Ghittoni Francesco

Francesco Ghittoni. Doloroso Addio, 1922. Tecnica: olio su tela
Doloroso Addio, 1922. Tecnica: olio su tela

Biografia

Francesco Ghittoni (Rizzolo, 1855 – Piacenza, 1928) rimane quasi sempre nella sua città natale, tanto che gran parte delle sue opere sono conservate alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza. Aderisce fermamente al realismo, reinterpretando la lezione della pittura macchiaiola e dando quasi sempre una lettura “sociale” alle sue scene.

Non manca un accento affettivo, soprattutto nella presentazione di soggetti legati alla sua famiglia. Nel 1903 diventa conservatore del Museo Civico di Piacenza e nel 1911 insegnante all’Istituto Gazzola. Francesco Ghittoni muore a Piacenza nel 1928.

La formazione a Piacenza

I genitori lo iscrivono molto giovane all’Istituto d’arte Felice Gazzola di Piacenza, dove segue le lezioni di figura di Lorenzo Toncini (1802-1884) e poi di Bernardino Pollinari (1813-1896).

Lo studio del vero

I primi studi di Francesco Ghittoni evidenziano l’insegnamento di Pollinari nello studio del vero. L’influenza si rintraccia soprattutto nelle espressioni e gli atteggiamenti della figura. Ciò emerge da dipinti come Giovanetto che ripassa la lezione, opera conservata all’Istituto Gazzola.

Dello stesso anno forse è Giovane operaio che riposa, custodito alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza. Un ragazzo è sdraiato per terra, come colto da un’improvvisa sonnolenza, infatti ha abbandonato accanto a sé la cassetta degli attrezzi.

La verità con cui sono realizzate le suole delle scarpe consumate o le maniche della camicia girate fino ai gomiti, testimonia l’attenzione di Francesco Ghittoni nella resa della realtà.

Francesco Ghittoni. Le opere veriste

Nel 1880 l’artista comincia partecipare alle prime mostre. All’Esposizione Nazionale di Milano, presenta i dipinti Lo sfratto e Il medico di campagna, due temi della quotidianità rielaborati spesso in età più matura.

Ritratto della madre rappresenta, con una nota di malinconia, il busto della madre trattato con semplicità e leggerezza della pennellata. Il viso fiocamente illuminato evidenzia l’anzianità della donna, ritratta con gli occhi bassi, un foulard in testa e l’espressione sommessa, quasi riluttante.

Nel 1883 Francesco Ghittoni prende parte all’Esposizione Nazionale di Roma con diverse opere, tra cui L’onomastico del nonno. Questa ricorda, per la tematica degli affetti familiari, La visita alla nonna, anch’essa alla Galleria Ricci Oddi.

Si tratta di un olio su cartone in cui tre ragazze fanno visita alla nonna, probabilmente malata, presentandole la piccola nipote probabilmente appena nata. La stanza è pervasa da una luce dorata, forse di una lanterna, e rende il dipinto irrorato di toni spenti e giallognoli.

È un’opera che racconta un aneddoto, una scena intima di vita quotidiana, ma è lontana dai coevi dipinti di genere di Giacomo Favretto, perché rimane austero e umile nella sua resa della semplice realtà.

Le committenze ufficiali

Nel frattempo l’artista si dedica anche ai ritratti ufficiali sempre rispettando i canoni di verità, come quelli della Contessa Marianna Petrucci Confalonieri e della Contessa Costanza Lucca Ardizzoni Calvi. Sono entrambi del 1891 e il secondo è conservato al Museo Civico di Piacenza.

Per quanto riguarda le committenze ufficiali, negli anni Ottanta e Novanta, Francesco Ghittoni si dedica anche alla pittura sacra, prendendo a modello il primo Morelli, in opere come S. Opilio nel Seminario Vescovile di Piacenza (1888).

Negli ultimi anni si dedica anche al paesaggio, con dipinti dall’aria intima, calda, silenziosa, come in Paesaggio sotto la neve, del 1895 alla Galleria Ricci Oddi. Piacenza appare coperta da una coltre di neve che genera una veduta costruita sui toni del grigio e del bianco e dove i contorni appaiono confusi e sfumati.

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