Giovanni Giani

Giovanni Giani. Scacco Matto, 1923
Giovanni Giani. Scacco Matto, 1923. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Giovanni Giani (Torino, 1866 – 1937) è figlio del pittore Giuseppe che lo introduce sin da subito allo studio della pittura. Si forma inizialmente sulla pittura di storia, ma poi prende un indirizzo nettamente verista.

Negli ultimi anni si avvicina a tematiche di matrice Liberty, ma rimane comunque tra i rappresentanti piemontesi della pittura verista. Giovanni Giani muore a Torino nel 1937. Nel 1938 viene organizzata una grande mostra commemorativa in suo onore alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino.

Formazione

Dopo gli studi compiuti sotto l’attento controllo del padre, completa la sua formazione all’Accademia Albertina, frequentata dall’inizio degli anni Ottanta fino al 1887. Qui segue i corsi di Enrico Gamba (Torino, 1831-1883) e Andrea Gastaldi (Torino, 1826-1889).

Influenze artistiche

Il verismo

Pur avendo avuto una formazione legata strettamente alla pittura accademica e di storia, sin dagli esordi si nota la sua adesione al vero. Basta far riferimento ad uno dei dipinti esposti alla Promotrice del 1884, intitolato Dal vero. In un secondo momento subirà il fascino del ritorno al gusto rocaille, soprattutto nei dipinti dell’ultima fase.

Giovanni Giani. Le Opere

Nel corso degli anni Ottanta e Novanta partecipa a diverse Promotrici, non solo a Torino, ma anche a Firenze. Qui presenta scene di genere legate alle campagne e alle montagne piemontesi e valdostane, come Un battesimo a Cogne del 1896, ora a Torino alla Galleria d’Arte Moderna.

Nel paesaggio suggestivo della valle di Cogne, con lo sfondo del paesino, tre persone avanzano in costumi tipici con il sole alle spalle (le ombre portate si proiettano davanti a loro). Con resa realistica e sintetica delle pennellate, Giovanni Giani raffigura una donna e due uomini che si recano ad un battesimo tradizionale.

Biennale di Venezia

Nel 1903 Giani espone alla Biennale di Venezia e lo farà fino al 1926. Nei primi anni del Novecento si dedica anche a dipinti di genere che denotano una certa adesione al decadentismo, non tanto nei temi trattati, ma nella malinconia che spesso traspare dalle figure rappresentate.

Ciò avviene in Ultima foglia del 1910 che evoca una condizione e una sensazione di fine, di decadenza, che trapela dal volto della ragazza ritratta, seduta in modo scomposto su una poltrona, mentre accarezza un cane di razza. È l’immagine di una borghesia stufa e viziata, in un interno dai toni spenti e tristi.

In un dipinto precedente, del 1906, acquistato poi dalla regina Margherita, i toni di Giovanni Giani sono tutt’altro che spenti. Il Mattino delle rose mostra evidenti accenni nostalgici alla cultura rocaille. Una fanciulla dalle candide vesti è seduta sul davanzale di una finestra, circondata da diversi cespugli di rosa.

La posa e lo sguardo languidi evidenziano la calma del pomeriggio assolato. La scena in realtà è nella penombra, perché la ragazza è riparata dagli alberi dalle cui foglie filtra la luce del sole, creando macchie più chiare sul muro bianco della casa e sul prato. 

È possibile rintracciare lo stesso sentimento in A giornata finita del 1887, acquistato da Grubicy e riprodotto nell’album del Museo civico di Udine. È proprio con questi dipinti che Giovanni Giani ottiene il maggior successo. 

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