Giuseppe Cades

Giuseppe Cades. Torquato Tasso (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Torquato Tasso (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giuseppe Cades (Roma, 1750-1799) figlio di un sarto e pittore originario della Linguadoca che si era trasferito a Roma nel 1731, nasce con il cognome italianizzato “Cadeotti”. Sin da bambino, mostra una precoce propensione verso il disegno, di cui abbiamo le prime testimonianze negli anni Sessanta del Settecento.

La formazione: l’Accademia di San Luca

Entrato all’Accademia di San Luca sedicenne, è allievo di Domenico Corvi (1721-1803). Dopo aver ottenuto il primo premio in Accademia nella classe del disegno, ancora giovanissimo, Giuseppe Cades viene allontanato dal maestro per il suo carattere irrequieto e insofferente alle regole accademiche.

Perciò, il pittore continua la sua formazione da autodidatta, perfezionando sempre di più le sue già avanzatissime qualità disegnative, tanto da essere paragonato ai maestri del Cinquecento, di cui esegue una gran quantità di copie, soprattutto in età giovanile. Non è un caso, dunque, che, negli anni Settanta del Novecento, la prima produzione di Cades ad essere stata studiata è proprio quella grafica.

Questo interesse verso il segno dell’autore non proviene solo dalla sua perfezione tecnica, ma anche dalla straordinaria ricchezza tematica che lo avvicina più ai pittori nordici che a quelli italiani a lui contemporanei, come Pompeo Batoni (1708-1787) o il suo maestro Corvi.

L’apertura verso il proto-Romanticismo nordico

Il suo è un classicismo già adombrato di prospettive romantiche, come avviene nella produzione del danese Nikolaj Abildgaard (1743-1809), o dell’irlandese James Barry (1741-1806), entrambi considerati i primi autori di quelle tematiche visionarie legate ai Canti di Ossian o a episodi mitologici più perturbanti, come avviene nella poetica di Einrich Füssli (1741-1825) e William Blake (1757-1827).

Il tutto, rimane comunque sorretto da un impianto compositivo e disegnativo impeccabile e da un costante riferimento all’antico. Autore di numerose pale d’altare e quindi di soggetti sacri, è impossibile non ravvisare in lui diverse suggestioni, tra cui quella del manierismo tosco-emiliano del secondo Cinquecento.

Ciò si nota dal costante uso di lumeggiature improvvise, dall’attenzione alla specificità dei soggetti e alla loro resa quasi evanescente, come si riscontra nelle numerose decorazioni a fresco eseguite in palazzi romani, su commissione delle più importanti famiglie del tempo, tra cui i Ruspoli e i Chigi.

In questi cicli è innegabile anche un precoce coinvolgimento dell’autore nel clima romantico della narrazione in stile troubadour. Attivo fino agli anni Ottanta, Giuseppe Cades muore a Roma nel 1799, a soli quarantanove anni.

Giuseppe Cades: la produzione grafica, dal Neoclassicismo alle prime suggestioni romantiche

Tra le prime testimonianze della produzione grafica di Giuseppe Cades vi è il disegno con cui vince il primo premio in Accademia, nel 1762, Tobiolo restituisce la vista al padre. La sapienza disegnativa dell’artista romano, come accennato, propende più verso una trattazione già intrisa di tematiche romantiche piuttosto che verso un impianto compositivo di rigorosa matrice accademica o neoclassica.

La vasta produzione grafica presenta notevoli affinità con i pittori nordici. Negli exempla virtutis tratti dall’antichità, o negli episodi biblici, si legge la straordinaria abilità di riuscire a riportare in auge il disegno michelangiolesco, come si può notare dal disegno con Achille e Briseide del Louvre. Ma allo stesso tempo, l’andamento cromatico fatto di impasti freddi, di chiaroscuri drammatici e di figure sfuggenti richiama sia il manierismo toscano di Beccafumi o Parmigianino, sia le novità visionarie di autori come Füssli.

Ne abbiamo testimonianza in alcuni disegni, tra cui Armida guarda Rinaldo dormiente, soggetto tratto da Tasso, conservato al Philadelphia Museum of Modern Art. Ma anche in alcuni preziosi monocromi appartenenti alla collezione del Metropolitan Museum di New York, come Disegno per un fregio con due donne he fiancheggiano un’urna.

Pale d’altare ed affreschi: le prestigiose committenze romane

Negli anni Settanta, Giuseppe Cades lavora a diverse pale d’altare per chiese romane, come l’Estasi di San Giuseppe da Copertino per Santi Apostoli e la Madonna e i Beati Gaspare e Nicola per Sant’Andrea delle Fratte.

La produzione più significativa, però, è legata alle prestigiose committenze di famiglie romane per la decorazione di sale ed ambienti di diversi palazzi. Nel 1779, il senatore veneziano a Roma Abbondio Rezzonico lo incarica di eseguire gli affreschi per il soffitto della Stanza da musica del Palazzo Senatorio, su progetto di Giacomo Quarenghi (1744-1817).

Lo stile trobadour

Per Palazzo Ruspoli, nel 1782, realizza la tela con Venere che piange la morte di Adone. Sensazioni bucoliche riempiono l’opera, grazie ad un impianto cromatico ricco di sfumature evanescenti che la rendono intima ed aggraziata, protesa verso la modernità romantica, con uno sguardo al passato manierista. Ciò si nota, del resto ancor di più, nella Storia di Gualtiero d’Angers eseguita nel 1787 per la volta di una sala di Villa Borghese, che oggi è nota come “Sala del Conte di Angers” proprio per l’opera di Giuseppe Cades.

Soggetto tratto dal Decameron di Boccaccio, è un tema tipicamente romantico, che fa del pittore uno dei primi rappresentanti italiani dello stile troubadour, vista l’insistenza nella resa del dettaglio storico, con stoffe e tessuti perfettamente riprodotti, narrazione coinvolgente ripresa dalla letteratura medievale.

Questa sua tendenza si manifesta poi completamente nel suo ciclo più importante, le tempere eseguite in Palazzo Chigi ad Ariccia con le Storie dell’Orlando Furioso, tra il 1788 e il 1790.

Commissionate da Sigismondo Chigi, rappresentano diverse scene dell’Ariosto, tra cui Bradamante ed il mago Atlante, Angelica presa prigioniera nel sonno, Ruggiero nella reggia di Alcina e Ruggiero e l’ippogrifo. In più, accompagnano gli episodi due splendidi monocromi che si fronteggiano, con la Graecia Vetus e l’Italia Nova, con i ritratti di Omero e di Ariosto.

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