Ginotti Giacomo

Giacomo Ginotti. Lucrezia nell'atto di uccidersi, 1883 (dettaglio). Incisione tratta dalla Statua in marmo
Lucrezia nell'atto di uccidersi, 1883 (dettaglio). Incisione tratta dalla statua in marmo

Biografia

Giacomo Ginotti (Brugaro di Cravagliana, 1845 – Torino, 1897), data la sua attitudine al disegno, si forma prima al Laboratorio Barolo di Varallo dal 1865 al 1869, per poi trasferirsi a Torino per frequentare l’Accademia Albertina, dove studia scultura al seguito di Vincenzo Vela (1820-1891) e Odoardo Tabacchi (1831-1905).

È proprio da questi maestri che Giacomo Ginotti eredita uno spiccato verismo, tutto concentrato sulla resa estetica e sensuale della figura, a tratti caratterizzata da una sensibilità quasi pittorica e da una sapiente gestione della luce.

Il perfezionamento a Roma

Dopo gli studi accademici, decide di compiere un viaggio di studio a Roma nel 1869. Il breve soggiorno di perfezionamento si trasforma in un vero e proprio trasferimento: rimane a Roma per quindici anni e vi stabilisce il suo studio in cui realizza le sculture della sua prima produzione.

Il suo esordio avviene alla Promotrice di Genova del 1869, in cui riscuote un notevole successo di critica e di pubblico con una intensa scultura femminile di soggetto biblico.

Le sue opere, tutte denotate da un’energica percezione della figura in tutte le sue componenti, sia estetiche che emotive, vengono accolte dal pubblico in maniera positiva, non solo in Italia, ma anche all’estero, basta far riferimento al successo che ottiene all’esposizione di Vienna del 1873.

Ma il vero e proprio trionfo corrisponde alla sua maturazione artistica e si verifica alla Mostra Nazionale di Napoli del 1877 e poi all’Universale di Parigi dell’anno successivo, dove presenta una scultura muliebre particolarmente turgida e carnosa, molto vicina ad una percezione fisica ideale più che naturalistica della posa umana.

Numerose copie della statua vengono riprodotte nel corso degli anni Ottanta, a dimostrazione della definitiva affermazione di Giacomo Ginotti anche a livello di mercato. Nel 1878, inoltre, riceve la nomina a Cavaliere della Corona, atto che lo avvicina sempre di più alla committenza dei Savoia, che da questo momento in poi, acquisteranno quasi tutte le sue opere presentate alle esposizioni.

Il rientro a Torino e una fiorente carriera

Attorno al 1884 si data il rientro dello scultore piemontese a Torino, dove stabilisce definitivamente il suo studio. A questo punto, il suo impegno si divide tra commissioni private e incarichi pubblici per la realizzazione di monumenti celebrativi, fontane e statue.

Ciononostante, Giacomo Ginotti continua a partecipare assiduamente alle esposizioni italiane ed internazionali con il consueto successo, dato da un approccio a tratti decorativo ed estremamente estetizzante, adoperato anche nei soggetti tragici che gli permettono, anzi, di aggiungere uno spiccato senso dell’azione teatrale e drammatica nella resa delle pose e delle espressioni.

Nel 1887, dopo la sua positiva partecipazione alla Mostra Nazionale di Venezia, viene nominato Accademico d’Onore all’Albertina di Torino, mentre nel 1891 diventa membro onorario dell’Accademia di Brera. Continua a lavorare intensamente e ad esporre fino al 1897, anno in cui muore improvvisamente a soli cinquantadue anni.

Giacomo Ginotti: un verismo ricco di accenti espressivi e sensuali

L’esordio di Giacomo Ginotti avviene alla Promotrice di Genova del 1869, in cui espone La figlia di Jafet, scultura biblica poi riproposta per i due anni successivi sempre a Genova. Al 1873 si data il suo primo vero e proprio successo a Vienna con il Giovinetto che sparge i fiori, mentre a Napoli nel 1877 presenta la sua scultura più famosa, L’emancipazione della schiavitù, conosciuta anche come La schiava.

Più che essere un’opera di denuncia sociale, come si potrebbe percepire dal titolo, la scultura di Ginotti esplicita un dichiarato e sensuale gusto orientalista che si dispiega nella scelta di rendere il corpo turgido e lucido.

Lo scultore utilizza intelligentemente l’espediente di trattare le membra in maniera così vigorosa, quasi esclusivamente per sottolinearne il carattere provocante e sensuale e ciò si nota anche dall’espressione del viso, non disperata e drammatica, ma semplicemente imbronciata.

È dunque un verismo che si divide a metà tra gusto decorativo e impegno sociale solamente accennato proprio in favore di un sostrato estetizzante che contraddistingue tutte le sue opere. Lo stesso si verifica per Nidia la cieca presentata all’Esposizione di Torino del 1880 e acquistata da Umberto I, e per L’innocenza, scultura inviata a Genova nel 1881.

Nel 1883, prima di andare via dalla Capitale, partecipa alla Mostra Internazionale di Roma, esponendovi alcune delle sue opere più importanti, in cui il verismo delle pose e dei volti si accompagna ad uno spiccato gusto alla moda: Lucrezia in atto di uccidersi, Euclide giovinetto (entrambi alla Galleria Nazionale di Roma), Fede e La petroliera, poi riproposta all’Esposizione Nazionale di Venezia del 1887.

Le sculture Musa alpina e Cenerentola sono le ultime due opere che compaiono a Torino tra il 1896 e il 1897, prima della sua morte. Per quanto riguarda i monumenti realizzati in area piemontese su commissione reale, Giacomo Ginotti esegue nel 1887 la statua a Filippo Mellana a Casale Monferrato e, negli anni Novanta, quella al Generale Robilant per Torino.

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