze da Napoli dopo il moti del ’48.

Per il Caffè Michelangelo tra il 1852 e ‘53 decora la sala riservata agli artisti con i due dipinti murali Tramonto e Ruderi con la luna. Opere che riflettono ancora una volta le classiche caratteristiche di Lorenzo Gelati legate ad una resa ben precisa della luce aderente al vero.

In questi anni, seguendo l’esempio dei fratelli Carlo (1822-1891) e Andrea Markò (1826-1890) si reca in luoghi non battuti. L’intento è quello di trarre ispirazione per una pittura all’aria aperta dal sapore nuovo e fresco.

Dipinge i territori inesplorati della Versilia e si spinge fino in Romagna. Allo stesso tempo però, rimane anche su alcune classiche vedute di Firenze e del Lago di Massaciuccoli, presentate alla Promotrice del 1853.

La Scuola di Staggia

Dal 1854 comincia a recarsi nelle campagne attorno a Staggia per trarre motivi dal vero, al seguito di Carlo Markò e Saverio Altamura. Quest’ultimo richiama vicino a sé un gruppo di artisti che, per la prima volta con intento programmatico in Toscana, danno vita ad una Scuola.

Saverio Altamura ha l’obiettivo di modellarla sull’esempio della Scuola di Barbizon che conosceva grazie alla frequentazione dei fratelli Palizzi a Napoli. Giuseppe Palizzi (1812-1888) era stato infatti uno dei primi, insieme a Beniamino De Francesco (1807-1969), a recarsi in Francia nel 1844.

Da Parigi Lorenzo Gelati non aveva mancato di scambiare un fitto epistolario con il fratello Filippo (1818-1899) rimasto a Napoli, trasmettendogli tutte le novità della pittura francese. Le  innovazioni paesaggistiche della Scuola di Barbizon sono l’argomento centrale di diverse lettere.

Il gruppo di artisti si riuniva nel villaggio di Barbizon, al limitare della foresta di Fontainebleau per ritrarre paesaggi dalle atmosfere vibranti, emozionanti, vagamente idilliache. Proprio sul modello di questa Scuola, si sviluppano le intenzioni del cenacolo di Staggia.

È composto, oltre che dai fratelli Markò, da Altamura e da Gelati, da Carlo Ademollo (1824-1911), Serafino De Tivoli (1825-1892) e Alessandro La Volpe (1820-1887). I risultati di queste peregrinazioni senesi vengono esposti da Gelati alla Promotrice del 1854 con una veduta, accompagnata da altri paesaggi dei dintorni di Firenze.

La vicinanza a Borrani e ai Macchiaioli

Dalla fine degli anni Cinquanta Lorenzo Gelati si lega particolarmente ad Odoardo Borrani. Ne segue la sua prima produzione. Quella ancora legata alla pittura di storia permeata già dagli studi sul colore e sulla luce di stampo verista.

Infatti alla Promotrice del 1858 presenta, oltre che diversi paesaggi della campagna romana, un Interno di castello del Medioevo. Il dipinto riflette un simile studio degli effetti della luce naturale su scene di vita quotidiana all’antica.

Dagli anni Sessanta, al ritorno di Borrani dalla guerra d’indipendenza, riflette come lui sulla luce solare. Lo studio si manifesta nelle tele di questi anni che dunque risultano molto legate al linguaggio Macchiaiolo.

Nel 1860, Lorenzo Gelati presenta alla Promotrice Arno fuori porta a San Nicolò. L’anno seguente all’Esposizione Nazionale di Firenze espone il suo dipinto più famoso e suggestivo, Castello di Staggia.

Nel 1861 inoltre viene ospitato per la prima volta da Martelli a Castiglioncello. Sono proprio questi i momenti in cui le sue vedute domestiche vengono spesso scambiate con quelle coeve e molto simili di alcuni Macchiaioli.

Sono infatti pervase da un sentimento intenso ed emozionante, come quelle di Borrani, di Giuseppe Abbati (1836-1868) e di Raffaello Sernesi (1838-1866).

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