Ghiringhelli Gino

Gino Ghiringhelli. Paesaggio, 1928. Tecnica: Olio su tela
Paesaggio, 1928. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Gino Ghiringhelli (Virginio) (Milano, 1898 – San Vito di Bellagio, 1964) si forma presso l’Accademia di Brera, seguendo i corsi di Cesare Tallone (1853-1919) e di Ambrogio Alciati (1878-1929). La prima produzione dell’artista è dunque legata alla tradizione ritrattistica e paesaggistica lombarda di fine Ottocento.

Nel corso degli anni Venti e Trenta, partecipa alle sue prime esposizioni, compresa la Biennale di Venezia del 1928 e del 1930.

La Galleria del Milione

Proprio alle soglie del terzo decennio del Novecento, rileva insieme ai fratelli la Galleria Bardi di Milano, ribattezzandola Galleria del Milione, il luogo che sarà il fulcro della promozione e della prima espansione della pittura astrattista milanese.

Fino al 1931, Gino Ghiringhelli la fa dirigere al giovane Edoardo Persico, abilissimo nei rapporti con gli artisti. A contatto con Oreste Bogliardi (1900-1968) e con Atanasio Soldati (1869-1953), inizia a sperimentare la pittura astratta, che dialoga ancora con il figurativo, almeno per i primi tempi.

Ma la costruzione spaziale dei dipinti acquisisce un modello mano a mano più geometrico e di progettazione architettonica. Anche quando collabora con Achille Funi (1890-1972) alla realizzazione di un ciclo di affreschi a Bengasi, in Libia, si concentra soprattutto sugli elementi geometrici e cromatici della figurazione.

Nel 1932, Gino Ghiringhelli inizia a collaborare alla rivista “Quadrante”, diretta da Massimo Bontempelli e da Pier Maria Bardi, in cui lavora Mario Radice (1898-1987), con il quale il pittore stringe subito amicizia.

A questo punto, l’adesione all’arte astratta è compiuta, anche grazie alla vicinanza a Carlo Belli nel momento della pubblicazione del Manifesto Kn, dedicato alla pittura astrattista italiana.

L’attività critica

Contemporaneamente, si dedica con passione all’attività critica, dando vita al Bollettino del Milione, in cui sostiene costantemente, con argomentazioni teoriche, la sua tendenza astrattista e quella dei suoi amici Radice, Bogliardi e Mauro Reggiani (1897-1980).

Avvicinatosi al gruppo parigino Abstraction – Création, Gino Ghiringhelli si dedica a composizioni geometriche e liricamente astratte, che hanno molto a che fare con la progettazione architettonica, fatta di linee e colori puri che si uniscono e si ispirano al neoplasticismo di Piet Mondrian (1872-1944).

Espone nella sua Galleria, ma anche alla Quadriennale di Roma e alle mostre Sindacali milanesi, comparendo sempre nella sezione di pittura astratta. A cominciare dalla fine degli anni Trenta, la sua attività si concentra soprattutto sulla direzione della Galleria del Milione e sulla scrittura critica, che porta avanti per molti altri anni.

Insegna scenografia a Brera dal 1941 al 1944. Durante la guerra, un bombardamento distrugge la sua galleria in via Brera e così apre la nuova Galleria del Milione in via sant’Andrea e nel 1952 in via Bigli, sempre a Milano. Muore a San Vito di Bellagio nel 1964, a sessantasei anni.

Gino Ghiringhelli: dalla tradizione figurativa lombarda all’Astrattismo

Nel 1927, Gino Ghiringhelli vince il Premio Principe Umberto con il Ritratto di Maria Cernuschi, sua moglie. Si capisce, quindi, che inizialmente, lo stile del pittore è ancora essenzialmente legato agli stilemi della pittura tradizionale.

Alla Biennale di Venezia del 1928, espone, infatti, Paesaggio e L’Appennino romagnese e a quella del 1930 Paesaggio n.1 e Paesaggio n.2. Ma con l’acquisizione della Galleria di Bardi, e con la conseguente nascita del Milione, Gino Ghiringhelli comincia a percepire l’esigenza di una pittura nuova, che partecipi del clima di cambiamento e di reazione al gruppo Novecento, che aveva animato per troppo tempo l’arte milanese.

La vicinanza a Soldati e Bogliardi, e poi anche a Radice e al gruppo degli Astrattisti comaschi, lo porta a meditare sull’importanza della composizione geometrica, come già si nota dagli affreschi libici realizzati insieme a Funi.

Gino Ghiringhelli e il ciclo dei Ricordi d’Africa

Dopo il viaggio a Bengasi e Tripoli, l’autore si dedica al ciclo dei Ricordi d’Africa operando una sempre maggio stilizzazione della figura e soprattutto un appiattimento decorativo dell’immagine, come si nota in Danza araba, presentato alla Sindacale fiorentina del 1933.

Colori puri e linee cominciano a comparire nel suo repertorio, insieme a forme geometriche astratte e rarefatte, precisamente in occasione di una mostra alla Galleria del Milione del 1934. Otto Composizioni numerate in ordine crescente rappresentano il suo definitivo approdo all’astrattismo, che porterà avanti fino agli anni Sessanta.

Composizione n.9, Composizione n.8 e Composizione n.5 compaiono alla Quadriennale di Roma del 1935. Mentre sul Bollettino del Milione compare, per tutti gli anni Trenta e Quaranta, una serie di Bozzetti per composizioni, caratterizzata dall’unione di forme elementari e di colori accesi, che vanno a formare geometrie astratte e ritmate, essenza dell’astrattismo di Gino Ghiringhelli.

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