Giuliano Bartolomeo

Bartolomeo Giuliano. Una Vittima del Feudalesimo, 1855 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Una Vittima del Feudalesimo, 1855 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Bartolomeo Giuliano (Susa, 1825 – Milano, 1909) si forma presso l’Accademia Albertina di Torino al seguito di Giovanni Battista Biscarra (1790-1851) e di Carlo Arienti (1801-1873). Successivamente, si trasferisce per un breve periodo a Firenze per completare la sua formazione.

Tornato nella sua Torino, Giuliano inizia ad esporre dipinti a soggetto storico e letterario alla Promotrice torinese del 1846. Non manca, però, di dedicarsi assiduamente al paesaggio, caratterizzato da un approccio libero e sincero.

Un successo immediato tra Torino e Milano

La Promotrice di Torino accoglie sempre con piacere le opere storico-letterarie di Bartolomeo Giuliano, non mancando mai di recensirlo negli Album annuali della rassegna. Nel 1857, Enrico Gamba (1831-1883) lo chiama come assistente alla cattedra di disegno all’Albertina, esperienza che poi lo porterà a diventare professore di disegno all’Accademia militare.

Negli anni Sessanta, dopo aver sposato la pittrice Federica Gervasoni (1838-1915), si trasferisce con lei a Milano, dove rimarrà fino alla morte. Da questo momento in poi, non espone soltanto a Torino, ma anche a Genova e a Milano, con assoluta regolarità. La sua produzione è vastissima: Giuliano è un pittore prolifico che si dedica alla pittura di storia tanto quanto a quella di genere di carattere popolare.

Non sono poi da dimenticare i numerosi ritratti in costume presentati alle varie Promotrici torinesi e genovesi, caratterizzati da un’attenzione immediata alla luce e alla resa sentimentale dei personaggi raffigurati.

Ama le ambientazioni marine e campestri, come dimostrano soprattutto i dipinti presentati tra gli anni Ottanta e l’inizio del Novecento. A questo punto, insegna disegno a Brera per alcuni anni, prima accanto a Raffaele Casnedi (1822-1892), poi da solo. Muore a Milano nel 1909, nel pieno dell’attività, seppur ormai alla veneranda età di ottantaquattro anni.

Bartolomeo Giuliano: i soggetti storico-letterari

Allievo all’Albertina di Biscarra e Arienti, Giuliano viene indirizzato verso una pittura di storia attentissima ai valori cromatici e alla resa emotiva. Esordisce nel 1846 alla Promotrice di Torino con Ildegonia e Paese, ottenendo subito l’approvazione della critica.

A quella del 1850 presenta Ritratto di ragazzo, Ritratto di ragazza e Il cane che scopre la traccia dell’assassinato padrone dipinti che svelano l’interesse di Bartolomeo Giuliano non solo per i soggetti storici, ma anche per il ritratto e la scena aneddotica. Esuli italiani che piangono la patria perduta è il famoso dipinto esposto a Torino nel 1851, insieme al patetico ritratto L’abbandonata.

Per continuare nel filone storico, sono da segnalare Una vittima del feudalesimo, presentato a Torino nel 1855 e Lamberto e Pandolfo Polentani condannati dal proprio fratello duca di Ravenna a morire d’inedia in carcere, nel proprio castello di Cervia del 1856.

Al 1858 invece, risale il famoso dipinto Provenzan Salvani domanda l’elemosina per il riscatto del suo amico e al 1859 Fra Dolcino e Margherita condotti al supplizio, dipinto di storia medievale dedicato all’eresia dolciniana.

Il paesaggio e le scene di genere: il legame con il verismo

Sin da subito, Bartolomeo Giuliano si dimostra interessato al paesaggio, oltre che alla pittura di storia. È autore, infatti, di numerose vedute che si ispirano sicuramente ad un linguaggio molto diverso da quello utilizzato per le scene storiche.

La sua pennellata si fa più libera, il cromatismo più vero, sicuramente ispirato alle novità paesistiche della Scuola di Barbizon prima e della Scuola di Rivara poi.

Già nel 1852 presenta una Veduta del Golfo di La Spezia, insieme a Dopo la pioggia e Veduta della Val di Susa. Alla fine degli anni Cinquanta risalgono addirittura paesaggi dal titolo Ricordo di Rivara o Dintorni di Rivara, dipinti che sembrano avvicinare Bartolomeo Giuliano proprio ai rappresentati della scuola che si stava formando nella zona del Canavese e che si ispirava essenzialmente al vero.

Ma anche la pittura di genere comincia a comparire alle esposizioni degli anni Sessanta. Si tratta di soggetti tratti dalla vita quotidiana, i cui protagonisti sono personaggi del popolo, fanciulle e ragazzi.

All’Esposizione di Firenze del 1861, invia infatti Un suonatore di chitarra e Suonatore spagnolo insieme al dipinto patriottico La partenza del contingente. In questi soggetti, la pennellata di Bartolomeo Giuliano si fa veloce e briosa, carica di una luminosità prima assente. Lo stesso vale per Rimembranze dal passato e La sorgente del 1866 e La quiete presentato a Parma nel 1870.

È presente all’Esposizione Nazionale di Napoli con Portatori di latte presso Genova, Vigilia di festa, Un amico di infanzia e Una domenica al Lago di Como. E poi, negli anni Ottanta, inizia a dedicarsi a soggetti prevalentemente marini, come si nota dai dipinti esposti nel 1883 a Roma Bagni gratuiti in riva al mare, Pesca fra gli scogli e Giovane della Liguria.

Partecipa, infatti, alla I Biennale veneziana del 1895 con Scogliera presso Quinto al mare e Tempo burrascoso – scogliera, paesaggi ormai liberi da qualsiasi costrizione accademica. Alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze, Bartolomeo Giuliano invia il bellissimo dipinto L’ora del riposo, mentre alla Biennale del 1897 Attento agli scogli!.

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