Grosso Giacomo

Giacomo Grosso. Nudo. Tecnica: Olio su tela
Nudo. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giacomo Grosso (Cambiano, 1860 – Torino, 1938) entra prima nel Seminario di Giaveno nel 1873, poi una borsa di studio gli permette di raggiungere Torino per frequentare l’Accademia Albertina.

Qui, è allievo di Andrea Gastaldi (1826-1889) e, per mantenersi, lavora come ritrattista servendosi di fotografie. Dunque, il ritratto è una delle prime espressioni artistiche di Grosso, anche se poi lavorerà anche molto sul nudo femminile.

Un cromatismo sfolgorante e una pennellata luminosa costituiscono sin da subito le sue cifre caratteristiche. Quando osserva e studia i dipinti di Francesco Paolo Michetti (1851-1929) e di Giuseppe De Nittis (1846-1884) dall’Esposizione di Torino del 1880, questo indirizzo si fa ancora più vivo.

I dipinti di Michetti Un’impressione sull’Adriatico e Domenica delle Palme suscitano una forte curiosità in Giacomo Grosso, attratto dai piccoli tocchi luminosi del pittore abruzzese. Ben presto, quindi, ispirato da questi maestri, l’artista torinese inizia a sviluppare un linguaggio personalissimo, prima concentrato su soggetti tratti da episodi storici o letterari, poi su ritratti e figure.

I frequenti soggiorni a Parigi e i numerosi riconoscimenti

Dopo aver esordito a Torino nel 1882, Giacomo Grosso diviene un assiduo frequentatore delle esposizioni torinesi. Ma anche delle Biennali di Venezia e delle Quadriennali torinesi e romane. Nella metà degli anni Ottanta, compie il suo primo soggiorno a Parigi, guidato dall’amico pittore Alberto Pasini (1826-1899).

Qui, si aggiorna al post impressionismo e la sua pittura diventa sempre più ricca di raffinati e accattivanti contrasti cromatici e luministici. Il suo personalissimo linguaggio affascina il pubblico e la critica, generando verso l’artista torinese una sorta di amore/odio. Spesso, infatti, i suoi soggetti provocanti saranno oggetti di pesanti critiche e rifiuti, ma anche di sfrenate lodi per il virtuosismo pittorico.

Dopo aver esposto nel 1900 all’Universale di Parigi e aver ottenuto la medaglia d’argento, si reca per la prima volta in Argentina, e vi ritornerà nel 1910. Infatti, il Novecento presenta a Giacomo Grosso una serie di importanti novità, come l’interesse per la pittura decorativa. A Buenos Aires, nel 1910 presenterà il panorama della Battaglia di Maipù.

Nel frattempo, nel 1906, ottiene la cattedra di pittura all’Accademia Albertina e, nel 1929 verrà nominato Senatore del Regno d’Italia. Continua ad esporre alle Biennali fino agli anni Trenta, ottenendo sempre un ottimo successo, anche se negli ultimi anni, la sua pittura fuori dal tempo comincia ad essere considerata un esercizio virtuosistico fine a se stesso. Muore a Torino nel 1938, a settantotto anni.

Giacomo Grosso: un accattivante virtuosismo cromatico

La personale interpretazione cromatica di Giacomo Grosso, fatta di forti contrasti chiaroscurali e di importanti soluzioni luministiche è alla base della produzione del pittore.

Già nel dipinto di storia Abele colpito a morte che ottiene il premio in Accademia nel 1881, coesistono questi elementi caratteristici. Lo stesso vale per i due dipinti presentati alla Promotrice di Torino del 1882, Il favorito ed Aldo.

La svolta, però, arriva alla Promotrice del 1884, dove espone: Ritratto dell’autoreIn montagnaSelamStudioStudio dal veroRitratto d’uomo ed infine La cella delle pazze. Quest’ultimo dipinto, tratto da Storia di una capinera di Giovanni Verga, riflette lo stesso verismo straziante dell’autore siciliano, con l’aggiunta di suggestivi contrasti tra ombra e luce che conferiscono all’opera un suo carattere peculiare.

Il 1885 lo vede esporre, sempre a Torino, Una visita agli ammalati, Il serraglio delle bestie feroci, In villa e un Ritratto di donna. Una forte sensualità emerge dai ritratti e, ancora di più da alcuni dipinti decisamente conturbanti, come quelli presentati alla I Biennale di Venezia del 1895, La femme e Supremo convegno.

Soprattutto il secondo dipinto, tra l’altro protagonista di un destino macabro, perché disperso durante un trasporto oceanico, genera nel pubblico un sentimento di ammirazione, al contrario, nella critica, un totale rifiuto.

Per l’opinione intellettuale del tempo, questo convegno di donne nude in pose licenziose, sopra una bara semi aperta, presenta il massimo del non consentito, dell’inquietante e del conturbante.

Tra ritratti e nudi femminili

Il Supremo convegno di per sé rappresenta la piena adesione alle tematiche estetizzanti del tempo, quelle appartenenti ad un decadentismo europeo ricco di soluzioni edonistiche. Così Giacomo Grosso conferma il suo indirizzo anticonvenzionale, così come nel ritratto tondo di Virginia Reiter, inviato alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896.

Luci improvvise in un’anima è il dipinto di punta di Grosso alla Biennale del 1897, mentre il Ritratto della signora Hummel Zron compare alla Biennale del 1903. Invece, alla Biennale di Venezia del 1912 è protagonista di una sala personale, in cui espone trentaquattro opere.

Tra di esse farà scalpore il suggestivo e bellissimo La nuda, poi Cesare Maggi in costumeTesta muliebre, NotturnoSorrisoLe Marie al CalvarioRitratto della Signora Olga Sottili Sassetti, Mia figlia. Partecipare alla Biennale di Venezia per l’ultima volta nel 1930, presentando ormai una serie di paesaggi veneziani e di nature morte.

Nel 1926, si tiene la sua importante personale presso la Galleria Pesaro di Milano, riassunto della sua brillante carriera. L’ultima esposizione prima della morte è la Quadriennale romana del 1935, in cui presenta Mia moglie a quattordici anni, Ritratto del pittore Scaglia, Ritratto di donna Virginia Agnelli principessa di San Faustino.

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