Giovanni Battista Ferrari

Giovanni Battista Ferrari.San Giuliano D’Albaro a Genova. Tecnica: Olio su tavoletta, 19 x 28 cm. Firmato, datato e iscritto sul retro: “G. B. Ferrari dipinse in Milano n° 11 Via Stella - S. Giuliano a Albaro di Genova”
San Giuliano D’Albaro a Genova. Tecnica: Olio su tavoletta, 19 x 28 cm. Firmato, datato e iscritto sul retro: “G. B. Ferrari dipinse in Milano n° 11 Via Stella - S. Giuliano a Albaro di Genova”

Biografia

Giovanni Battista Ferrari (Brescia, 1829 – Milano, 1906) sin da giovane si interessa alla politica, attratto dalle istanze risorgimentali. Negli anni Quaranta, dopo la morte del padre, è costretto a lavorare, ma l’incontro con il conte bresciano Giovanni Martinengo lo spinge ancor di più ad interessarsi alla questione patriottica.

Infatti, insieme a lui, nel 1848, partecipa ai moti rivoluzionari bresciani e alla seconda guerra d’indipendenza. Dopo questa parentesi di partecipazione politica, Giovanni Battista Ferrari, certo delle sue attitudini artistiche, si iscrive alla Scuola Comunale di Disegno di Brescia, dove è allievo di Gabriele Rottini (1797-1858).

Il trasferimento a Milano

Ben presto, ottenuto il pensionato artistico, Giovanni Battista Ferrari si sposta a Milano per frequentare l’Accademia di Brera. Qui, pur frequentando anche corsi di figura e di pittura dall’antico, rimane soprattutto colpito dalle lezioni di paesaggio Albert Zimmermann (1808-1888).

La sua prima fase pittorica viene dunque fortemente influenzata dal linguaggio di questo pittore romantico tedesco, pur essendo in grado di superarne alcune immobilità ormai passate.

In effetti, sin da subito, Giovanni Battista Ferrari si dimostra sensibile allo studio del vero e ciò si nota soprattutto dalla trattazione della luce, che pervade gran parte dei suoi dipinti, con modulazioni calde e diffuse. Dalla fine degli anni Cinquanta, inizia ad esporre alle Promotrici torinesi e poi anche a Genova, Milano e Firenze, ottenendo un sempre crescente successo con i suoi paesaggi brianzoli e montani.

I viaggi tra l’Inghilterra e l’America

Nel 1862, Giovanni Battista Ferrari si reca insieme alla moglie a Londra, per partecipare all’Esposizione Universale. Rimane nella città per un anno, tentando di avere successo di mercato anche lì. Dopo quest’esperienza non interamente positiva, parte per New York, dove rimane per qualche tempo, e poi si reca in America Latina.

Questi viaggi gli permettono di perfezionare ancor di più il suo linguaggio, portandolo alla maturità artistica. Quando, infatti, nel 1865, rientra in Italia, è ormai un pittore affermato, ed è proprio dagli anni Sessanta che la sua carriera spicca il volo. Nel 1969 diviene socio onorario dell’Istituto di Belle Arti di Urbino e, con il suo linguaggio ormai sciolto da ogni forzatura romantica, ottiene numerosi premi.

La maturità artistica

Tra gli anni Settanta e Ottanta i successi di Giovanni Battista Ferrari giungono uno dopo l’altro. Nel 1870 vince il Premio Mylius a Brera, nel 1876 diviene socio di Arte In Famiglia a Brescia. Il suo linguaggio libero e arricchito da un cromatismo moderno e luminoso e da una pennellata rapida lo conduce alla notorietà fino a tutti gli anni Ottanta.

Dal decennio successivo, pur continuando a partecipare alle esposizioni torinesi e milanesi, la sua pittura comincia ad essere dimenticata, forse perché sovrastata da nuove correnti cui Giovanni Battista Ferrari decide di non aderire. Muore a Milano nel 1906.

Giovanni Battista Ferrari: tra il paesaggio romantico e lo studio del vero

La cifra di Zimmermann rimane per alcuni anni nelle prime espressioni paesaggistiche di Giovanni Battista Ferrari. In effetti, quelle sognanti atmosfere romantiche sono presenti nei primi dipinti presentati a Torino, tutti dedicati alla natura montana o lacustre della Lombardia, luogo prediletto dall’artista.

Alla Promotrice torinese del 1859 esordisce con Veduta presa sul Lago d’Iseo, Risaia lombarda con temporale, Valle di Santa Croce a Chiavenna. Nel 1860 espone invece Il castello di Brescia, Valle di Ledro nel Tirolo e Bosco nelle vicinanze di Brescia.

In questi dipinti si nota ancora una certa impostazione romantica, ma è già presente un’attenzione atmosferica e soprattutto luministica al vero, interpretato con sapiente scioltezza.

La campagna non viene mai vista nella sua accezione ideale o cristallizzata, ma sempre animata da figure umane che ne modificano gli aspetti con il loro lavoro. All’Esposizione di Firenze del 1861 invia Il lago del Piano vicino a quello di Como, Il lago d’Iseo e Le rive del Mella, dipinto portato anche a Londra nel 1862.

Dopo la parentesi inglese ed americana, Giovanni Battista Ferrari torna ad esporre alla fine degli anni Sessanta opere come Monte Calvario, Lago di Garda, Val di Sole, con mulini nelle vicinanze di Malè e Lago di Molina (Tirolo italiano).

Una pittura “romanticamente naturalista”

Dagli anni Settanta, i luoghi attorno Milano e le valli lombarde diventano ormai i soggetti prediletti di Giovanni Battista Ferrari. Il suo linguaggio, pian piano, matura verso una sensibilità cromatica senza precedenti nella sua produzione, dovuta sicuramente ad una maggiore attenzione al vero.

Una pennellata libera e allo stesso tempo una natura dettagliata, ma non manierata, caratterizzano dipinti quali Orto e fianco sinistro della chiesa della Passione presa dalla terrazza, La pesca delle rane in Val di Sole, Cerano (dal vero), presentati a Torino nel 1872.

Le attività umane animano il paesaggio sempre cangiante, come ben si nota da opere come Veduta di Milano fuori porta Vittoria, Interno d’un cortile in Val di Ledro e Il ritorno dall’ovile in tempo piovoso. Le notazioni temporali e atmosferiche rendono i paesaggi tutt’altro che statici e consueti, ma animati da una vasta gamma cromatica, stesa con libertà e rapidità.

Nel 1883 prende parte all’Esposizione Nazionale di Roma con Boccadasse e Temporale in Val di Ledro. Espone per  l’ultima volta prima della morte a Genova nel 1903 i dipinti Cascina nel Trentino, Una via a Damaso, Lago Maggiore e Ponte S. Rocco a Vimercate.

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