Boris Georgiev

Boris Georgiev. Il Pastore Errante. Tecnica: Olio su tela
Il Pastore Errante. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Boris Georgiev (Varna, 1888 – Roma, 1962) nasce in Bulgaria, ma nel 1892, si trasferisce con la famiglia a San Pietroburgo, dove frequenta la Scuola del Disegno che gli permette di portare avanti la sua vocazione per le arti.

Da qui, assecondando il suo animo indipendente e nomade, inizia un lungo viaggio a piedi, con la sola compagnia della sua balalaika. È l’inizio di una storia unica e avventurosa, che non poteva non appartenere ad un artista così raro.

Un artista vagabondo

Intorno al 1909, giunge a Monaco dove frequenta, per qualche tempo, l’Accademia di Belle Arti, avvicinandosi al Simbolismo. È qui che nascono le sue prime immagini visionarie e caratterizzate da un’estrema perizia tecnica che si riscontra soprattutto in un disegno impeccabile.

Il suo viaggio continua: si spinge in Francia, in Spagna e in nord Africa, stando in contatto con le popolazioni locali e cercando di entrare in comunione con la spiritualità di ogni posto che visita. Giunto in Italia, dal 1912 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze, per perfezionarsi. Nella città toscana ha anche modo di avvicinarsi ai pittori del Rinascimento.

Si tratta di una scoperta cruciale per la formazione di Boris Georgiev, che sviluppa una concezione artistica attraversata da significati spirituali, filosofici e morali. Come un maestro antico che conduce un’esistenza appartata e nomade, l’artista ritorna alla semplicità tecnica di Giotto e dei primi maestri rinascimentali.

Si trasferisce, insieme alla sorella Katya, ad Agnedo, tra le montagne della Valsugana, dove continua a coltivare, nel corso degli anni Dieci, una pittura intrisa di simbologie e di significati esoterici, accompagnata dalla consueta maestria nella resa disegnativa.

Tra Firenze e l’Abruzzo

Durante la Prima guerra mondiale, Boris Giorgev e la sorella sono costretti ad abbandonare la loro abitazione tra le montagne, per rientrare a Firenze. Di lì a poco, Katya viene colta dalla morte e per il pittore è un evento di una enorme portata tragica, che lo induce ad avviare un intenso periodo di meditazione in Abruzzo.

Da questo momento nasce una serie di tele che coniugano l’ardore panico della natura con l’umanità, investita di un significato salvifico e protagonista di un percorso mistico. Dal punto di vista stilistico un realismo magico e intenso pervade le sue tele, in cui le figure rese a olio o a pastello, sono sempre definite da una linea di contorno chiara e rinascimentale.

Nel 1920, viene conosciuto dal pubblico italiano, dopo la partecipazione alla Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma. Dopodiché, viaggiatore instancabile, decide di rientrare in Russia per rintracciare i genitori dopo la Rivoluzione d’ottobre.

La Bulgaria, l’India, il Brasile e gli ultimi anni a Roma

Una volta scoperta la morte del padre e rintracciata la madre, si trasferisce con lei in Bulgaria dove ha occasione di esporre una serie di opere, con grandissimo successo di critica e di pubblico. Rientrato in Abruzzo. Continua a dedicarsi con semplicità al mestiere dell’arte, continuando con il filone del realismo magico, carico di atmosfere silenziose, enigmatiche e sospese.

Sogno e realtà si coniugano in una sorta di missione pittorica in cui Boris Georgiev abbina la pittura di matrice antica a contenuti mistici ed immaginifici, giungendo ad una formulazione che ricorda per certi versi la poetica preraffaellita o nazarena, attraversata da una linearità pura ed emozionante ed un cromatismo impalpabile.

La personalissima nota che il pittore immette in ogni dipinto o disegno lo portano al successo alla Biennale di Venezia del 1926 e successivamente in diverse mostre europee, come quella di Berlino del 1828, occasione in cui ha modo di conoscere e ritrarre Albert Einstein.

Dopo aver conosciuto il fotografo del National Geographic Vittorio Sella, l’artista ritorna a viaggiare e passa gran parte degli anni Trenta in India, dove ha modo di avvicinarsi ancor di più al misticismo orientale e dove riesce a conoscere e ritrarre Gandhi.

Dopo la Seconda guerra mondiale, adotta sua figlia Virginia e passa un periodo in Brasile, dove espone alle Biennali di San Paolo. Rientrato a Roma, esegue una lunga serie di ritratti e tiene la sua ultima mostra nel 1961 a Palazzo Barberini. Muore l’anno successivo a settantaquattro anni.

Boris Georgiev: una pittura mistica tra simbolismo e realismo magico

Padrone di numerosi mezzi espressivi, dall’affresco, al disegno, all’olio, alla tempera Boris Georgiev esibisce una tecnica disegnativa e pittorica di grande valore, che unisce, sin da subito, ad una serie di motivi strettamente legati ad un messaggio simbolico e mistico che si riscontra in tutta la sua produzione.

Al 1914 risale una delle sue prime opere, il Dolore universale che, attraverso l’immagine di un cervo ferito trasmette la sofferenza universale di un mondo appena entrato in guerra. Un senso mistico di comunione con la natura e di rifugio in una dimensione idilliaca compare in Ave natura, ma anche in uno dei suoi dipinti più significativi della prima fase, Il vagabondo e sua sorella.

Si tratta di un’immagine evocativa, costruita attraverso un realismo magico che permette di unire l’autoritratto del pittore come nomade e quello della sorella morta da poco, che appare come una sorta di spirito guida di Boris Georgiev, artista ormai solo con la natura e con le strade che ama percorre a piedi.

La delicatezza del disegno e del colore sono due caratteristiche fondanti della sua pittura, come si nota anche nel disegno leonardesco La strada eterna, come mostra non solo la sapienza compositiva, ma anche il profondo studio del disegno e dello sfumato rinascimentale.

Come un maestro antico, unisce la perizia tecnica ad una sorta di missione religiosa, che emerge da dipinti come Il pastore errante del 1922, in cui la linea del disegno, leggerissima ma perfetta, accompagna il significato spirituale dell’immagine quasi francescana, realizzata in Bulgaria.

Alla Biennale di Venezia del 1926 espone alcuni ritratti come La famiglia Sella di S. Gerolamo, Massimo Gorki, Madre e figlie, Facce russe e una Madonna, dipinti in cui i volumi si fanno più pieni, in una ritrattistica intrisa di realismo magico.

L’artista filosofo, interessato alle teorie esoteriche, ma anche alla religione cristiana, esegue molti ritratti di teorici mistici, ma anche di cardinali bulgari, fino ad arrivare al Ritratto di Gandhi e al dipinto Incontro con le parìe in India eseguiti nel periodo indiano degli anni Trenta.

La produzione di ritratti riempie soprattutto l’ultima parte di carriera di Boris Georgiev. Tra quelli più conosciuti emergono Giovanni Papini, Angelo Zanelli, Cardinal Merry Del Val, Albert Einstein.

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