Gigola Giambattista

Giambattista Gigola. Ritratto della Viceregina d’Italia Augusta Amalia con la figlia Giuseppina Massimiliana (dettaglio). Tecnica: Miniatura
Ritratto della Viceregina d’Italia Augusta Amalia con la figlia Giuseppina Massimiliana (dettaglio). Tecnica: Miniatura

Biografia

Giambattista Gigola (Brescia, 1769 – Tremezzo, 1841) nato da una famiglia di modeste condizioni, viene avviato dal padre agli studi letterari, ma ben presto decide di entrare come apprendista nella bottega di un pittore.

Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1787, il giovane si ritrova in gravi difficoltà economiche, quindi è costretto a svolgere i lavori più umili, fino a quando non inizia l’attività di miniaturista di ritratti su avorio e pergamena per l’aristocrazia bresciana e bergamasca.

Nel 1789, Giambattista Gigola riesce ad inscriversi all’Accademia di Brera, dove studia elementi di figura al seguito di Domenico Aspari (1745-1831), senza comunque abbandonare il lavoro di miniaturista.

Il soggiorno romano

Tra il 1791 e il 1796, compie un soggiorno a Roma, intenzionato a studiare e ad approfondire l’opera di Pompeo Batoni (1708-1787). Qui frequenta la Scuola del Nudo in Campidoglio e poi l’Accademia di San Luca, ma nel frattempo continua a dedicarsi alla miniatura, illustrando soprattutto carte da gioco.

Durante i suoi anni romani, Giambattista Gigola si avvicina all’incisione ed in particolare studia l’opera dell’artista inglese John Flaxman (1755-1826), da cui viene attratto per l’utilizzo della linea e del disegno.

Rientrato a Brescia nel 1796, prende parte alla rivoluzione come generale della Guardia Nazionale. Poi, una volta sotto il dominio napoleonico, inizia a lavorare anche per l’aristocrazia francese, oltre che per quella lombarda, per cui continua a realizzare miniature e ritratti.

Il trasferimento a Milano e il soggiorno a Parigi

All’inizio dell’Ottocento, Giambattista Gigola si trasferisce a Milano, dove può estendere i suoi incarichi, grazie al contatto con una committenza più ampia, a cominciare da quella del nobile Gian Giacomo Trivulzio, suo principale mecenate.

In questo periodo, riceve anche una commissione da parte di Ugo Foscolo, che gli richiede il suo ritratto e quello della sua Antonietta Fagnani Arese. Nel 1802, compie un soggiorno a Parigi, durante il quale ha anche modo di esporre al Salon con una serie di ritratti che lo conducono al successo.

Inoltre, nella capitale francese, ha modo di approfondire la tecnica della miniatura su smalto e di avvicinarsi ai soggetti in stile troubadour che sia andavano diffondendo proprio in quel momento.

Rientrato a Milano nel 1804, è ormai un affermato ritrattista e miniaturista su avorio, smalto e pergamena, apprezzato anche dal viceré Eugenio di Beauharnais, che lo nomina ritrattista di corte.

Nel frattempo, Giambattista Gigola è presente alle mostre braidensi con le sue miniature che non sono solamente impiegate per i ritratti, ma anche per piccoli soggetti storici medievali e cavallereschi, in un personalissimo gusto troubadour.

All’inizio degli anni Venti si dedica all’illustrazione su pergamena di Romeo e Giulietta, realizzandone diverse copie sia per collezionisti inglesi che italiani, tra cui Giuseppe Poldi Pezzoli, ma anche per il granduca Ferdinando di Lorena.

Continua poi con l’illustrazione del Corsaro di Byron, di cui una copia è conservata presso l’Ateneo di Brescia. Intorno agli anni Trenta, però, l’artista è costretto ad abbandonare l’attività di miniaturista per un costante indebolimento della vista.

Tra gli anni Trenta e Quaranta, Giambattista Gigola riceve numerosi riconoscimenti, tra cui la nomina a socio d’onore dell’Ateneo bresciano, cui lascerà in eredità tutta la sua produzione. Muore a Tremezzo nel 1841, all’età di settantadue anni.

Giambattista Gigola: la miniatura e il ritratto di gusto neoclassico

Tra le prime opere conosciute dell’artista bresciano Giambattista Gigola vi è la Battaglia in cui morì Giuliano l’Apostata, piccola composizione realizzata durante il soggiorno romano, grazie alla quale riceve il primo premio all’Accademia di San Luca.

Ma la sua vera e propria carriera prende piede a Milano, quando, all’inizio dell’età napoleonica, ottiene un immediato successo tra i collezionisti grazie alle sue miniature, alle illustrazioni e ai ritratti.

Abile sia nella trattazione dello smalto che dell’avorio che della pergamena, diviene un punto di riferimento per la miniatura neoclassica, molto apprezzato in ambito lombardo, grazie al suo approccio elegante e moderato.

Risalgono a questa prima fase milanese i ritratti in miniatura Conte Girolamo Fenaroli, Girolamo Lechi e Giovanni Labus. Dopo il soggiorno parigino raccoglie le primissime suggestioni troubadour, facendole subito sue in composizioni in miniatura, tra cui Bradamante nella grotta di Merlino, L’addio di Lodovico il Moro alle ceneri della moglie Beatrice d’Este, La brigata del Boccaccio e Bernabò Visconti al Castello di Trezzo, tutte conservate alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano.

All’Ateneo di Brescia, invece, Giambattista Gigola dona Le tentazioni di Sant’Antonio, Un nido d’amori, Matrimonio di Giulietta e Romeo. Tra le composizioni di esplicito richiamo classico vi sono Un amorino portato in trionfo dalle Grazie, Amore che riscalda Anacreonte, Le nozze di Amore e Psiche alla presenza del consesso degli Dei.

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