Giuseppe Mentessi

Giuseppe Mentessi. Venezia. Tecnica: Olio su cartone, 41 x 50 cm
Venezia. Tecnica: Olio su cartone, 41 x 50 cm

Biografia

Giuseppe Mentessi (Ferrara, 1857 – Milano, 1931) nasce da una povera famiglia di contadini ferraresi. Rimane orfano di padre, ma la mamma, notata la sua propensione verso il disegno, riesce ad ottenere un sussidio del Comune e della Provincia, per permettere al figlio di studiare pittura al Civico Ateneo di Ferrara.

Qui frequenta le lezioni insieme a Gaetano Previati (1852-1920), a cui rimarrà legato per moltissimi anni da una profonda amicizia. In seguito, si sposta all’Accademia di Belle Arti di Parma, dove inizia a studiare scenografia, per poi lavorare per il Teatro Regio e ricevere le prime importanti committenze nel campo della scenografia.

Il trasferimento a Milano

Spinto da Previati, che lo incoraggia a studiare pittura all’Accademia di Brera, si trasferisce a Milano nel 1877. Si inserisce nell’ambiente della Scapigliatura e soprattutto entra a far parte della Famiglia Artistica, collaborando alle attività dell’associazione.

In questi fecondi anni, stringe amicizie importanti e durature, come quella con Emilio Longoni (1859-1932), Leonardo Bistolfi (1859-1933) e con il suo professore di scenografia in Accademia Carlo Ferrario (1833-1907).

Quest’ultimo, gli procura i primi contatti con la Scala di Milano, in cui inizia a lavorare come scenografo. Nel 1880, vince un concorso di architettura grazie al quale diventa assistente di Luca Beltrami (1854-1933), professore di disegno architettonico all’Accademia braidense. Da questo momento in poi, Giuseppe Mentessi dà avvio alla sua attività didattica che porterà avanti fino alla fine della sua vita.

Nel frattempo, si stabilisce definitivamente a Milano e grazie al suo stipendio di insegnante può dedicarsi del tutto alla pittura. Esordisce nel 1880 a Torino, presentandosi come pittore prospettico, dal segno sciolto e preparato. Parteciperà regolarmente alle esposizioni braidensi, ma anche a quelle di Torino, Roma e alle Biennali di Venezia.

Un pittore socialista

Proprio a Venezia trascorre un periodo alla fine degli anni Ottanta, realizzando una serie di vedute della città, dal carattere simbolico e conturbante, spesso in ambientazione notturna. Questo elemento immaginativo sarà preponderante sempre nella poetica di Giuseppe Mentessi, soprattutto quando si dedica, all’inizio degli anni Novanta, all’illustrazione dei racconti di Edgar Allan Poe.

Ma è proprio in questa fase di passaggio alla maturità artistica che il pittore abbandona gradualmente il paesaggio per dedicarsi a grandi tele a sfondo sociale, aderenti ad un realismo sincero che trova il suo fondamento nel sostegno polito al Partito Socialista di Filippo Turati.

Dunque, il tema della povertà, della carestia e del lavoro divengono fondamentali nella poetica del pittore ferrarese, che mette spesso al centro la figura della madre, come simbolo di sostegno e perseveranza nelle difficili condizioni. Elemento questo che proviene dalla sua esperienza personale e lo inserisce in un filone che unisce l’interesse sociale alla partecipazione emotiva.

Sempre più schierato al fianco dei socialisti, lavora come illustratore per diversi periodici milanesi, difendendo la rivolta dei lavoratori, repressa ingiustamente e duramente da Bava Beccaris. Nelle prove di carattere sociale, a partire dalla fine degli anni Novanta, Giuseppe Mentessi applica un Divisionismo personalissimo che unisce tempera a pastello.

Tra realismo, simbolismo e dipinti a soggetto religioso, ottiene importanti gratificazioni anche a livello internazionale, ad esempio all’Esposizione di Parigi del 1900. Intorno alla prima guerra mondiale, la sua attività si fa più rada: si ritira sul lago di Como e si dedica soprattutto a sentite maternità e scene dell’intimità domestica. Muore anziano a Milano, nel 1931.

Giuseppe Mentessi: gli esordi tra vedute e prospettive dal sapore immaginario

Giuseppe Mentessi esordisce nel 1880 a Torino con alcune prospettive che ritraggono le porte secondarie del Duomo di Milano. Al 1883, invece, risale la sua partecipazione alla Nazionale di Roma con Ingresso alla Certosa di Pavia e con Anfora con bacile in bronzo. Nel 1884 a Brera espone Le porte del Duomo di Milano e nel 1887 compie quel viaggio a Venezia che tanto lo ispira per una pittura di vedute intensa e quasi onirica.

Ne scaturiscono, infatti, paesaggi come Nebbie del mattino e Ricordi di Venezia in sei studi che contengono una interpretazione che unisce fantastico a reale, seguendo i modi tormentati dell’amico Luigi Conconi (1852-1917). Allo stesso filone appartengono Visione e Venezia, la città dei maghi (Notturno).

La pittura sociale: un’intensa e drammatica narrazione della realtà

Alla I Triennale di Brera del 1891, Giuseppe Mentessi espone Ora triste, il dipinto che segna l’inizio dell’abbandono del paesaggio in favore della pittura sociale. Quest’opera viene poi seguita dalla più significativa Panem nostrum quotidianum, esposta nel 1895 alla I Biennale di Venezia. All’interno di un campo di granturco, una giovane mamma tiene in braccio una triste bimba, sotto un cielo plumbeo.

Si tratta di una sorta di manifesto a sfondo sociale che denuncia il fenomeno della pellagra nelle campagne italiane. Nessun pietismo nelle large pennellate dell’artista, ma solo sentita protesta sociale. E ancora un altro elemento fondamentale, l’amore materno, che ritroviamo qui come in tanti altri suoi dipinti, declinato anche in senso religioso.

Lacrime, dipinto divisionista a tempera e pastello viene esposto nel 1898 a Milano, a seguito della violenta repressione di Bava Beccaris. La partecipazione del Mentessi socialista è qui esplicitamente presentata, come del resto nell’altro, famoso dipinto dell’autore Visione triste, esposto alla Biennale di Venezia del 1899.

Alla successiva invia Gloria!, trittico che scredita la celebrazione della guerra e del soldato, a quella del 1905 Ombra e a quella del 1907 Pace. Negli anni Dieci, si occupa ancora di soggetti umanitari, ma anche di tematiche religiose, come vediamo Nella settimana di passione esposto alla Biennale del 1914. Dopo la guerra, Giuseppe Mentessi si ritira a vita privata, realizzando soprattutto dipinti dedicati alla maternità.

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