Guastalla Giuseppe

Giuseppe Guastalla. Busto di Mario Pagano. Scultura in marmo
Busto di Mario Pagano. Scultura in marmo

Biografia

Giuseppe Guastalla (Firenze, 1867 – Roma, 1952), trasferitosi con la famiglia a Roma dopo la Breccia di Porta Pia, mostra sin da piccolo una spiccata propensione verso il disegno e la scultura. Iniziato un apprendistato nello studio di Ettore Ferrari (1845-1929), ne apprende quel monumentalismo secco e deciso, veicolo di contenuti ideologici e politici.

In effetti, nella prima produzione di Giuseppe Guastalla si susseguono ritratti e monumenti di protagonisti del Risorgimento, ma anche di personaggi storici italiani. Verso gli anni Novanta, però, a questi soggetti di carattere celebrativo, spesso legati all’incarico di realizzare monumenti pubblici, si uniscono sia episodi tratti dalla realtà quotidiana e popolare, sia sculture di genere, caratterizzate da una profonda modernità espressiva.

Tra arte e politica

Tutto il primo decennio del Novecento, si svolge tra esecuzione di monumenti e partecipazione alle esposizioni più importanti a livello nazionale. Nel 1907 viene nominato insegnante di scultura all’Istituto di belle arti di Roma e, due anni dopo, tiene la sua prima personale alla Mostra Internazionale al Palazzo delle Esposizioni.

Nello stesso periodo, è consigliere comunale durante la giunta di Ernesto Nathan e contemporaneamente porta avanti il suo impegno politico ed ideologico all’interno della Massoneria, cui si era unito in giovane età, spinto dal maestro Ferrari.

La scultura celebrativa di Giuseppe Guastalla, negli anni Dieci e Venti, si accompagna ad alcune figure di matrice simbolista e secessionista, che sembrano guardare al non finito di Medardo Rosso (1858-1928) ed esprimere intime e sensuali sensazioni, nella loro espressività e tensione spirituale.

L’antifascismo e gli ultimi anni

Sin da subito, si rivela nello scultore un deciso antifascismo, a partire dal gesto inconfondibile e schierato di realizzare il Busto di Giacomo Matteotti subito dopo il suo assassinio nel 1924. Ben presto, quindi, gli viene tolta la cattedra all’Istituto di Belle Arti e viene inviato al confino a Ponza nel 1929.

Al rientro a Roma nei primi anni Trenta, l’attività artistica dello scultore si riduce sempre di più, forse per l’avversione alla politica del regime. È probabilmente per questo, che, in difficoltà economiche, nel 1932 risulta iscritto al Sindacato Fascista di Belle Arti, nella speranza di ottenere qualche incarico.

L’ultima mostra a cui partecipa è la Sindacale del Lazio del 1936, per poi passare gli ultimi anni in una sorta di ritiro privato, lontano dalle esposizioni ufficiali. Muore nel 1952 a Roma, all’età di ottantacinque anni.

Giuseppe Guastalla: dalla scultura celebrativa agli accenti secessionisti

L’esordio di Giuseppe Guastalla avviene alla Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma del 1883, con il busto in gesso di Quintino SellaSorpresa piacevole!, gesso patinato di genere, viene esposto a Roma nel 1890.

Ma il vero e proprio successo giunge all’Esposizione di Palermo del 1892, dove invia il bronzo Mercurio campestre e il gesso Gavivana, che rappresenta il condottiero fiorentino Francesco Ferrucci, durante la battaglia di Gavinana del 1530.

Nel 1893, partecipa alla Mostra Nazionale di Roma con alcune opere celebrative che si uniscono ai primi accenni alla scultura di genere tratta dal vero: Lorenzina, Anna Maria: tipo di donna romana del popolo, La morte di Ferruccio e Ritratto.

L’anno successivo si occupa, incaricato da Ferrari, di progettare il modello della Vittoria da porre sulla colonna commemorativa della Breccia di Porta Pia, una delle opere più conosciute di Giuseppe Guastalla che ha decretato il suo successo per tutto il primo decennio del Novecento.

In effetti, da questo momento in poi, si susseguono committenze ed esposizioni, compresa la Biennale di Venezia del 1901, in cui presenta il ritratto di Ettore Ferrari e M. Gavius Apicius. Nel 1906, partecipa all’Esposizione di Milano per il Traforo del Sempione con Prometeo, Campagnola e Leonessa.

L’anno successivo viene incaricato di realizzare il busto di Mario Pagano per il Pincio e di Fra Pantaleo per il Gianicolo. Accenti secessionisti si svelano nelle opere di questi anni, sicuramente più rivolte al mondo interiore che alla celebrazione pubblica.

Si tratta di Sensazioni, esposta all’Internazionale di Roma del 1911, insieme Vindex semper vigili, ma anche di opere come Fante caduto, Visioni e Titubanze, che presentano corpi sofferenti o caratterizzati da una tensione sensuale e spirituale tutta nuova nella produzione di Giuseppe Guastalla.

Poco prima della guerra si occupa dell’esecuzione dei pannelli decorativi per l’ingresso della Banca d’Italia a Bergamo con Il LavoroLa FortunaIl Risparmio e L’Abbondanza.

Tra le ultime opere realizzate nel primo dopoguerra vi è il rilievo con L’industria per la Galleria Colonna a Roma, di netta ascendenza liberty. Dopo il confino a Ponza, lo scultore partecipa ad una sola mostra Sindacale, quella del 1936, dove espone il Ritratto del Poeta.

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