Geranzani Cornelio

Cornelio Geranzani. Natura Morta. Tecnica: Olio su tela
Natura Morta. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Cornelio Geranzani (Genova, 1880 – 1955) viene avviato dalla famiglia agli studi giuridici. Ma abbandonata questa strada per assecondare la sua propensione artistica, si iscrive, nel 1902, all’Accademia Linguistica di Genova. Cornelio Geranzani frequenta l’Accademia solo per un anno, che comunque sarà importantissimo per la sua formazione.

Durante questo intenso anno di studio, entra in contatto con il clima simbolista che si stava diffondendo nell’ambiente culturale genovese. Dal punto di vista pittorico, non può far altro che avvicinarsi al Divisionismo, dopo aver passato la prima fase nella totale adesione ai modi veristi lasciati dalla Scuola Grigia genovese.

Il legame con i pittori divisionisti

A Genova si lega subito alla figura di Plinio Nomellini (1866-1943) che lo inizia al Divisionismo. Ma incontra anche Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) e Gaetano Previati (1852-1920) presenti alle diverse Promotrici di Genova di inizio Novecento.

Il Divisionismo di Cornelio Geranzani, lungi dall’essere libero e sciolto e simile a quello di Nomellini, si fa preciso. È un puntinismo di qualità quasi geometrica: le sue composizioni pittoriche danno l’illusione di essere mosaici dalle tessere perfettamente disposte.

Si interessa contemporaneamente al risvolto simbolico delle immagini, come suggeriva il clima culturale di Genova di quegli anni, anche attratto dal significato della luce, in particolare di quella elettrica. Ma questa fase per così dire “scientifica” dura pochi anni.

Linguaggio personalissimo

Cornelio Geranzani, attorno al 1916, si rende conto, infatti, di preferire la resa sintetica della figura e dell’ambiente ad essa circostante. Il colore viene steso in modo tale da rendere lo spazio bidimensionale. Il pittore è, infatti, interessato all’incastro geometrico degli elementi della composizione, non più in senso puntinista, ma quasi decorativo, grafico.

Figure piatte sembrano provenire dall’esperienza pubblicitaria del Liberty, come se fossero protagoniste di manifesti. Naturalmente, il sostrato simbolista non manca mai di caratterizzare le immagini del pittore, intenzionato anche a sottolineare il valore estetizzante del colore.

A questo punto, il linguaggio di Geranzani è inconfondibile: unisce realismo a concezioni simboliche, in una trattazione dello spazio e della figura uniche nel loro genere.

Anni Venti: tra Valori Plastici e Novecento

Negli anni Venti, la poetica dell’artista genovese subisce un ulteriore sviluppo: ritorna ad approfondire quel naturalismo della prima fase, adattandolo alle novità del ritorno all’ordine. Le sue composizioni si fanno aperte, invase da una luminosità uniforme.

Cornelio Geranzani, a questo punto, quasi come un esercizio di stile, si occupa di superfici trasparenti attraversate da riflessi e luci, come un pittore del Seicento trapiantato nel Novecento. L’attenzione alla resa verista si unisce alla predilezione per una narrazione chiara e uniforme, che non lascia spazio alle interpretazioni simboliche degli anni precedenti.

Continua su questa linea esponendo fino al 1938, quando decide di ritirarsi a vita privata. Muore a Genova nel 1955.

Cornelio Geranzani: gli esordi veristi

Cornelio Geranzani cresce e si forma inizialmente in una Genova che ancora è testimone degli sviluppi ottocenteschi del verismo. La grandezza della Scuola Grigia, poi unita a quella di Rivara in Piemonte lascia nell’Accademia l’impronta della pittura dal vero.

Così, nei primi anni di pratica pittorica, non può far altro che assecondare questa tradizione. Lo testimoniano dipinti quali Paesaggio con stradina genovese o Paesaggio con mulo nel bosco.

L’approdo al Divisionismo: un puntinismo “musivo”

Intorno al 1907, sceglie di adottare la tecnica divisionista, dopo essere entrato in contatto con Plinio Nomellini all’inizio del Novecento. Così, le sue composizioni veriste assumono un tono diverso: vengono trattate con colore diviso e soprattutto cominciano ad essere pervase dalla poetica simbolista.

Piano piano, la tecnica di Cornelio Geranzani si fa sempre più precisa. Non virgole, né tocchi pulviscolari di colore, ma puntini precisi e ben definiti, simili a composizioni musive. Appartengono a questa fase le opere presentate fino alla metà degli anni Dieci del Novecento. Nel 1910, alla Promotrice genovese espone Satiro, Capriccetto e Il bucato.

Nel 1914, Chierichetti, Spigolatrice, Nube d’oro e Ruth, mentre nel 1915 Ritratto, Il camparo, Bersaglio, Ninfa, L’illusione e Capinere. Si tratta di composizioni decorative, in cui è certa l’influenza del simbolismo liberty, declinato, in qualche caso, anche verso l’interesse per il dinamismo di matrice futurista. Lo dimostrano opere come Il lampione e Luce elettrica, del 1910.

Tra decorativismo e ritorno all’ordine

Nel 1916, quando espone in una personale presso la Promotrice genovese, nelle sue ventidue opere sembra già essere approdato a nuovi sviluppi tecnici. Appaiono ancora opere puntiniste, ma anche dipinti già votati a quel decorativismo piatto degli anni successivi. Vi espone, tra le altre opere, Ricami, Pastorella, Stelline, Geroglifico, Mago dei bimbi, Notturno autunnale e Alcione.

Tra il 1916 e il 1920, dunque, Cornelio Geranzani attraversa una fase in cui il colore è steso a tinte piatte e di matrice decorativa, quasi cartellonistica. Il simbolismo la fa sempre da padrone soprattutto nelle immagini dedicate alle Sirene che adottano un stile bidimensionale coinvolgente e misterioso, molto simile alle proposte contemporanee della grafica liberty.

Ma è negli anni Venti che il linguaggio di Geranzani subisce l’ultimo, importante cambiamento. Viene interessato dal ritorno all’ordine diffuso tanto da Valori Plastici a Roma quanto da Novecento a Milano.

Le sue composizioni ritornano ad un verismo essenziale e preciso. Una luce chiara illumina i volti, gli abiti, gli oggetti, generando tensioni plastiche e chiaroscurali degne dell’arte del Seicento.

Ciò si comincia a notare dalla Promotrice genovese del 1920, in cui compaiono alcune Nature morte rispondenti a queste nuove caratteristiche. Una su tutte, Natura morta con coppa di cristallo, in cui si nota l’attento studio luministico effettuato sui riflessi della coppa.

Nel 1922 è l’anno di una nuova personale di Cornelio Geranzani a Genova. Vi espone Dalie, Roselline, Ulivi sul mare, Lampade antiche, Geranio in vaso veneziano, Trasparenze, Alchimista, Coppa di cristallo, Silenzio verde.

Una serie di Nature morte compaiono nelle esposizioni degli anni Venti, insieme ad opere come Bolla di sapone. Alla fine degli anni Trenta espone le ultime opere a Genova, per poi ritirarsi gradualmente dall’attività espositiva, lasciando come ultime opere Bisboccia, Seminatori e Cavalli del porto.

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